Senza il pregiudizio, il senso di comuni giornate può improvvisamente mutare. Seduto sui marciapiedi di Roma, semplici lezioni di vita da un ex eroinomane.

Ieri, nel corso dei miei spostamenti per le vie della capitale, mi sono imbattuto in una situazione anomala alla mia quotidianità  forse, aiutato dall’ allergia ai pregiudizi forgiata nel mondo. Piazza della Repubblica, Basilica Santa Maria degli Angeli, tra le più belle edificate. Michelangelo la sistemò su commissione di Papa Pio IV nel 1562 facendone un capolavoro.
Decido di dedicarvi cinque minuti esatti, un semplice raccoglimento che coniuga la fede a momenti delicati dell’ esistenza.  All’uscita trovo improvvisamente quattro giovani, due ragazze e due ragazzi con un tavolino e la locandina promo di una comunità per tossicodipendenti.
Vengo avvicinato da uno dei due giovani, mi accorgo solo quando è vicino che giovanissimo non lo è più. Continua a leggere

“Dissoluta negligentia prope dolum est”

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Le pareti dell’inviolabile rifugio di ogni adolescente, ovvero la loro camera, racchiudono a volte segreti impensabili e segnali invisibili di un universo troppo sconnesso dalla realtà, per genitori troppo indaffarati. Stanze pregne di immagini ad alta radiazione di vacuità, nella maggior parte irradiate da star mediatiche e quasi mai da esempi di sani valori; camere dove i dolciastri odori dei primi umori di piacere proibito si mescolano a biancheria troppo indossata, sono il perimetro di un’altro luogo fisico. Differente da quello che vediamo alla luce del sole. Se i muri, le coperte, i cuscini strapazzati custodi di tenere lacrime d’affetto, o i porta oggetti multicolori potessero parlare, canterebbero all’unisono le strofe di canzoni suggellate dai vari protagonisti di reality televisivi. Libri aperti, manco sfiorati se non per timore di interrogazioni o scadenze di valutazione sostano perpetuamente come automezzi dimenticati.  Una sola luce segnala presenza di vita. Resta perennemente accesa ad illuminare un mondo perfettamente estraneo a chi non entra in quella stanza, a chi non vìola quell’inacessibilità protetta da criptiche password. Loro, i nuovi adolescenti non vivono in quell’appartamento, nelle classi, nei tristissimi corner di centri commerciali, no, loro abitano dentro pc, notebook, tablet, smartphone e tutto ciò che mette in connessione con una socialità apparente, dove già  si può essere qualcosa che a quell’età non si riesce ad essere. Nell’altra parte dell’emisfero domestico appaiono e scompaiono padri e madri di coloro che coabitano in quel nucleo sociale. Esausti di un tempo prezioso ma troppo avaro. Appesantiti da mille impegni per sbarcare il lunario o non rinunciare a qualcosa che ritengono troppo prezioso per privarsene: l’individualità e il suo appagamento. Continua a leggere