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Libia : Lettere dal terreno. Un omaggio agli eroi di Medici senza frontiere

In mezzo a tanta indifferenza, odio, terrore e profumo di morte che s’accosta sempre più alle nostre narici ovunque nel pianeta ci si trovi, vi sono ancora uomini e donne che vivono sul campo l’orrore di tutto ciò : guerre, torture, eccidi o stragi. Come se un’ombra s’allungasse sulla luce, giorno dopo giorno assistiamo sgomenti sempre al peggio. Viviamo in uno stato confusionale tra mille problematiche di sopravvivenza, ovvio parlo per moltitudine i pochi non solo godono ma si arricchiscono e gioiscono . Le trame di movies e videogames che solo pochi anni fa parevano surreali ad oggi paiono set completamente realizzati e in piena azione. Ecco perché ho scelto la testimonianza di uno dei tanti Medici senza Frontiere , affinché possa rendere onore al loro coraggio ed umanitario operato  : Continua a leggere

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Ho ucciso i miei fratelli .

Se sangue è sempre stato versato inutilmente o per interessi specifici di Re, Governanti, Nazioni, il mutamento sociale avvenuto negli ultimi due secoli non ha cancellato gli orrori di guerre, torture, o ingiustizie sociali anzi, per taluni, ci fosse una grande guerra sarebbe una decimazione utile al ritorno del benessere.  Questo mutamento ha delegittimato, cancellato quel minuscolo insieme di valori, punto di riferimento nei momenti difficili, nella quotidiana  convivenza reciproca, nell’interscambio di culture e apprendimento globale. “Sì. ho ucciso i miei fratelli.” Ho pensato bene di costruire metropoli popolose, impoverendo la ricchezza dei piccoli centri urbani. Ho deciso che una piccola fabbrica e i profitti che ne traevo  non fossero più sufficienti, quindi ho ritenuto opportuno evolvermi con l’unico scopo di sentirmi onnipotente. Amo strumenti come gli stage, i vouchers, i paradisi fiscali  e fottere il prossimo come parte integrante del mio nuovo DNA. Continua a leggere

Grida d’aiuto soffocate dall’indifferenza della politica.

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Assistiamo quotidianamente assuefatti, ad immagini, servizi e dossier sulla drammatica situazione di povertà in cui versano oramai moltissimi nostri concittadini e connazionali. E’ terrificante ascoltare la disperazione altrui dipinta come un quadro dell’orrore su volti di anziani, padri o madri di famiglia . Persone perbene che sotterrando “la vergogna dell’umiliazione pubblica” prestano la loro voce, i loro occhi spenti nel vuoto e le loro stanze ormai saccheggiate da società di recupero crediti o Equitalia, a programmi televisivi che rovistano nella miserabile condizione umana; non si comprende se questi canali lo facciano per impietosire o realmente prestare un pubblico servizio. Continua a leggere

La dignità suona con una corda sola. Armonie che per i più attenti colpiscono dritte al cuore.

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Stamattina Simone dormiva sotto il mio portone. Se non avessi saputo che sotto quelle coperte sporche e sottili si nascondeva il mio amico, avrei sicuramente guardato dall’altro lato della via e sarei stata sola con i miei pensieri.
Ma Simone era lì. La sua sagoma piccola e minuta si scorgeva solo perché qualche movimento la rendeva viva. Al mio saluto, prima ha borbottato e poi , come se il mattino l’avesse inavvertitamente attraversato, mi ha guardato. Gli occhi felici di vedermi, senza la cupezza che gli riconosco appena incomincia a bere dal cartone, la voce abbastanza chiara da dirmi che tutto andava bene e la neve non l’aveva disturbato più di tanto.
LA BORSA DI PLASTICA CON LE COPERTE. E, accanto a lui, il suo bagaglio di cose regalate e trovate, sorprese nei cassonetti. La borsetta di plastica con dentro le sue coperte e le scarpe grosse, per quando non li senti più i piedi, un pezzo di pane per quando non trovi niente e forse non hai neanche voglia di quello. Tutto da nascondere dietro ai cespugli perché nessuno, ma proprio nessuno li trovi ,così da essere sicuro di avere qualcosa di tuo, in un angolo di mondo solo per le tue mani.
La gente passava, lo guardava e mi guardava con uno sguardo che nega ogni possibilità di esistere e di far rumore. Simone si fa guardare, ma non lo vogliono vedere: sarà che non rientra nelle nostre vite, nelle nostre famiglie apparentemente felici e nella stupidità che fa sì che un uomo lo si debba aiutare solo se non puzza e non ha i geloni sulle man, il freddo che lo attanaglia da anni.

