Il papa degli ultimi . Libere opinioni.

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Gesù Cristo ha detto cose grandi in modo così semplice che sembra non le abbia pensate, ma in modo così preciso che è chiaro che le ha pensate. Questa chiarezza e questa semplicità insieme sono ammirevoli.

È il pensiero di Blaise Pascal e trovo rifletta il pensiero dogmatico di Papa Francesco. Le righe che sto per scrivere ho la certezza , faranno storcere il naso a molti ma altrettanti ne condivideranno l‘opinione. Sono credente, cristiano e cattolico, praticante mutevole secondo età e purtroppo necessità. Ho avuto, come tanti, essendo nato nel secolo scorso e nel boom degli anni sessanta democristiani, una assidua frequentazione degli ambienti ecclesiastici per poi, col passare del tempo averne meno ma qualitativamente migliore. Come appassionato di comunicazione e storia vaticana, dal giorno del suo insediamento sul trono di Pietro, seguo l‘attività di questo Papa, come pure le azioni dell‘esercito catto–integralista sempre più agguerrito che ne critica le gesta. Continua a leggere

Marocco : avanti tutta con gli investimenti ! Dietro l’angolo le miniere della morte

Che il profitto non avesse odore, neppure quello dei cadaveri è la storia che lo insegna. Raccapricciante però pensare che l’inesorabile trascorrere dei secoli non abbia mutato lo spirito di chi ha in sorte la guida e il progresso dei Paesi, soprattutto quelli in crescita sociale ed economica. Nel mezzo di questa crisi economica mondiale, il nome del Marocco è apparso ai più come una piccola terra promessa da tenere monitorata. Infatti, il governo ha lavorato con tenacia allo sviluppo di piani quinquennali di programmazione economica, concentrando distribuzione di incentivi ed aree economiche speciali ai possibili investitori stranieri. L’esca sembra aver funzionato e nel giro di poco tempo, nei mercati internazionali ma, anche in quello italiano non si fa che parlare di Marocco, Casablanca e delle magnifiche opportunità che il Paese offre. In queste discussioni, sia private che istituzionali non vengono mai dibattute tematiche attinenti problematiche come la retribuzione,

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Quando eravamo piccoli.

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Ricordo tratti dell’infanzia, dove la finestre di casa davano su nastri trasportatori meccanici intenti a spingere balle di fieno ai piani alti del fienile di fronte. Mattinate in cui il muggito delle mucche diveniva assordante quanto il frinire delle cicale nelle notti d’estate, vili assassine di sonni tranquilli. Un’infanzia colorita ma soprattutto plasmata di azioni che davano forma a cose concrete : prodotti, mestieri, valori, sapere, passione. Faccio questa premessa perché nel baccano di Alexander Platz, sono circondato da migliaia di “bauern und landwirte”, contadini e agricoltori. Si celebra la “settimana verde”. Sono circa venticinquemila e  centinaia di trattori ipertecnologici invadono questa piazza immensa rendendola ancor più viva. Cosa vogliono questi Peter, Hans, Wilhelm, e tanti altri ? Dicono basta ad una politica agricola industriale, dicono stop a grandi allevamenti di massa; si oppongono alla firma di accordi commerciali transatlantici che di qui a poco, spingeranno sui mercati tedeschi e non solo, prodotti geneticamente modificati. Continua a leggere

Pensieri senza tetto. Fastidiose visioni per una società perfetta.

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QUANDO I SENZATETTO “DISTURBANO LA VISTA”, DAL N°14 DI PENSIERI SENZA TETTO

30 marzo 2012 | Luigi Comacchio

Erano le sette del mattino; la maggior parte di noi stava dormendo, alcuni si erano già svegliati e se ne erano andati, non prima di aver messo in ordine lo spazio, raccolto i propri averi, piegate le coperte e messe in un angolo. Siamo stati svegliati dalla PolFer, la polizia ferroviaria, dai cinofili e dalla polizia. Ci hanno chiesto i documenti, siamo stati invitati a prendere lo stretto necessario e a radunarci lungo la discesa che porta ai binari morti. Mi sono sentita messa in un recinto, come si fa con un gregge di animali. Ci hanno trattenuti lì fino alle 10, il tempo per redigere il verbale e fare ad ognuno una multa da 516 euro che, chi non può pagare – perché se dormi in strada, evidentemente, 500 euro non li hai- si vedrà detrarre, un giorno, da futuri stipendi o pensioni. Quando gli abbiamo chiesto se potevamo prendere almeno le nostre coperte, ci hanno risposto “Ve le diamo dopo, non vi preoccupate”. E invece le hanno buttate, e insieme a loro tutti i nostri averi. Io avevo uno zaino con dei referti di esami medici, il ricambio dei vestiti… tutto finito nella spazzatura! Forse loro non capiscono quanto valgano per noi quelle coperte. È difficile ottenerne di nuove perché la maggior parte sono state date durante l’emergenza freddo e i servizi assistenziali non ne hanno abbastanza per tutti. Ma questo problema non li tocca minimamente, infatti sapete cosa mi ha detto una poliziotta? Continua a leggere

Sfide di uomini che lasciano il segno.

