Vorrei che fosse…

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Abbiamo la speranza in noi, o non l’abbiamo,

è una dimensione dell’anima,

e non dipende da una particolare osservazione del mondo,

o una stima della situazione.

La speranza non è una predizione,

ma un orientamento dello spirito e del cuore,

trascende il mondo che viene immediatamente sperimentato,

ed è andata da qualche parte al di là dei suoi orizzonti.

(Vaclav Havel)

Cerco di riprendermi dalla lunga notte di Capodanno, botti, luci, fuochi, colori e cibo delizia del palato privo di inibizioni. Inutile vagare tra le stanze con fare inconcludente, il richiamo del divano diviene una certezza e lì mi accascio manco fosse la caverna dell’uomo primitivo, rifugio sicuro per notti temibili. Lampada, soffitto, televisore e in questo loop di immagini mi perdo nella prima riflessione del primo giorno dell’anno.  Mi soffermo a pensare, quanto il nuovo anno sia un anno particolare, dovrà essere un anno particolare. Trecentosessantacinquegiorni dove la parola “speranza” sarà testata d’angolo di ogni singola azione, Madre Teresa diceva : ” E’ meglio accendere una candela, piuttosto che maledire l’oscurità ” . In questi anni non avrei mai pensato di assistere ad un declino sociale, economico e culturale così profondo nel mio Paese, non almeno negli anni in cui avrei vissuto. Continua a leggere

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A.A.A. Sorrisi italiani cercasi.

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Non sempre quando si infierisce su qualcuno, ad esempio quando ci è caro,  vi è empietà nelle nostre azioni. Il riferimento è al mio Paese, l’Italia. In queste settimane di altrui vacanza, ho avuto modo di spostarmi in qualche città : Milano, Verona, Venezia, Sirmione per fare qualche esempio. Città mezze vuote di residenti ma pullulanti di turisti : tedeschi, americani, francesi , spagnoli ma soprattutto russi e di provenienza dei Paesi dell’Est Europa. Ho utilizzato quelle giornate per staccare dal lavoro e ciò mi ha reso particolarmente sereno e attento osservatore, cosa che di solito capita quando mi trovo in città straniere. La riflessione che ne è scaturita è che non siamo più un Paese “simpatico”, quel Paese tanto sponsorizzato nei film del dopoguerra e della “Dolce Vita” felliniana . Quegli italiani che invogliavano gli stranieri a visitare le meraviglie della loro terra e la straordinaria qualità della loro cucina, ma anche sorprendevano per buon umore, entusiasmo e ottimismo. Continua a leggere