L’Europa si ridesta e scopre una Turchia di regime. Dov’è stata finora ?

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Quando nel 2012, in una stanza d’albergo segreta a 10 km dal Cairo, intervistai Wael Ghonim, rigorosamente  accompagnato dai servizi egiziani, lui, ispiratore, della primavera araba, torturato e tenuto prigioniero trentatré giorni dalla polizia segreta, non avrebbe immaginato che la stessa, come molte altre sorte in quel periodo, non solo sarebbero state dissolte o soffocate, ma che la violenza, i sacrifici e il dolore di centinaia di morti innocenti non sarebbero stati d’esempio per altri cittadini più desiderosi di subire una dittatura che respirare aria di libertà. L’Unione Europea, o meglio dire, i suoi burocrati più che i comuni cittadini, Continua a leggere

Anche la Disney si adegua all’intramontabile bigottismo “Made in Italy”

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Nutrivo speranze all’inizio del nuovo secolo, ( io appartengo al precedente) di veder ammorbidito o quanto meno in fase di evoluzione, quel pruriginoso fastidio all’utilizzo della parola “sesso”nel mio bel Paese. Mera illusione. Quanto scrivo l’avevo previsto durante il mio soggiorno a New York e citato durante una corrispondenza radiofonica. Big Apple era tappezzata di poster giganteschi e negozi o coffee center invasi da gadgets della nuova produzione Disney, dal titolo :Moana.

Ho nutrito la saggia percezione che in Italia al movie avrebbero sostituito il nome. Non ho dovuto attendere molto. I trailers pubblicizzano il film col nome : Oceania. Davvero imbarazzante anche se da sbellicarsi.

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Titoli clamorosi. Spesso inutili o inopportuni dal circo mediatico.

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La velocità con la quale veniamo riempiti di notizie, informazioni, dettagli, approfondimenti è tale per cui molto sfugge e altrettanto, a volte, pare eclatante tanto da lasciar a bocca aperta. Ora è di moda il Presidente eletto Donald Trump, 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Uno degli uomini più ricchi d’America e anche del Pianeta. L’uomo che ha spiazzato ogni sondaggio, colui che ha messo all’angolo l’establishment, prima repubblicano e poi attraverso l’esito elettorale, quello democratico, facendo finire per sempre l’era Clinton. Fiumi di inchiostro sulla stampa mondiale, minuti e minuti in speciali e telegiornali, focus sulla sua vita professionale e privata e sulle apocalittiche ipotesi di gestione del potere. Ma in mezzo a tutto ciò, nella foga di voler dire a tutti costi qualcosa e renderlo d’effetto, ecco per due giorni strombazzare che il Presidente eletto si priverà dello stipendio istituzionale, pari a 400 mila dollari. La storia ci informa che fino al 2015 in Sud America, il Presidente Uruguayano Josè Mujica, operaio e guerrigliero ai tempi della feroce dittatura, dal giorno del suo insediamento avvenuto nel 2010, rinunciò allo stipendio presidenziale pari a 8mila e cinquecento euro , facendosi bastare  soli 800 euro. Nell’annunciare la decisione ai media, e predisponendo che il denaro venisse devoluto ad organizzazioni non governative e famiglie bisognose, disse che la somma stabilita gli era sufficiente, pensando ai molti connazionali  quotidianamente nella povertà più miserabile. Ora, mia opinione, mi domando con quale coraggio dare enfasi alla rinuncia di un Presidente, tycoon miliardario, quando il gesto, seppur generoso, non credo abbia creato disagio al suo stato patrimoniale e men che meno alle abitudini quotidiane di vita, Vogliamo prenderci in giro ? Solo perché vicino ad ideologie di una parte politica, la notizia è stata gonfiata a dovere come fosse un salvatore della Patria ! Vergogna. Il gesto non vieterà a Trump di essere un buon Presidente e tanto meno di rendere benefici efficaci al Paese ma l’obiettività professionale dovrebbe trattenere la penna e la voce a certa stampa anche radio-televisiva. La comparazione con Mujica parrebbe doverosa ma renderla pubblica avrebbe fatto arrossire anche il più indifferente spettatore.

USA 2016 : anche io ho cercato di fermare il tempo !

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New York. Ultima pagina del diario di viaggio nelle Presidenziali americane. Dopo il frastuono, il silenzio, la riflessione. Superato lo sbigottimento per un finale imprevisto, ma non troppo, ho cercato con serietà di comprendere il perché abbia perseguito con motivazione, entusiasmo e attivismo la scelta di supportare Hillary Clinton, e alcune conclusioni hanno modificato in parte il mio pensiero.

D’altronde chi a volte non erra nel fare scelte o apporre giudizi ? No, non sto affermando di aver cambiato idea sul Presidente eletto Trump,  ho solo cercato obiettivamente, di scavare nelle radici delle mie convinzioni ed ho compreso che alcune di esse erano edulcorate da illusioni legate alla mia storia personale, alla crescita, all’avanzare degli anni. Sì…esattamente.

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Sulla bonaccia dell’Election Day, soffia gia’ il vento dell’impeachment.

