Tumulti interiori.

Soprattutto per chi ha stabilito, stanze d’albergo, sedili di aerei e treni , sabbie di deserti, o rifugi di montagna come residenze della propria esistenza, affinché ci si senta cittadini del mondo, vi sono momenti, in cui ci si accorge di aver smarrito la propria identità o avvertire un’irrequietezza, un senso di inappagamento generale . In generale sono segnali di radicali cambiamenti esistenziali . Con una forza impressionante è ciò che sento interiormente da un anno a questa parte.  E ricordando quante volte ho ripreso la valigia, decidendo di curiosare per il mondo e le sue genti, sentendomi veramente libero di esistere, questa notte insonne e lontano dal mio Paese, ho recuperato un brano che mi riporta con la memoria proprio a quei momenti. Poco conosciuto, ma pare un inno per trovare il coraggio a rimpadronirsi della propria esistenza e volare verso nuove esperienze.  Ho voluto condividerlo con voi chissà, magari tra voi quanti/e stanno pensando la stessa cosa ?

L’egoismo di potere logora l’entusiasmo. Il delicato aspetto della gestione risorse.

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Gli spunti da cui traggo il mio pensiero sono due : il recente caso di licenziamento del direttore del personale, della già chiacchierata Gilardoni spa di Mandello, causa maltrattamenti ai dipendenti (l’abbinata con la celebre dott.ssa Cristina era perfetta); e il rapporto dei giovani con i superiori, siano essi colleghi o dirigenti. Il mondo é sempre più governato da finanza e pochi grandi miliardari, la cui propensione è delegare produttività a robot e tecnologia e, la gestione a manager dal sangue freddo e aggressività competitiva. La figura umana, nella pregressa e remota era industriale era centralizzata alla buona conduzione e prosperità dell’impresa. Vi erano imprenditori o artigiani lungimiranti, consapevoli che il rapporto, e talvolta la condivisione dei piani aziendali e produttivi, fossero la condizione ottimale per rendere più sicura l’azienda nell’esercizio delle sue funzioni di profitto.  Continua a leggere

Il papa degli ultimi . Libere opinioni.

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Gesù Cristo ha detto cose grandi in modo così semplice che sembra non le abbia pensate, ma in modo così preciso che è chiaro che le ha pensate. Questa chiarezza e questa semplicità insieme sono ammirevoli.

È il pensiero di Blaise Pascal e trovo rifletta il pensiero dogmatico di Papa Francesco. Le righe che sto per scrivere ho la certezza , faranno storcere il naso a molti ma altrettanti ne condivideranno l‘opinione. Sono credente, cristiano e cattolico, praticante mutevole secondo età e purtroppo necessità. Ho avuto, come tanti, essendo nato nel secolo scorso e nel boom degli anni sessanta democristiani, una assidua frequentazione degli ambienti ecclesiastici per poi, col passare del tempo averne meno ma qualitativamente migliore. Come appassionato di comunicazione e storia vaticana, dal giorno del suo insediamento sul trono di Pietro, seguo l‘attività di questo Papa, come pure le azioni dell‘esercito catto–integralista sempre più agguerrito che ne critica le gesta. Continua a leggere

Idee e valori che portano a rischiare la vita.

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E’ ancora vivido il ricordo di quella striscia di terra in cui l’elemento più sfacciato è l’odio. Mi trovavo in Israele, a Gerusalemme, e come un pendolare facevo spola tra Israeliani e Palestinesi nella striscia di Gaza. Ero lì per appropriami di interiorità ed elementi storici necessari alla stesura della mia tesi “Caratterizzazione e radici del conflitto Arabo-Israeliano”, non solo, in quei momenti conservavo gelosamente nel bagaglio valori come l’approfondimento di amicizie, la curiosità di immersioni in nuove culture con le quali confrontarmi attingendo spunti per modellare l’uomo che sarei divenuto; la ricerca delle origini dell’odio, sentimento a me sconosciuto ed anche, come  credente, le ragioni profonde generatici di conflitti portatori di tragedie e morte senza limiti di età. Ecco perché non posso esser scosso da crimini assurdi come quelli di Giulio Regeni o di Valeria Solesin. Continua a leggere

Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non sanno volare…

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Osservo le onde approdare alla sabbia, trascinando micro organismi che ne modificano la quiete, la barriera corallina li preserva dalle oscure profondità quanto la mia serenità protegge da schegge impazzite, involucri e persone senza senso. Altri trecentosessantacinque giorni, ore, minuti, secondi … di speranza, follia, oblio, riso, pianto e raggi di sole dopo la tempesta. Può il creato esplodere quando ritieni la sua perfezione sigillo di un’opera finita? Sì. Non solo è possibile ma è accaduto, accade. Continua a leggere

Quando l’amore diviene obsoleto

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Sempre più spesso accade di ascoltare da amici o amiche sparsi nel mondo, vivere relazioni e matrimoni della durata di un soffio o ingiallite e galleggianti in una palude di indifferenza reciproca. Facilmente, nel primo caso, l’assunzione di responsabilità o consapevolezza di aver intrapreso un percorso condiviso è considerato un optional, nel secondo l’incertezza di un nuovo futuro o la falsa giustificazione di causare dolo al partner rendono infinito il tempo dell’addio. Ma in ognuna di queste situazioni non è così difficile, anzi direi ordinario, ascoltare affermazioni o confidenze che rilevano quanto molte volte, si sia omesso di esternare senza timore il proprio amore o semplicemente ricordarlo a chi condivide la nostra vita. Una valanga di “se avessi detto; se avessi potuto dire; se mi fossi ricordato ecc.” eruttano traducendo pensieri che prima erano nel deposito del nostro emisfero affettivo. Cerchiamo sempre l’alchimia della felicità pensando, forse erroneamente, sia qualcosa di introvabile o troppo complessa per la nostra conoscenza, in realtà parrebbe più semplice di quanto supposto. Ogni tanto rientrando a casa, basterebbe ricordare alla persona che amiamo, quanto essa sia per noi ancora importante, salutarla con un abbraccio convinto; farle dei complimenti in privato ma anche quando siamo in mezzo agli altri; sovvertire di tanto in tanto le regole a scapito delle formali ricorrenze e ricordarsi con un pensiero o un’azione, chi vive accanto a noi … e molto altro ancora senza per questo andare sulla luna. Su questo tema immagino situazioni paragonabili al periodo dell’infanzia, molte volte proprio questi comportamenti infantili incidono brutalmente la parola fine ad una storia d’amore destinata invece ad un lungo percorso.