BARBUTO, GOBBO E VITTIMA DEL FREDDO. Le sue nocche oramai sono diventate rosa pallido, il gelo ustiona come ustiona la sua immagine: barbuta, gobba, nauseante. Una volta mi ha raccontato di gente che ha abitato nella sua vita: non lo so, potrebbe essere vero, oppure potrebbe essere solo il desiderio di sapere che qualcuno, un giorno lo ha amato. La sua vita la passa seduto sui marciapiedi, senza chiedere nulla.

La voglia di non chiedere nulla

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L’imponenza dei grattacieli invita a guardare in alto, evitando lo sguardo ai marciapiedi

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New York…  “Step out the front door like a ghost, into the fog where no one notices, the contrast of white on white” … le note di Round Here dei Counting Crows sparate dal mio IPod, accompagnano una mattinata di sole e cielo azzurro. Il contrasto e’ tale che ogni cento metri diviene spontaneo accogliere l’invito a sollevare gli occhi verso la maestosita’ delle costruzioni circostanti…sembrano erigersi al punto più’ alto dell’infinito.  Nel suo caos inarrestabile, frenetico come appare a chi non vi convive, ogni cosa sembra collocata a dovere, quasi una scenografia hollywoodiana. Multietnie conviventi; mix di classi sociali che si intersecano nelle loro quotidianita’ senza sfiorarsi; aree lussuosissime ed aree degradate separate solo dal colore della pelle o dal valore del l’estratto conto dei residenti; Continua a leggere

Creature invisibili

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Ora che il caldo attanaglia le strade, li incroci solo allo spuntar del sole o al calar della sera. I più socializzati in qualche bar del quartiere a giocare a carte o a fissare i passanti sfilare dinnanzi ai loro occhi. Esistono e sono sempre più. Noi saremo loro. Un Paese avanzato economicamente e socialmente, così imparai viaggiando nel nord Europa, ha un dovere indelebile nei propri valori di esistenza politico-sociale :

rispettare, aiutare e non emarginare gli anziani. 

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A viso aperto contro il pregiudizio.

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“Kuplumussana”, significa “aiutiamoci a vicenda” ed è il nome di un’associazione di Beira in Mozambico di cui voglio evidenziare ancora una volta l’aspetto di orgoglio dei nostri medici volontari italiani. L’associazione esce nel 2005, e si propone di attuare programmi di prevenzione alla malnutrizione e all’AIDS, il virus ha un’incidenza del 35% nella popolazione. Il territorio era veramente grande e le forze in campo non riuscivano a raggiungere tutti quelli che erano in condizioni di ricever aiuto. Nell’ospedale di Biera, nel Day Hospital pediatrico si è pensato allora di coinvolgere le mamme che portavano lì i loro bambini, perché più avvicinabili e interessate emotivamente. Continua a leggere

