Si parte … e i sogni son di nuovo realtà !

New York Times Square

Era il 1993. A Roma ero molto più giovane e dedito alle vicende politiche italiane.  L’aria che respiravo, non quella della capitale ma politica, era già allora stantia, pesante , insomma mi capite se siete entrati di colpo in uno di quei locali pieni di fumo e odori di cucina pesante. Un fatto ristabilì il mio entusiasmo e la convinzione che qualcosa, un giorno remoto, forse avrebbe potuto cambiare anche da noi. Dal profondo anonimato di un piccolo Stato dell’America, altrettanto anonimo ai più, e situato a sud del Paese, l’Arkansas, un Governatore di bella presenza, tale William Jefferson Clinton per i più “Bill” era divenuto il 42° Presidente degli Stati Uniti d’America. A soli 48 anni, l’uomo più potente del mondo. Accanto a lui una giovane moglie e una meno bella figlia. I giornali americani e non solo, dividevano i loro commenti, tra la sua simpatia e immagine di uomo sexy e la First Lady : l’avvocato Hillary Diane Rodham Clinton, uno dei cento più bravi d’America. Continua a leggere

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Europa…vecchio scarpone.

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Il 25 marzo del 1957, nel secolo scorso, alcuni uomini politici ebbero il coraggio di guardare lontano facendosi avvolgere da emozioni costruttive, certi avrebbero tracciato la strada per un futuro umano e comunitario migliore. Di anni ne sono trascorsi, e con essi, governi succeduti, imponenti figure di statisti sostituite da comparse mediatiche destinate a sgonfiarsi come l’arroganza e ipocrisia usata ad obiettivi spenti. Ciechi e sordi agli umori dei cittadini, veri titolari dell’esercizio del potere in democrazia, hanno lentamente sostituito ideali nobili e chiari con la costruzione di un fanta-stato governato da tecnocrati e da politici di serie B, nella maggior parte dei casi collocati per sopperire alla decadenza d’elettorato nei singoli Paesi d’appartenenza. Una gigantesca gabbia fatta di commissioni , numeri, e tonnellate di carta passate di mano tra migliaia di pseudo collaboratori e consulenti. Continua a leggere

Ma per la Clinton la partita è ancora aperta.

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Oggi torno alla passione politica verso le presidenziali americane di cui da anni sono appassionato studioso con una parentesi di collaborazione attiva nel 2008 nel famoso duello Clinton vs. Obama. Qui un’analisi controcorrente ben redatta dal The Wall Street Journal e tradotta da MilanoFinanza. Da anni molti attori del sistema politico americano sperano in silenzio che il ruolo immenso di due piccoli e pittoreschi Stati, Iowa e New Hampshire, nella scelta dei candidati presidenziali possa essere ridotto. Forse questo è l’anno in cui il desiderio si è avverato. Dopo i risultati delle primarie del New Hampshire, ciò che colpisce è quanto poco questi due Stati, proprio quelli che spesso lanciano nuovi favoriti e fanno scendere dal piedistallo i leader, siano stati decisivi.

Donald Trump ha vinto le primarie repubblicane nel New Hampshire in maniera convincente e lascia lo Stato da leader indiscusso e in ascesa. Tuttavia, non esiste un’unica alternativa a lui, ma piuttosto un groviglio di quattro candidati di poco in svantaggio che si daranno battaglia. Continua a leggere