Il nuovo Vietnam ha già perdonato e dimenticato

McDonlads-Vietnam

Oggi la crisi asiatica è un ricordo lontano e a Saigon si ritorna a respirare un’atmosfera eccitata. Il Vietnam è inondato dagli investimenti stranieri. Non sono solo gli occidentali ad averlo scoperto come nuova frontiera della globalizzazione. Anche le grandi imprese cinesi del tessile-abbigliamento e del calzaturiero delocalizzano qui. La Cina, di fronte alle tensioni protezionistiche con l’Europa e l’America, impara a diversificare il rischio. Produrre con l’etichetta “made in Vietnam” consente di aggirare dazi e barriere, oltre a profittare di costi ancora più bassi di quelli cinesi: il salario minimo in Vietnam è di 65 $ al mese. Il boom che rilancia Saigon città dai facili costumi calpesta i sogni di chi aveva creduto di costruire un paese diverso. Tra coloro che non si lasciano travolgere dalla nuova febbre dell’oro c’é la scrittrice Pham Thi Hoai. Nel romanzo “il messaggero celeste” ha scritto le parole più amare sul Vietnam di oggi :

Due grandi guerre sono passate; le medaglie luccicano soltanto durante le cerimonie, gli eventi straordinari sono ridotti in formato diciannove per ventuno nelle biblioteche pubbliche. Le grandi imprese… La gente comincia solo ora a trovare gli spazi per rileggerle e il desiderio di compierne delle nuove è seriamente compromesso a causa del dubbio, quando non cade in uno spazio desolato, scosso soltanto dallo sforzo vano di qualche persona di buona volontà. Né gli slogan e la violenza, né i gesti folli possono risvegliare quel desiderio. E così, le grandi imprese vengono sostituite da piaceri fittizi Continua a leggere

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La rabbia dei giusti.

rabbiaForse, serve coraggio per scrivere nero su bianco certe opinioni ma nel clima di questi ultimi mesi può servire a riflettere su come molti italiani adirati, tra i quali mi metto per primo, non abbiano molti motivi per tale sentimento. Inizio questa riflessione scegliendo come periodo storico il secondo dopo guerra. In quella fase si plasmarono o forse si accentuarono, a mio giudizio, caratteristiche del comportamento del cittadino italiano. Escludo di individuarne le cause, qualunque esse siano, non è questo che mi interessa. Affermo però che, mentre una parte di cittadini, senza distinzione di sesso, classe sociale o professione, a testa bassa impiegava nella totalità il tempo per concretizzare la costruzione di un futuro immediato migliore, destinato al proprio nucleo famigliare, al comune, ed infine, ma non ultimo al proprio Paese, c’era chi iniziava a spargere semi di comportamenti sociali antietici che col passare degli anni, unitamente ad altri fattori, avrebbero portato l’Italia alle attuali condizioni. Dalla privazione forzata della libertà in ogni sua forma esercitata dalla dittatura fascista, si passò ad un suo uso spregiudicato, inquadrato nel concetto di contravvenzione alle norme, alle regole di comportamento, di irregolare competitività, di spudorato clientelismo ecc. ecc. Questo vizioso seme irrigato con la voglia comune di predominare, Continua a leggere