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Quei ricordi riposti nel cuore

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Vivo il presente poiché credo sia benefico trarre emozioni profonde da ciò che accade ora, indipendentemente dai trascorsi o da ciò che verrà. Amo giocare in prima linea affrontando la partita meno, restare sugli spalti a tifare. Nonostante ciò vi sono momenti, dettagli legati ad un microcosmo del passato che ogni tanto riemergono con vigore, dei flash che avvolgono fino ad immobilizzarti impedendone ogni variazione di pensiero. Essi appartengono ad un passato remoto fatto di emozioni, scoperte e approcci alla vita guidati solo dall’ingenuità di un’età ancora imberbe. Così, capita che un profumo avvertito nell’aria ti prenda per mano portandoti lontano nei ricordi del tempo e, chiudendo gli occhi tu sia di nuovo là, in quella piazza, casa, stanza, cortile, soffitta dove ogni cosa trasudava sensazioni che andavano ad incunearsi nel tempo. Oggi, è una bella giornata di sole estivo, cielo azzurro e finestre aperte. Ad un tratto un intenso profumo di polenta invade la serena e metodica abitudine alimentare di evitare appesantimenti fuori luogo. E’ però così forte da non portarmi ad una semplice voglia di assaggiarne ma ricondurmi all’infanzia e adolescenza, spazzando via d’un colpo l’olezzo e il nauseante puzzo delle metropoli in cui per anni ho vissuto. Così, abbasso lentamente le palpebre lasciandomi trasportare e torno indietro nel tempo, risvegliandomi in Via Don Carlo Rosa al 47 a Calolzlocorte, nella stanza da ragazzo la domenica mattina, con il cantilenante ritornello di una madre, necessario richiamo ad una levata già tarda degna solo di pelandroni e figli viziati. Continua a leggere

Nessuno, per giorni, settimane, dice il mio nome.

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Ho sempre cercato di non pesare su nessuno. Figuriamoci sui miei nipoti che hanno già i loro figli e a cui ho dato l’appartamentino dove abitavo prima di arrivare qui. Ho scelto di lasciarlo. Che avreste fatto voi?

Ho 82 anni. Non sono tanto vecchia, ma a casa, da sola, non potevo più stare. Qualche volta mi dimenticavo di prendere le medicine, certe mattine non ce la facevo proprio a uscire e a fare la spesa e allora ho preso la decisione: un istituto specializzato per gli anziani, dove poter stare con altre persone della mia età, simpatiche. Tutto spesato, tutto garantito, senza bisogno di rifare il letto, di cucinare e senza fastidi per nessuno.

Andare via da casa mia non è stato facile. Una cosa è dirlo, altro è farlo. Ma alla fine ci sono riuscita. Per un po’ non ci ho dormito: i mobili, la mia biancheria, i piatti, le fotografie al muro, gli odori, i rumori, le pentole. Quando ce li hai sembra normale, non ci fai caso. Ma se non ci sono più le tue cose, poi te ne accorgi, eccome. Continua a leggere

Le cose cambieranno.

A CHANGE IS GONNA COME

I was born by the river
In a little tent
And just like the river
I’ve been running ever since

It’s been a long, long time coming
But I know a change gonna come
Oh, yes it will

It’s been too hard living
But I’m afraid to die
I don’t know what’s up there beyond the sky
It’s been a long, long time coming
But I know a change gonna come
Oh yes it will Continua a leggere

Vorrei che fosse…

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Abbiamo la speranza in noi, o non l’abbiamo,

è una dimensione dell’anima,

e non dipende da una particolare osservazione del mondo,

o una stima della situazione.

La speranza non è una predizione,

ma un orientamento dello spirito e del cuore,

trascende il mondo che viene immediatamente sperimentato,

ed è andata da qualche parte al di là dei suoi orizzonti.

(Vaclav Havel)

Cerco di riprendermi dalla lunga notte di Capodanno, botti, luci, fuochi, colori e cibo delizia del palato privo di inibizioni. Inutile vagare tra le stanze con fare inconcludente, il richiamo del divano diviene una certezza e lì mi accascio manco fosse la caverna dell’uomo primitivo, rifugio sicuro per notti temibili. Lampada, soffitto, televisore e in questo loop di immagini mi perdo nella prima riflessione del primo giorno dell’anno.  Mi soffermo a pensare, quanto il nuovo anno sia un anno particolare, dovrà essere un anno particolare. Trecentosessantacinquegiorni dove la parola “speranza” sarà testata d’angolo di ogni singola azione, Madre Teresa diceva : ” E’ meglio accendere una candela, piuttosto che maledire l’oscurità ” . In questi anni non avrei mai pensato di assistere ad un declino sociale, economico e culturale così profondo nel mio Paese, non almeno negli anni in cui avrei vissuto. Continua a leggere