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Europa dell’Est. Ingratitudine Inquietante.


E’ un sentimento strisciante, sottorraneo, ancora non percepibile in tutta la sua forza. Eppure è concreto, chiamasi ingratitudine. Noi, cittadini europei orgoliosi della nostra storia, anche se col passare del tempo qualche pentimento riaffiora, gli inizi del nuovo secolo li abbiamo ben presenti. Il macigno della crisi economica e d’identità nazionalistica, con la sua cultura, tradizione e ideologia, non era che semplice discussione accademica. Il fenomeno immigrazione, solo di piccola entità, esisteva nelle statistiche demografiche. Tra il 1995 ed il 2000, Paesi della Vecchia Europa forti delle loro stabilità, sorridevano alla libera circolazione dei cittadini abolendo, attraverso l’adesione al Trattato di Schengen, ogni barriera di confine. Il culmine di speranze, intese come beneficio di appartenenza, lo si vide poi nel 2002 con l’immissione e la circolazione della moneta unica, l’Euro; azione successivamente corresponsabile del declino di forti potenze economiche. Continua a leggere

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Avanti tutta ! Automazione e robotica. L’impoverimento della ragione e dell’Umanesimo.

A Torino, il Commissario italiano per il Digitale, Diego Piacentini ha riunito trentotto ricercatori ed esperti in tecnologia. Si apprestano a discutere e indirizzare  ( i risultati sono però scontati)  i ministri dei vari Governi mondiali, nell’attuazione di politiche pronte ad una sempre più crescente avanzata dell’automazione e intelligenza artificiale nell’esistenza planetaria. Gli stessi Governi da anni, attuano politiche  di incentivazione, investendo risorse finanziarie alle facoltà universitarie aventi tematiche economico- finanziarie e tecnico scientifiche. Azioni che col passare del tempo hanno costantemente penalizzato materie formativo umanistiche, se  tralasciamo eccezioni come la comunicazione, sempre più strumento di social make-up relazionale e idolo del Dio marketing. Mentre gente comune, sopravvive:  giovani che possono solo sognare un futuro; famiglie che ripongono coercitivamente il desiderio legittimo di avere figli, pur facendo sacrifici, ed altre in coda mattiniera alle porte delle varie “Caritas umanitarie” per ricevere un pacco di sostegno; cinquantenni accompagnati prematuramente con subdole azioni economiche all’uscita dell’attività lavorativa; anziani (ottantenni e novantenni) ripiegati su se stessi e abbandonati alla solitudine per pensioni sociali da fame; vi sono i disegnatori del “Nuovo Mondo” intenti a pianificare un pianeta gestito da robot, dove l’intelligenza artificiale di esseri privi di empatia ed emozione dovrebbero divenire i nostri nuovi amici, colleghi, compagni di università e scuole . Continua a leggere

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L’uomo nomade è più felice. Bruce Chatwin.

Negli ultimi tempi, mi capita spesso di soffermarmi a pensare quanti km abbia percorso nel mondo. Da una piccola cittadina italiana ai poli estremi dell’emisfero, per le caotiche vie di grandi metropoli urbane o in solitari sentieri in foreste o villaggi sperduti tra oceani e deserti. Mi domando come possa un essere umano trascorrere la propria esistenza in un unico luogo, il classico mantra “casa, lavoro-lavoro-casa”. Mi chiedo anche cosa abbia dovuto sacrificare per farmi ammaliare da luoghi lontani, esotici, rurali o super moderni. Di certo amicizie, il consacrare l’immobilità con la vicinanza a chi tieni paga? Forse non come si crede. Amori ? Forse ! Ma tentare di arrestare un nomade non è impresa da poco, neanche se la posta in gioco è un aritmia sentimentale. Relazioni sociali ? No. La libertà di viaggiare ed entrare in connessione con “l’altro”, con la natura e le tradizioni che ne avvolgono i residenti non ha eguali nella formazione caratteriale, mentale e spirituale. Continua a leggere

Senza il pregiudizio, il senso di comuni giornate può improvvisamente mutare. Seduto sui marciapiedi di Roma, semplici lezioni di vita da un ex eroinomane.

Ieri, nel corso dei miei spostamenti per le vie della capitale, mi sono imbattuto in una situazione anomala alla mia quotidianità  forse, aiutato dall’ allergia ai pregiudizi forgiata nel mondo. Piazza della Repubblica, Basilica Santa Maria degli Angeli, tra le più belle edificate. Michelangelo la sistemò su commissione di Papa Pio IV nel 1562 facendone un capolavoro.
Decido di dedicarvi cinque minuti esatti, un semplice raccoglimento che coniuga la fede a momenti delicati dell’ esistenza.  All’uscita trovo improvvisamente quattro giovani, due ragazze e due ragazzi con un tavolino e la locandina promo di una comunità per tossicodipendenti.
Vengo avvicinato da uno dei due giovani, mi accorgo solo quando è vicino che giovanissimo non lo è più. Continua a leggere

Tumulti interiori.

Soprattutto per chi ha stabilito, stanze d’albergo, sedili di aerei e treni , sabbie di deserti, o rifugi di montagna come residenze della propria esistenza, affinché ci si senta cittadini del mondo, vi sono momenti, in cui ci si accorge di aver smarrito la propria identità o avvertire un’irrequietezza, un senso di inappagamento generale . In generale sono segnali di radicali cambiamenti esistenziali . Con una forza impressionante è ciò che sento interiormente da un anno a questa parte.  E ricordando quante volte ho ripreso la valigia, decidendo di curiosare per il mondo e le sue genti, sentendomi veramente libero di esistere, questa notte insonne e lontano dal mio Paese, ho recuperato un brano che mi riporta con la memoria proprio a quei momenti. Poco conosciuto, ma pare un inno per trovare il coraggio a rimpadronirsi della propria esistenza e volare verso nuove esperienze.  Ho voluto condividerlo con voi chissà, magari tra voi quanti/e stanno pensando la stessa cosa ?

Torno alla radio. Impossibile spegnere una passione .

E’ il 1979 l’anno in cui il mio primo sogno più grande diviene realtà ( nella vita ho avuto la fortuna di averne altri ). Mai nutrito titubanze nonostante la giovane età; desideravo che quella cima di semplice corda per saltare, la usavo simulando un microfono, un giorno si tramutasse in esso realmente. Volevo comunicare là fuori i miei pensieri, creando una dualità di situazioni. La prima, interagire con un mondo dal quale volevo trarre cultura, informazione, curiosità, la seconda, condurre un gioco con me stesso, sperimentando il limite della mia timidezza, ostacolo pesante in quell’età alle relazioni sociali e alla conquista di un’identità. Amo la radio. La preferisco alla televisione, troppo subdola, ipnotica e vincolante. Non credo smetterò mai di ringraziarne il suo inventore. La radio è libera e ti rende libero. La radio ti accende quando sei spento, ti esalta quando ti senti su di giri, collega alla gente, connette.

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