Libertà ed uguaglianza non bastano più all’amore…

ConFusione-immagine-353x210In passato l’amore mandava all’aria norme e vincoli comunitari. Ma una volta abolite le norme e le barriere di ceto e famigliari, esso precipita sempre più nel vuoto: non è più il principio fondamentale della libertà e dell’individualità, che come tale si oppone alle costrizioni sociali. L’amore non incontra più rsistenze, ne è più potenzialmente amorale. Per questo tende a ripiegare su se stesso, a consumarsi e a divenire “atuoreferenziale”. Oggi le vicende di coppi somigliano ai mulini di preghiera tibetani, che ruotano singolarmente e in modo in un certo senso standardizzato: nella pedagogizzazione dell’amore, nell’onanismo pornografico o, più in generale nel fatto che, nell’innamoramento, si investa emotivamente sulla situazione in sé e non sul partner. Così come avviene nella scienza, anche in questo ambito non è più la verità a lottare contro il suo opposto, ma è una verità a urtarsi contro l’altro. Cosicché, come utupia individuale della felicità ( o come utopia dell’individualità felice), il matrimonio d’amore non può più trarre energia dalla resistenza contro divieti e costrizioni sociali: può solo alimentarsi nella concorrenza e nel contrasto con altri ideali di vita. Da tutto ciò derivano confusione, equivoci e qualche episodico accordo. E comunque, una volta divenuto autoreferenziale, l’amore perde il proprio status di garante della sicurezza individuale (e non sociale). L’Amore non esiste più: esiste soltanto al plurale, come “amori”, ossia come utopie variabili, fortemente mediate e difficilmente assimilabili, che hanno alla base idee d’amore del tutto personali e relative a temi come la sessualità, la vita in comune e così via. Continua a leggere

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