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Siamo il frutto delle nostre azioni e la società ne rispecchia le gesta. Si chiamava Murlidhar Devidas Amte, “Baba” per gli amici. Nacque in una famiglia di bramini, l’aristocrazia nel sistema delle caste, in India. Infanzia ovattata, fra club di tennis e bridge, come tanti su questo mondo. Avrebbe potuto crescere negli agi e nel potere, come un latifondista ricco e colto, naturalmente destinato ad essere cooptato nella classe dirigente nazionale dopo l’indipendenza del suo Paese. Aveva studiato diritto ed era avviato a una brillante carriera di principe del foro, una tipica professione dell’establishment. Poi avvenne qualcosa nella sua vita, qualcosa che lo portò proprio alla definizione citata in apertura del post . Incontrò il Mahatma Gandhi, come lui avvocato, e la sua vità cambiò. Dopo un periodo di formazione nell’ashram del Mahatma, si specializzò nella difesa in tribunale dei poveri e degli oppressi. Volle provare di persona il lavoro maledetto degli “intoccabili“, la casta più bassa e impura: svuotare e ripulire le latrine pubbliche. Dopo Gandhi l’altro incontro decisivo della sua vita fu con un lebbroso semi moribondo in una discarica di escrementi. Da quel momento la sua vita Continua a leggere

Il nuovo Vietnam ha già perdonato e dimenticato

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Oggi la crisi asiatica è un ricordo lontano e a Saigon si ritorna a respirare un’atmosfera eccitata. Il Vietnam è inondato dagli investimenti stranieri. Non sono solo gli occidentali ad averlo scoperto come nuova frontiera della globalizzazione. Anche le grandi imprese cinesi del tessile-abbigliamento e del calzaturiero delocalizzano qui. La Cina, di fronte alle tensioni protezionistiche con l’Europa e l’America, impara a diversificare il rischio. Produrre con l’etichetta “made in Vietnam” consente di aggirare dazi e barriere, oltre a profittare di costi ancora più bassi di quelli cinesi: il salario minimo in Vietnam è di 65 $ al mese. Il boom che rilancia Saigon città dai facili costumi calpesta i sogni di chi aveva creduto di costruire un paese diverso. Tra coloro che non si lasciano travolgere dalla nuova febbre dell’oro c’é la scrittrice Pham Thi Hoai. Nel romanzo “il messaggero celeste” ha scritto le parole più amare sul Vietnam di oggi :

Due grandi guerre sono passate; le medaglie luccicano soltanto durante le cerimonie, gli eventi straordinari sono ridotti in formato diciannove per ventuno nelle biblioteche pubbliche. Le grandi imprese… La gente comincia solo ora a trovare gli spazi per rileggerle e il desiderio di compierne delle nuove è seriamente compromesso a causa del dubbio, quando non cade in uno spazio desolato, scosso soltanto dallo sforzo vano di qualche persona di buona volontà. Né gli slogan e la violenza, né i gesti folli possono risvegliare quel desiderio. E così, le grandi imprese vengono sostituite da piaceri fittizi Continua a leggere

Mandela : “La povertà non è naturale”

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La povertà non è naturale, è creata dall’uomo e può esser sradicata dalle azioni degli esseri umani. Superare la povertà non è un gesto di carità, è un atto di giustizia. E’ la tutela di un diritto umano fondamentale, il diritto alla dignità e a una vita decente. A volte spetta ad una generazione essere grande.

“Voi potete essere una grande generazione. Fate della povertà una storia passata”.

La povertà no, non è naturale. Mi chiedo come sia possibile che persone che sono effettivamente geneticamente uguali alle altre e che non hanno né più né meno di altri, e la scienza lo conferma, possano essere trattate così, io direi addirittura abbandonate a se stessi , e per cosa ? Perché qualche politico deve farsi i comodi suoi sfruttando i poteri che ha al peggio? Forse la colpa è anche nostra , perché noi li eleggiamo. Forse è solo ingenuità, ci facciamo ingannare da false promesse. O è colpa nostra, io compreso, che dobbiamo comprarci le NIKE nuove appena uscite? Il povero non è solo quel bambino africano che sta morendo di fame (quella non è nemmeno vita secondo me , l’ inferno in confronto non è niente), ma anche quello che a 7 anni incomincia a lavorare per 80 centesimi al giorno e viene maltrattato, e quando è vecchio nemmeno un centesimo di pensione. Continua a leggere

Tre modi d’incontrarsi, il vangelo secondo Gallo.

