Ha ancora senso usare il termine Istituzioni ?


Lo spunto, dall’intenso ed emotivo intervento della Senatrice Emma Bonino durante una seduta a Palazzo Madama, rivolto in gran parte ai Senatori Grillini, volto a chiedere maggior rispetto per le sacre Istituzioni dello Stato. Il titolo del post? Tranquilli. Non è una dichiarazione d’anarchia ma una semplice riflessione nata dalla comparazione di alcune affermazioni. La prima indica il significato di “Istituzione” : configurazione di sovrastrutture organizzate giuridicamente il cui fine è di garantire le relazioni sociali, la conservazione e l’attuazione di norme, attività sociali e giuridiche stabilite tra l’individuo e la società o, tra l’individuo e lo Stato sottratte all’arbitrio individuale e del potere in generale. Per essere ancor più preciso, ripesco le parole di L.Saint Just, rivoluzionario e politico francese, incarnò il terrore durate la Rivoluzione Francese. Egli scrisse :

«Le Istituzioni costituiscono per il governo di un popolo libero, la garanzia contro la corruzione del governo. Solo l’Istituzione può incatenare il delitto e l’ingiustizia contro l’arbitrio, noi vi proponiamo istituzioni civili per le quali anche un bimbo possa resistere all’aggressione di un uomo potente ed ingiusto. Ci sono troppe leggi e poche Istituzioni civili… più istituzioni ci sono, più il popolo è libero.»

 

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L’egoismo di potere logora l’entusiasmo. Il delicato aspetto della gestione risorse.

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Gli spunti da cui traggo il mio pensiero sono due : il recente caso di licenziamento del direttore del personale, della già chiacchierata Gilardoni spa di Mandello, causa maltrattamenti ai dipendenti (l’abbinata con la celebre dott.ssa Cristina era perfetta); e il rapporto dei giovani con i superiori, siano essi colleghi o dirigenti. Il mondo é sempre più governato da finanza e pochi grandi miliardari, la cui propensione è delegare produttività a robot e tecnologia e, la gestione a manager dal sangue freddo e aggressività competitiva. La figura umana, nella pregressa e remota era industriale era centralizzata alla buona conduzione e prosperità dell’impresa. Vi erano imprenditori o artigiani lungimiranti, consapevoli che il rapporto, e talvolta la condivisione dei piani aziendali e produttivi, fossero la condizione ottimale per rendere più sicura l’azienda nell’esercizio delle sue funzioni di profitto.  Continua a leggere

Tre modi d’incontrarsi, il vangelo secondo Gallo.

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… E lui era là, in mezzo agli ultimi.

Era il 4 marzo 2012. Il violino di un rom accompagnava la tromba di un barbone che a malamente si reggeva alla colonna,  insieme suonavano 4 marzo 1943, altri : tossicodipendenti, orfani, malati di mente, extracomunitari, disoccupati, prostitute, transessuali, artisti di strada e gente comune, cantavano ad alta voce, convinti, commossi . Così, Don Andrea Gallo coronava da Genova  il suo personale saluto all’amico Lucio Dalla il giorno del funerale a Bologna . Ancora una volta, l’amore dell’uomo prevaricava l’obbedienza alla gerarchia ecclesiastica. La CEI aveva vietato canzoni nelle chiese il giorno delle esequie. Ma quella mattina la piccola chiesa della comunità San Benedetto a Genova era gremita. La gente, la sua gente, era giunta d’ogni dove dai carugi, dedalo di vicoli nel porto.

Amava dire : ” Il grande evento qual’è? L’incontro. Il fatto che gli uomini, le donne, gli adulti, i giovani, cioè gli esseri umani, si incontrano. Ci sono tre modi di incontrarsi: fare la guerra all’altro, erigere dei muri o dialogare. Dialogare, dal punto di vista etimologico, significa “parlare tra”, cioè tra più persone, e quindi dare la parola all’altro. E allora nasce un confronto che ha per obiettivo, non mi stanco mai di ripeterlo, il bene comune “.

Gallo, quell’incontro lo praticava quotidianamente, stringeva ed abbracciava la sua famiglia ogni giorno. Quella che per anni aveva visto crescere, aveva difeso, protetto. Continua a leggere