Nessuno, per giorni, settimane, dice il mio nome.

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Ho sempre cercato di non pesare su nessuno. Figuriamoci sui miei nipoti che hanno già i loro figli e a cui ho dato l’appartamentino dove abitavo prima di arrivare qui. Ho scelto di lasciarlo. Che avreste fatto voi?

Ho 82 anni. Non sono tanto vecchia, ma a casa, da sola, non potevo più stare. Qualche volta mi dimenticavo di prendere le medicine, certe mattine non ce la facevo proprio a uscire e a fare la spesa e allora ho preso la decisione: un istituto specializzato per gli anziani, dove poter stare con altre persone della mia età, simpatiche. Tutto spesato, tutto garantito, senza bisogno di rifare il letto, di cucinare e senza fastidi per nessuno.

Andare via da casa mia non è stato facile. Una cosa è dirlo, altro è farlo. Ma alla fine ci sono riuscita. Per un po’ non ci ho dormito: i mobili, la mia biancheria, i piatti, le fotografie al muro, gli odori, i rumori, le pentole. Quando ce li hai sembra normale, non ci fai caso. Ma se non ci sono più le tue cose, poi te ne accorgi, eccome. Continua a leggere

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Ciao Verona ! Si riparte…una storia infinita.

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Viaggiare è fatale al pregiudizio, al bigottismo, e alla ristrettezza mentale.

(Mark Twain)

Eccolo lì, il primo cartone, posto al centro del soggiorno, catalizza l’attenzione di chiunque entri o la mia, quando affondo gli ultimi passi rientrando da un viaggio. Anche questa volta un ciclo si chiude e con esso un segmento della mia vita irrequieta. Poche settimane e anche Verona troverà spazio nell’album dei ricordi lasciando spazio a nuove esperienze, conoscenze, amicizie e modi di vita. Quanta gente ho conosciuto e incontrato in trent’anni di viaggi e residenze intorno al mondo ? Tanta, tantissima. Pur sembrando strano, essa, ognuna a proprio modo ha arricchito il modo di essere, di comprendere le cose, i gesti, le azioni, la diffidenza, l’ospitalità, la fiducia, l’amore per la propria terra, una terra che per un viaggiatore non ha spazi e confini ma solo il gusto di libertà. Posti che mi han regalato,  in maniera ancestrale, l’immagine terrena di un paradiso irraggiungibile, i cui colori vividi e la flora selvaggia, imprimevano emozioni esaltanti, fotogrammi indelebili. Luoghi ove la ricchezza sfrenata e ostentata brutalizzava la povertà di altri luoghi troppo spesso dimenticati da Dio e dagli uomini fortunati. Paesi liberi, Paesi oppressi e sepolti dalla voglia di esistere e contravvenire a ideologie ormai desuete, tenute in piedi dalla tirannia e dalla forza del potere. Ho visitato città divise da un muro che non era solo cemento ma tomba della libera espressione. Contrariamente a molti, non ho nulla di tutto ciò da mettere nei cartoni che mi accingo a riempire, non ho mai amato acquistare souvenir, bramavo raccogliere parole, storie, musiche, colori di ogni Paese, non sentendomi turista ma libero cittadino del mondo seguace del proprio istinto, scegliendo anno dopo anno dove vivere e con chi vivere. Ho poche foto che rammentino quel vissuto ma ho mani che hanno abbracciato, uomini, donne, bambini, giovani, anziani, disadattati, hippies, anarchici , nobili e perseguitati. Le mie orecchie hanno udito racconti di esuli sovietici, di ex carcerati e torturati dai regimi fascisti argentini o cileni; storie di profonda umiltà di anziani dei Paesi dell’est interpreti giornalmente di difficili azioni di sopravvivenza, anche solo per un litro di latte o una sigaretta; basso il tono della voce o lo sguardo degli occhi per il terrore di esser censiti dalla polizia segreta. I miei occhi hanno visto lacrime di madri di desaparecidos argentini, figli svaniti nel nulla e mai più tornati; Continua a leggere

Caro amico ti scrivo: destinazione paradiso.

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Come tante volte in questi 15 anni ho preso un volo, destinazione Varsavia. Ma questa volta non e’il solito viaggio di lavoro e neppure di piacere. Non ci sarai tu ad attendermi, a darmi quelle strette di mano poderose e quell’abbraccio ricco d’affetto e amicizia di benvenuto. Mentre dal finestrino osservo i fotogrammi di Alpi, fiumi e foreste, ogni tanto, ad interrompere l’azzurro limpido del cielo vi è qualche nube bianca ed e’osservando quelle nubi che penso a come deve esser vedere le cose da lassù’, più in alto, dove pensiamo che siano le persone a noi più care. Vado indietro nel tempo e penso agli anni ottanta, io, giovane e ambizioso calato dalla vita in un ruolo troppo grande per quell’eta’: segretario parlamentare. Sereno, spensierato, e con un futuro certo. Tu come tanti altri tuoi connazionali, eri fuggito dalla disperazione, dal coprifuoco, dalla rivoluzione che portò il tuo Paese ad essere poi libero. Continua a leggere