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Libia : Lettere dal terreno. Un omaggio agli eroi di Medici senza frontiere

In mezzo a tanta indifferenza, odio, terrore e profumo di morte che s’accosta sempre più alle nostre narici ovunque nel pianeta ci si trovi, vi sono ancora uomini e donne che vivono sul campo l’orrore di tutto ciò : guerre, torture, eccidi o stragi. Come se un’ombra s’allungasse sulla luce, giorno dopo giorno assistiamo sgomenti sempre al peggio. Viviamo in uno stato confusionale tra mille problematiche di sopravvivenza, ovvio parlo per moltitudine i pochi non solo godono ma si arricchiscono e gioiscono . Le trame di movies e videogames che solo pochi anni fa parevano surreali ad oggi paiono set completamente realizzati e in piena azione. Ecco perché ho scelto la testimonianza di uno dei tanti Medici senza Frontiere , affinché possa rendere onore al loro coraggio ed umanitario operato  : Continua a leggere

Possiamo chiamarli uomini ? Olocausti moderni, troppo distanti dai nostri confort.

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Il fatto quotidiano ha pubblicato nei giorni scorsi, una testimonianza, agghiacciante, fra le tante degli scampati agli orrori del regime siriano di Assad. Non servono commenti, se non silenzi e riflessioni umane. Ci si chiede come nostri simili possano coltivare un odio che rechi ancora a impensabili atrocità nonostante gli errori della storia. Ma anche su come, per paure nostre ed autodifesa, a volte giustificata, vediamo in chi fugge da questi orrori solo ciò che vogliamo vedere per opportunità, spesso politica. Come ripudiare un nostro fratello o sorella in fuga  dalla morte ? Uno Stato deve garantire sicurezza “deve” e, se non è in grado di farlo o non lo ha fatto per politiche inette e superficiali, non generalizzi o strumentalizzi sulla pelle di persone innocenti, considerate meno che rifiuti , come si legge nelle righe che seguono.  Buona lettura e grazie al quotidiano per questo servizio. Continua a leggere

Le Arpe di Birkenau.

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LE ARPE DI BIRKENAU
frammento

[…] Le ruote s’affrettano lungo la rotta
spingendo la vittoria del crimine:
trasportano, trasportano la gente al gas,
la gente al crematorio, la gente alla pira cosparsa di benzina.
Il fumo fluttua, denso e immondo…
Qui, uomini bruciano altri uomini.
E sui pali luminosi
brillano i fili tesi.
Queste sono le arpe di Brzezinka,
le arpe di Birkenau.
Zofia Grochowalska-Abramowicz, Birkenau, 1944 Continua a leggere

L’odio che non conosce età.

300 bambini soldato liberati in Sud Sudan

Ad ogni giorno nuovo, ringrazio. Lo ritengo un dovere, da sempre. Fortuna è soprattutto quando e dove si nasce. Basta esser onesti con sé stessi per comprendere osservando il mondo, quanto pur nelle nostre problematiche, fortunati lo siamo. Non ho vissuto gli orrori di una guerra, non porto le cicatrici per i dolori di una dittatura o guerra civile, sono in parte libero di volgere le mie aspirazioni di vita ad obiettivi non preclusi da uno stato sociale, poiché vivo in democrazia e non in tempi ove avrei potuto esser collocato in una classe inferiore. Non subisco discriminazioni per il colore della pelle, credo nel Dio che ritengo “l’inizio e la fine di tutto” e anche non vi creda più, potrei sempre sceglierne un altro senza finire in cella o impiccato. Ho un lavoro, un tetto per dormire e sempre qualcosa per saziarmi. Oggi, le parole di “Francesco” sull’orrore dei bambini soldato mi han riportato per un momento al mio “grazie” giornaliero. Sentir parlare di violenza, di odio è una cosa, toccarlo con mano un’altra e ciò rafforza la consapevolezza di sentirsi fortunati quando questi elementi non non appartengono alla tua vita. La prima volta che lessi e compresi il significato della parola “odio” fu durante la preparazione della tesi, Continua a leggere

Chi c’era, mai dimenticherà. Uomini costretti a divenire eroi.

