Idee e valori che portano a rischiare la vita.

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E’ ancora vivido il ricordo di quella striscia di terra in cui l’elemento più sfacciato è l’odio. Mi trovavo in Israele, a Gerusalemme, e come un pendolare facevo spola tra Israeliani e Palestinesi nella striscia di Gaza. Ero lì per appropriami di interiorità ed elementi storici necessari alla stesura della mia tesi “Caratterizzazione e radici del conflitto Arabo-Israeliano”, non solo, in quei momenti conservavo gelosamente nel bagaglio valori come l’approfondimento di amicizie, la curiosità di immersioni in nuove culture con le quali confrontarmi attingendo spunti per modellare l’uomo che sarei divenuto; la ricerca delle origini dell’odio, sentimento a me sconosciuto ed anche, come  credente, le ragioni profonde generatici di conflitti portatori di tragedie e morte senza limiti di età. Ecco perché non posso esser scosso da crimini assurdi come quelli di Giulio Regeni o di Valeria Solesin. Continua a leggere

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Chi c’era, mai dimenticherà. Uomini costretti a divenire eroi.

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“Come tutti i giorni, l’11 settembre ero al lavoro con il mio partner, Sirius, un cane addestrato a rilevare esplosivi. Controllavamo gli autocarri in ingresso al WTC, un compito importante, visto quello che era accaduto nel 1993.
Avevo appena finito di controllare un bel po’ di veicoli, ed ero rientrato nel mio ufficio per sbrigare alcune pratiche e fare colazione.
Alle 08.45, tutto cambiò.
Mi trovavo alla base del WTC2, quando sentii l’impatto del primo aereo che colpiva la Torre Nord. Misi al sicuro il mio partner nella sua cuccia, e gli dissi che dovevo andare ad aiutare quella gente. Era un cane specializzato nella ricerca di esplosivi, non un cane soccorritore, e immaginai che sarebbe stato al sicuro lì, mentre io andavo a prestare la mia assistenza. 
Purtroppo, quella fu l’ultima volta che lo vidi.

Stavo aiutando la gente ad allontanarsi usando la Scala A man mano che uscivano fuori dall’edificio. I rottami stavano cadendo sulla piazza. Qualcuno urlò che c’era un corpo umano fuori sulla piazza. Mi avvicinai per controllare, e mi accinsi a darne comunicazione via radio.
Appena lo feci, un altro corpo umano cadde a circa 10 piedi dal primo.
A quel punto decisi di salire sull’edificio per aiutare la gente prima che iniziasse a buttarsi di sotto. Continua a leggere

Super eroi senza fama

A volunteer cleans his face near the site of a fire, after fireworks stored in a building exploded in Lagos

Rinchiuso nella tua stanza, quando il mondo pareva troppo grande per esser combattuto, ti affidavi all’ennesimo riascolto del tuo fingerpicker preferito Jeff Beck, le note di blow by blow ti facevano sentire invincibile. L’estasi di osservare per ore un soffitto immobile che tu scambiavi per per galassie di altri mondi era l’emblema del tuo illusorio potere. Quando non era la musica a portarti lontano dalle paure, arrivavano in soccorso loro… bastava allungare la mano e sceglierne uno dal mazzo. Dieci, venti o quanti più…i tuoi supereroi preferiti. I fumetti ti facevan sognare, fughe incredibili, battaglie senza respiro, super poteri, galassie infinite… tutto sembrava magicamente vero. Così siamo cresciuti con questa convinzione, nel mondo reale i supereroi devono per forza essere invincibili, coraggiosi, determinati, ma soprattutto conosciuti, famosi al mondo intero. E’ questo che radio, tv, stampa, agenti di cinema, spettacolo, musica, cercano come manna nel deserto, umani con talento per farne degli eroi mediatici di successo ma soprattutto per raggiungere i budget a fine anno. Eroi d’immagine che condizionano la vita dei nostri figli e ne plagiano il modo d’essere, di vestire, di parlare, muoversi o altro. Poi un giorno, più o meno volontariamente, Continua a leggere