Senza il pregiudizio, il senso di comuni giornate può improvvisamente mutare. Seduto sui marciapiedi di Roma, semplici lezioni di vita da un ex eroinomane.

Ieri, nel corso dei miei spostamenti per le vie della capitale, mi sono imbattuto in una situazione anomala alla mia quotidianità  forse, aiutato dall’ allergia ai pregiudizi forgiata nel mondo. Piazza della Repubblica, Basilica Santa Maria degli Angeli, tra le più belle edificate. Michelangelo la sistemò su commissione di Papa Pio IV nel 1562 facendone un capolavoro.
Decido di dedicarvi cinque minuti esatti, un semplice raccoglimento che coniuga la fede a momenti delicati dell’ esistenza.  All’uscita trovo improvvisamente quattro giovani, due ragazze e due ragazzi con un tavolino e la locandina promo di una comunità per tossicodipendenti.
Vengo avvicinato da uno dei due giovani, mi accorgo solo quando è vicino che giovanissimo non lo è più. Continua a leggere

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Ho ucciso i miei fratelli .

Se sangue è sempre stato versato inutilmente o per interessi specifici di Re, Governanti, Nazioni, il mutamento sociale avvenuto negli ultimi due secoli non ha cancellato gli orrori di guerre, torture, o ingiustizie sociali anzi, per taluni, ci fosse una grande guerra sarebbe una decimazione utile al ritorno del benessere.  Questo mutamento ha delegittimato, cancellato quel minuscolo insieme di valori, punto di riferimento nei momenti difficili, nella quotidiana  convivenza reciproca, nell’interscambio di culture e apprendimento globale. “Sì. ho ucciso i miei fratelli.” Ho pensato bene di costruire metropoli popolose, impoverendo la ricchezza dei piccoli centri urbani. Ho deciso che una piccola fabbrica e i profitti che ne traevo  non fossero più sufficienti, quindi ho ritenuto opportuno evolvermi con l’unico scopo di sentirmi onnipotente. Amo strumenti come gli stage, i vouchers, i paradisi fiscali  e fottere il prossimo come parte integrante del mio nuovo DNA. Continua a leggere

Grida d’aiuto soffocate dall’indifferenza della politica.

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Assistiamo quotidianamente assuefatti, ad immagini, servizi e dossier sulla drammatica situazione di povertà in cui versano oramai moltissimi nostri concittadini e connazionali. E’ terrificante ascoltare la disperazione altrui dipinta come un quadro dell’orrore su volti di anziani, padri o madri di famiglia . Persone perbene che sotterrando “la vergogna dell’umiliazione pubblica” prestano la loro voce, i loro occhi spenti nel vuoto e le loro stanze ormai saccheggiate da società di recupero crediti o Equitalia, a programmi televisivi che rovistano nella miserabile condizione umana; non si comprende se questi canali lo facciano per impietosire o realmente prestare un pubblico servizio. Continua a leggere

A viso aperto contro il pregiudizio.

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“Kuplumussana”, significa “aiutiamoci a vicenda” ed è il nome di un’associazione di Beira in Mozambico di cui voglio evidenziare ancora una volta l’aspetto di orgoglio dei nostri medici volontari italiani. L’associazione esce nel 2005, e si propone di attuare programmi di prevenzione alla malnutrizione e all’AIDS, il virus ha un’incidenza del 35% nella popolazione. Il territorio era veramente grande e le forze in campo non riuscivano a raggiungere tutti quelli che erano in condizioni di ricever aiuto. Nell’ospedale di Biera, nel Day Hospital pediatrico si è pensato allora di coinvolgere le mamme che portavano lì i loro bambini, perché più avvicinabili e interessate emotivamente. Continua a leggere

Il papa degli ultimi . Libere opinioni.

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Gesù Cristo ha detto cose grandi in modo così semplice che sembra non le abbia pensate, ma in modo così preciso che è chiaro che le ha pensate. Questa chiarezza e questa semplicità insieme sono ammirevoli.

È il pensiero di Blaise Pascal e trovo rifletta il pensiero dogmatico di Papa Francesco. Le righe che sto per scrivere ho la certezza , faranno storcere il naso a molti ma altrettanti ne condivideranno l‘opinione. Sono credente, cristiano e cattolico, praticante mutevole secondo età e purtroppo necessità. Ho avuto, come tanti, essendo nato nel secolo scorso e nel boom degli anni sessanta democristiani, una assidua frequentazione degli ambienti ecclesiastici per poi, col passare del tempo averne meno ma qualitativamente migliore. Come appassionato di comunicazione e storia vaticana, dal giorno del suo insediamento sul trono di Pietro, seguo l‘attività di questo Papa, come pure le azioni dell‘esercito catto–integralista sempre più agguerrito che ne critica le gesta. Continua a leggere

Idee e valori che portano a rischiare la vita.