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“Come tutti i giorni, l’11 settembre ero al lavoro con il mio partner, Sirius, un cane addestrato a rilevare esplosivi. Controllavamo gli autocarri in ingresso al WTC, un compito importante, visto quello che era accaduto nel 1993.
Avevo appena finito di controllare un bel po’ di veicoli, ed ero rientrato nel mio ufficio per sbrigare alcune pratiche e fare colazione.
Alle 08.45, tutto cambiò.
Mi trovavo alla base del WTC2, quando sentii l’impatto del primo aereo che colpiva la Torre Nord. Misi al sicuro il mio partner nella sua cuccia, e gli dissi che dovevo andare ad aiutare quella gente. Era un cane specializzato nella ricerca di esplosivi, non un cane soccorritore, e immaginai che sarebbe stato al sicuro lì, mentre io andavo a prestare la mia assistenza. 
Purtroppo, quella fu l’ultima volta che lo vidi.

Stavo aiutando la gente ad allontanarsi usando la Scala A man mano che uscivano fuori dall’edificio. I rottami stavano cadendo sulla piazza. Qualcuno urlò che c’era un corpo umano fuori sulla piazza. Mi avvicinai per controllare, e mi accinsi a darne comunicazione via radio.
Appena lo feci, un altro corpo umano cadde a circa 10 piedi dal primo.
A quel punto decisi di salire sull’edificio per aiutare la gente prima che iniziasse a buttarsi di sotto. Continua a leggere

“Ragazzo Negro” … abominevole superiorità bianca.

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… La mia vita ora dipendeva dal trovar lavoro, ed ero così ansioso che accettai la prima offerta, un posto di fattorino in un negozio di abiti fatti che vendeva ratealmente a negri. Il negozio era sempre pieno di negri e negre che palpeggiavano vestiti ordinari e pagavano qualsiasi prezzo il padrone bianco chiedesse. Il padrone, suo figlio e il commesso, trattavano i negri con aperto disprezzo, spingendoli, pigliandoli a calci, schiaffeggiandoli. Assistevo continuamente a queste scene e tuttavia non potevo abituarmici. Come potevo sopportare cose simili ? mi chiedevo. Stavo sui carboni ardenti, cercando di dissimulare i miei sentimenti, senza mai riuscirvi del tutto, e in preda a un senso di colpa e di timore poichè sentivo che il padrone sospettava il mio risentimento per ciò che vedevo. Un giorno, mentre stavo lucidando gli ottoni della facciata, il padrone e suo figlio arrivarono in automobile, tenendosi in mezzo una negra spaventatissima. Scesero, e a calci e spintoni introdussero la donna nel negozio. Continua a leggere

Un odio apolide, senza tempo e l’orgoglio di non dimenticare.

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Avvolti da un’ipocrisia palpabile, siamo a celebrare una nuova giornata mondiale contro l’omofobia. Nel mio Paese c’è ormai poco da dire se non un nulla di fatto sul fronte legislativo, nonostante la costituzione dovrebbe garantire pari diritti e dignità ad ogni cittadino. Noi continuiamo ad essere cittadini di serie B. Siamo ancora a discutere della validità dei Gay Pride come strumento di lotta e riconoscimento politico; quello resta l’unico manifesto di una comunità che è, anche quello, ma non sono quello. E’ una comunità variegata nelle sue molteplici attività. Un insieme di giovani e meno giovani e famiglie che non cessano di apportare contributi culturali, artistici, sociali, sportivi, politici, strutturali alla società di questo Paese . Attivisti che impiegano il loro tempo a costruire una società migliore in termini di rispetto e pari dignità. Ma i detrattori, i moralisti preferiscono non vedere che le nostre emozioni di persone che amano sono identiche allle loro , continuano a correlare il nostro amore al disgusto e con esso l’azione di derisione, neppure in faccia ma alle spalle nella maggior parte dei casi; proseguono con atti violenza gratuita perchè in un attimo di tenerezza osiamo prendere per mano il nostro compagno, violenza che a volte toglie la vita. Questo è ciò che mi sento di dire in questa giornata,  orgoglioso come sempre di non dimenticare i cadaveri, i detenuti, i violentati, i torturati, che hanno pagato con la vita l’audacia di esser se stessi in tempi e luoghi diversi. Ho scelto una pagina drammatica del diario di Reinaldo Arenas, scritto durante la detenzione nel carcere del Morro all’Avana durante la rivoluzione cubana. Ogni riga è violenza che si incunea nella mente di chi come me, non può permettersi di dimenticare, rispettare e tacere. B.C.