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… E lui era là, in mezzo agli ultimi.

Era il 4 marzo 2012. Il violino di un rom accompagnava la tromba di un barbone che a malamente si reggeva alla colonna,  insieme suonavano 4 marzo 1943, altri : tossicodipendenti, orfani, malati di mente, extracomunitari, disoccupati, prostitute, transessuali, artisti di strada e gente comune, cantavano ad alta voce, convinti, commossi . Così, Don Andrea Gallo coronava da Genova  il suo personale saluto all’amico Lucio Dalla il giorno del funerale a Bologna . Ancora una volta, l’amore dell’uomo prevaricava l’obbedienza alla gerarchia ecclesiastica. La CEI aveva vietato canzoni nelle chiese il giorno delle esequie. Ma quella mattina la piccola chiesa della comunità San Benedetto a Genova era gremita. La gente, la sua gente, era giunta d’ogni dove dai carugi, dedalo di vicoli nel porto.

Amava dire : ” Il grande evento qual’è? L’incontro. Il fatto che gli uomini, le donne, gli adulti, i giovani, cioè gli esseri umani, si incontrano. Ci sono tre modi di incontrarsi: fare la guerra all’altro, erigere dei muri o dialogare. Dialogare, dal punto di vista etimologico, significa “parlare tra”, cioè tra più persone, e quindi dare la parola all’altro. E allora nasce un confronto che ha per obiettivo, non mi stanco mai di ripeterlo, il bene comune “.

Gallo, quell’incontro lo praticava quotidianamente, stringeva ed abbracciava la sua famiglia ogni giorno. Quella che per anni aveva visto crescere, aveva difeso, protetto. Continua a leggere

Il debole confine tra dovere e morale

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Quando deve esser messo a tacere il nostro senso civico morale ? Esiste una linea di demarcazione tra esso e il dovere di compiere qualcosa che infranga quel confine ? E’ un dilemma con il quale molti noi han dovuto confrontarsi nel corso della vita, molte volte infrangendone canoni preconcetti. La riflessione parte da un fatto accaduto poche settimane fa ad Avignone in Francia che ha come oggetto il licenziamento di un dipendente di Veolia, il colosso mondiale francese erogatore di acqua, gas ed energia. La causa della messa in fine rapporto evidenzia senza fraintendimenti questa riflessione : licenziato poichè si rifiutava di staccare la fornitura di acqua a chi era incapace di pagare. Per l’impiegato, che da sette anni teneva questo comportamento, si trattatva di una questione morale; per la multinazionale semplicemente di una destabilizzazione nell’organizzazione aziendale. La questione è ora nelle mani dei “Proud’hommes” giudici civili eletti da imprenditori e lavoratori appositamente operativi su conflitti tra lavoratori ed azienda. Il dipendente afferma che appurate le cause dell’impossibilità a sanare il contenzioso, cercava di indirizzare le famiglie presso i servizi sociali oppure a prospettare soluzioni di rateizazzioni di pagamento. L’analisi è ambivalente a seconda che si usi il parametro del datore di lavoro o quello di semplice cittadino e la grave crisi economica mondiale in atto non aiuta certamente a prendere posizione. Come imprenditore si potrebbe obiettare che una maggior attenzione del responsabile gestione risorse, avrebbe individuato lacune e incapacità a quel ruolo del dipendente e quindi bastava un semplice cambio di ruolo o trasferimento. Come cittadino, non fagogitato dal cinismo di una società che predilige ragionare di tecnologia e non di cuore, Continua a leggere

Della pazienza in democrazia

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… La pazienza dovrebbero averla gli italiani, poichè i guai sono molti, e la democrazia non ha il passo veloce delle ditatture le quali ” agiscono, è vero, più rapidamente, ma è altrettanto storicamente provato che portano sempre alla catasftrofe”. “La democrazia, oltre le altre virtù, è anche pazienza e impone tolleranza.” Un campagnolo, che ha, come me, l’occhio alla terra, capisce questa regola del crescere e del calare e può vincere l’impazienza meglio di un operaio, che ha tutt’altro spettacolo e tutt’altro ritmo sotto gli occhi. Ma quando sta male, anche il contadino se ne scorda e fa come il malato, che a differenza del medico si sente pesare addosso il tempo e scorge più che una minaccia nel prolungarsi della malattia. Il tempo è Continua a leggere