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E’ ancora vivido il ricordo di quella striscia di terra in cui l’elemento più sfacciato è l’odio. Mi trovavo in Israele, a Gerusalemme, e come un pendolare facevo spola tra Israeliani e Palestinesi nella striscia di Gaza. Ero lì per appropriami di interiorità ed elementi storici necessari alla stesura della mia tesi “Caratterizzazione e radici del conflitto Arabo-Israeliano”, non solo, in quei momenti conservavo gelosamente nel bagaglio valori come l’approfondimento di amicizie, la curiosità di immersioni in nuove culture con le quali confrontarmi attingendo spunti per modellare l’uomo che sarei divenuto; la ricerca delle origini dell’odio, sentimento a me sconosciuto ed anche, come  credente, le ragioni profonde generatici di conflitti portatori di tragedie e morte senza limiti di età. Ecco perché non posso esser scosso da crimini assurdi come quelli di Giulio Regeni o di Valeria Solesin. Continua a leggere

Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non sanno volare…

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Osservo le onde approdare alla sabbia, trascinando micro organismi che ne modificano la quiete, la barriera corallina li preserva dalle oscure profondità quanto la mia serenità protegge da schegge impazzite, involucri e persone senza senso. Altri trecentosessantacinque giorni, ore, minuti, secondi … di speranza, follia, oblio, riso, pianto e raggi di sole dopo la tempesta. Può il creato esplodere quando ritieni la sua perfezione sigillo di un’opera finita? Sì. Non solo è possibile ma è accaduto, accade. Continua a leggere

Nessuno, per giorni, settimane, dice il mio nome.

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Ho sempre cercato di non pesare su nessuno. Figuriamoci sui miei nipoti che hanno già i loro figli e a cui ho dato l’appartamentino dove abitavo prima di arrivare qui. Ho scelto di lasciarlo. Che avreste fatto voi?

Ho 82 anni. Non sono tanto vecchia, ma a casa, da sola, non potevo più stare. Qualche volta mi dimenticavo di prendere le medicine, certe mattine non ce la facevo proprio a uscire e a fare la spesa e allora ho preso la decisione: un istituto specializzato per gli anziani, dove poter stare con altre persone della mia età, simpatiche. Tutto spesato, tutto garantito, senza bisogno di rifare il letto, di cucinare e senza fastidi per nessuno.

Andare via da casa mia non è stato facile. Una cosa è dirlo, altro è farlo. Ma alla fine ci sono riuscita. Per un po’ non ci ho dormito: i mobili, la mia biancheria, i piatti, le fotografie al muro, gli odori, i rumori, le pentole. Quando ce li hai sembra normale, non ci fai caso. Ma se non ci sono più le tue cose, poi te ne accorgi, eccome. Continua a leggere

La città.

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La città

Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.

–  Costantino Kavafis (Kostantinos Petrou Kavafis)

 

Vorrei che fosse…

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Abbiamo la speranza in noi, o non l’abbiamo,

è una dimensione dell’anima,

e non dipende da una particolare osservazione del mondo,

o una stima della situazione.

La speranza non è una predizione,

ma un orientamento dello spirito e del cuore,

trascende il mondo che viene immediatamente sperimentato,

ed è andata da qualche parte al di là dei suoi orizzonti.

(Vaclav Havel)

Cerco di riprendermi dalla lunga notte di Capodanno, botti, luci, fuochi, colori e cibo delizia del palato privo di inibizioni. Inutile vagare tra le stanze con fare inconcludente, il richiamo del divano diviene una certezza e lì mi accascio manco fosse la caverna dell’uomo primitivo, rifugio sicuro per notti temibili. Lampada, soffitto, televisore e in questo loop di immagini mi perdo nella prima riflessione del primo giorno dell’anno.  Mi soffermo a pensare, quanto il nuovo anno sia un anno particolare, dovrà essere un anno particolare. Trecentosessantacinquegiorni dove la parola “speranza” sarà testata d’angolo di ogni singola azione, Madre Teresa diceva : ” E’ meglio accendere una candela, piuttosto che maledire l’oscurità ” . In questi anni non avrei mai pensato di assistere ad un declino sociale, economico e culturale così profondo nel mio Paese, non almeno negli anni in cui avrei vissuto. Continua a leggere