“…Quando arrivai al Morro molti prigionieri riconobbero in me l’assassino, lo stupratore e l’agente della CIA; fui circondato da un’aureola di rispettabilità, anche tra i vari assassini. E così dormii in terra soltanto la prima notte, nella sezione numero sette dove mi avevano internato, una sezione che non era riservata agli omosessuali ma a colpevoli di vari crimini. Gli omosessuali erano nelle due peggiori sezioni del Morro, al piano interrato : due buchi fetidi e senza gabinetto che, quando si alzava la marea si allagavano. Gli omosessuali non venivano trattati come esseri umani, ma come bestie. Erano gli ultimi ad andare a mangiare e così potevamo vederli: li picchiavano qualunque cosa facessero, per quanto insignificante. I soldati che ci facevano la guardia e che si facevano chiamare “combattenti” erano reclute in punizione che sfogavano tutta la loro furia contro gli omosessuali. Chiaramenti non li chiamavano omosessuali, ma froci o, nel migliore dei casi checche. Le celle delle checche erano come il girone più basso dell’inferno. Molti di quegli omosessuali erano gente tremenda spinta dalla discriminazione e dalla miseria a commettere delitti comuni. Continua a leggere

Insofferenza senza residenza. Ragioni inascoltate.

isofferenzaStudenti della facoltà di economia di Atene 2008

Manifesto degli occupanti . Siamo qui/siamo ovunque/ siamo un’immagine venuta dal futuro. Perché nelle strade delle nostre città di luce, distrutte e saccheggiate, non vediamo soltanto l’inevitabile conseguenza della nostra rabbia, ma la possibilità di iniziare a vivere. Non abbiamo altra scelta che ospitare questa possibilità, trasformarla in un’esperienza vivente: radicandola nel terreno della vita quotidiana, della nostra creatività, della nostra capacità di far prendere corpo ai nostri desideri, della nostra capacità di non contemplare, ma costruire il reale. Questo è il nostro spazio vitale. Tutto il resto è morte. Chi vuole capire, capirà. E’ giunta l’ora di far saltare le catene invisibili che imprigionano ciascuno di noi nella sua piccola, patetica esistenza. Per farlo non serve necessariamente, o non solo, assaltare le stazioni di polizia o dare alle fiamme i centri commerciali e le banche. E’ giunta l’ora di alzarci dal divano, di risvegliarci dalla contemplazione passiva della nostra esistenza individuale, Continua a leggere

Super eroi senza fama

A volunteer cleans his face near the site of a fire, after fireworks stored in a building exploded in Lagos

Rinchiuso nella tua stanza, quando il mondo pareva troppo grande per esser combattuto, ti affidavi all’ennesimo riascolto del tuo fingerpicker preferito Jeff Beck, le note di blow by blow ti facevano sentire invincibile. L’estasi di osservare per ore un soffitto immobile che tu scambiavi per per galassie di altri mondi era l’emblema del tuo illusorio potere. Quando non era la musica a portarti lontano dalle paure, arrivavano in soccorso loro… bastava allungare la mano e sceglierne uno dal mazzo. Dieci, venti o quanti più…i tuoi supereroi preferiti. I fumetti ti facevan sognare, fughe incredibili, battaglie senza respiro, super poteri, galassie infinite… tutto sembrava magicamente vero. Così siamo cresciuti con questa convinzione, nel mondo reale i supereroi devono per forza essere invincibili, coraggiosi, determinati, ma soprattutto conosciuti, famosi al mondo intero. E’ questo che radio, tv, stampa, agenti di cinema, spettacolo, musica, cercano come manna nel deserto, umani con talento per farne degli eroi mediatici di successo ma soprattutto per raggiungere i budget a fine anno. Eroi d’immagine che condizionano la vita dei nostri figli e ne plagiano il modo d’essere, di vestire, di parlare, muoversi o altro. Poi un giorno, più o meno volontariamente, Continua a leggere

A.A.A. Umanità cercasi !

fiducia6msCi sono giorni in cui,  mentre schegge di persone si alternano alla tua vista in moto continuo, tenti di sfogliare e leggere un quotidiano e con più avanzi nella lettura, maggiore è l’impressione di trovarti immerso in una location da film di fantascienza. I pratogonisti di questo film, vengono giornalmente sottoposti ad un prelievo di umanità, lasciandone una minima quantità per non rendere aliena la persona. Capita però che il robot addetto ai prelievi abbia una disconnessione dal sistema centrale di controllo e prelievi quantità maggiori di umanità da ogni singolo, a volte addirittura la aspiri completamente svuotandolo. Ecco perchè guardandoci attorno , basti poco per comprendere la degenerazione del genere umano, quasi un virus contagioso che si propaga velocemente senza distinzione di luogo, genere, ed età anagrafica. Sono trascorsi pochi giorni dalla giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. Un problema che coinvolge nel nostro Paese circa 400 mila famiglie ed è la prima causa di disabilità. Continua a leggere