Quando l’amore diviene obsoleto

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Sempre più spesso accade di ascoltare da amici o amiche sparsi nel mondo, vivere relazioni e matrimoni della durata di un soffio o ingiallite e galleggianti in una palude di indifferenza reciproca. Facilmente, nel primo caso, l’assunzione di responsabilità o consapevolezza di aver intrapreso un percorso condiviso è considerato un optional, nel secondo l’incertezza di un nuovo futuro o la falsa giustificazione di causare dolo al partner rendono infinito il tempo dell’addio. Ma in ognuna di queste situazioni non è così difficile, anzi direi ordinario, ascoltare affermazioni o confidenze che rilevano quanto molte volte, si sia omesso di esternare senza timore il proprio amore o semplicemente ricordarlo a chi condivide la nostra vita. Una valanga di “se avessi detto; se avessi potuto dire; se mi fossi ricordato ecc.” eruttano traducendo pensieri che prima erano nel deposito del nostro emisfero affettivo. Cerchiamo sempre l’alchimia della felicità pensando, forse erroneamente, sia qualcosa di introvabile o troppo complessa per la nostra conoscenza, in realtà parrebbe più semplice di quanto supposto. Ogni tanto rientrando a casa, basterebbe ricordare alla persona che amiamo, quanto essa sia per noi ancora importante, salutarla con un abbraccio convinto; farle dei complimenti in privato ma anche quando siamo in mezzo agli altri; sovvertire di tanto in tanto le regole a scapito delle formali ricorrenze e ricordarsi con un pensiero o un’azione, chi vive accanto a noi … e molto altro ancora senza per questo andare sulla luna. Su questo tema immagino situazioni paragonabili al periodo dell’infanzia, molte volte proprio questi comportamenti infantili incidono brutalmente la parola fine ad una storia d’amore destinata invece ad un lungo percorso.

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Marocco : avanti tutta con gli investimenti ! Dietro l’angolo le miniere della morte

Che il profitto non avesse odore, neppure quello dei cadaveri è la storia che lo insegna. Raccapricciante però pensare che l’inesorabile trascorrere dei secoli non abbia mutato lo spirito di chi ha in sorte la guida e il progresso dei Paesi, soprattutto quelli in crescita sociale ed economica. Nel mezzo di questa crisi economica mondiale, il nome del Marocco è apparso ai più come una piccola terra promessa da tenere monitorata. Infatti, il governo ha lavorato con tenacia allo sviluppo di piani quinquennali di programmazione economica, concentrando distribuzione di incentivi ed aree economiche speciali ai possibili investitori stranieri. L’esca sembra aver funzionato e nel giro di poco tempo, nei mercati internazionali ma, anche in quello italiano non si fa che parlare di Marocco, Casablanca e delle magnifiche opportunità che il Paese offre. In queste discussioni, sia private che istituzionali non vengono mai dibattute tematiche attinenti problematiche come la retribuzione,

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L’odio che non conosce età.

300 bambini soldato liberati in Sud Sudan

Ad ogni giorno nuovo, ringrazio. Lo ritengo un dovere, da sempre. Fortuna è soprattutto quando e dove si nasce. Basta esser onesti con sé stessi per comprendere osservando il mondo, quanto pur nelle nostre problematiche, fortunati lo siamo. Non ho vissuto gli orrori di una guerra, non porto le cicatrici per i dolori di una dittatura o guerra civile, sono in parte libero di volgere le mie aspirazioni di vita ad obiettivi non preclusi da uno stato sociale, poiché vivo in democrazia e non in tempi ove avrei potuto esser collocato in una classe inferiore. Non subisco discriminazioni per il colore della pelle, credo nel Dio che ritengo “l’inizio e la fine di tutto” e anche non vi creda più, potrei sempre sceglierne un altro senza finire in cella o impiccato. Ho un lavoro, un tetto per dormire e sempre qualcosa per saziarmi. Oggi, le parole di “Francesco” sull’orrore dei bambini soldato mi han riportato per un momento al mio “grazie” giornaliero. Sentir parlare di violenza, di odio è una cosa, toccarlo con mano un’altra e ciò rafforza la consapevolezza di sentirsi fortunati quando questi elementi non non appartengono alla tua vita. La prima volta che lessi e compresi il significato della parola “odio” fu durante la preparazione della tesi, Continua a leggere