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New York. Finalmente ci siamo. L’America e’ pronta ad eleggere il nuovo Presidente. Quella che si prospetta pero’, dagli umori ed informazioni raccolte oggi nei quartieri generali e tra la gente comune, e’ la consapevolezza che qualora la candidata democratica vincesse con esiguo margine, avrebbe un mandato durissimo, minacciato costantemente dal ricatto repubblicano di metterla fuori gioco. E’ piu di un semplice rumors , parrebbe un piano gia’ ben delineato. La partita e’ ancora aperta, ma la svolta imprevista del comunicato FBI ha ridato smalto alla Clinton affrancandola sul punto percentuale di vantaggio, troppo poco pero’ per mettere alle corde Donald Trump. I dati ufficiali comunicati dalle Tv americane a poche ore dall’apertura dei seggi, indicano comunque una insoddisfazione maggiore qualora l’eletto fosse proprio lui, il 48% dei cittadini americani sostiene questo mentre Hillary e’ al 43%. Questa sera lei sta tenendo un mega comizio a Philadelphia , con ospiti illustri dal marito Bill, la figlia Chelsea e addirittura Barak e Michelle Obama, capace di infiammare le masse, ultimo ma non ultimo Bon Jovi. Donald galoppa vertiginosamente tra uno Stato chiave e l’altro ripetendo il mantra, “spazzerò via la corruzione e la corrotta” e giu’ ovazioni e urla. Le Tv , sia quelle via satellite che quelle via cavo, sono gia’ in piena operatività’ lasciando fiato per respirare solo durante gli innumerevoli breaks pubblicitari. Si chiude quindi la campagna peggiore e piu’ costosa della storia repubblicana ma ci auguriamo non abbatta anche un altro record… quello del mandato piu’ breve. A domani.

L’imponenza dei grattacieli invita a guardare in alto, evitando lo sguardo ai marciapiedi

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New York…  “Step out the front door like a ghost, into the fog where no one notices, the contrast of white on white” … le note di Round Here dei Counting Crows sparate dal mio IPod, accompagnano una mattinata di sole e cielo azzurro. Il contrasto e’ tale che ogni cento metri diviene spontaneo accogliere l’invito a sollevare gli occhi verso la maestosita’ delle costruzioni circostanti…sembrano erigersi al punto più’ alto dell’infinito.  Nel suo caos inarrestabile, frenetico come appare a chi non vi convive, ogni cosa sembra collocata a dovere, quasi una scenografia hollywoodiana. Multietnie conviventi; mix di classi sociali che si intersecano nelle loro quotidianita’ senza sfiorarsi; aree lussuosissime ed aree degradate separate solo dal colore della pelle o dal valore del l’estratto conto dei residenti; Continua a leggere

“One Man Show” contro tutti per il countdown finale .

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New York. In queste ore di permanenza dentro la campagna elettorale che porterà un nuovo Presidente alla Casa Bianca, non son più tanto gli scandali giornalieri a sorprendere gli osservatori ma l’assetto d’attacco delle rispettive compagini : democratici e repubblicani. È’ incredibile leggere le cartelle stampa ufficiali sugli interventi dei due candidati negli Stati, quello che balza immediatamente agli occhi è la differenza strategica a poche ore dall’elezione. Se da una parte  Hillary Clinton, in piena difficoltà, ha schierato una macchina da guerra che comprende i pezzi da novanta del partito, compreso il Presidente in carica che mai nella storia si è visto così impegnato a favore di un collega, Donald Trump si basta da solo. Così come è partito in primarie , convinto di essere lui il prescelto, infatti si è sbarazzato poco alla volta dei fantocci di partito, uno peggio dell’altro ed incapaci di fermare tanta carica, così arriva alla linea del traguardo, contando solo sulle sue idee populiste e arroganti ma capaci di catalizzare ovunque , gli scontenti, i disoccupati e giovani ribelli ad una politica sbagliata e corrotta Continua a leggere

Dietro una macchina efficientissima ci sono loro…i volontari. USA 2016

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New York . Oggi breve visita al quartiere generale della candidata democratica, nel quartiere di Brooklyn. Il clima non era certo quello di un anno e mezzo fa quando, dopo trepidante attesa l’ex Segretario di Stato annunciava la sua candidatura. E’ pure peggiorato dal tempo in cui un rivale dai capelli grigi nelle primarie le strappava consensi e attirava folle di giovani speranzosi. No, oggi il clima era nevrotico sul depresso andante, forse anche complice una stanchezza incredibile . Loro sono ovunque, nella città se ne incontrano a decine e decine, chi suona a citofoni, chi ferma per strada e chi sta dietro banchetti a raccogliere fondi vendendo gadgets. Vengono anche da altri Stati, chiamati per l’emergenza. Uno l’ho trovato in ascensore nel mio hotel. Michael, 28 anni del Colorado. A lui tocca suonare i citofoni con tutte le conseguenze del caso, con se’ aveva un plico di tabulati con nomi, cognomi, indirizzi, numeri di telefono e mail. Ama la politica, afferma che lei sara’ un ottimo presidente e per la prima volta ogni donna d’America potra’ sperare di contare di più’, in un Paese ancora troppo maschilista. Continua a leggere

Due eventi sotto gli occhi del mondo : New York sold out.

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New York. Prima giornata nella Big Apple che si appresta ad ospitare due eventi di massa oramai sotto i riflettori di tutto il mondo : la maratona che si terra’ domenica 6 e l’elezione del Presidente americano martedì 8. Due appuntamenti che stanno attirando nella metropoli , decine di migliaia di persone per non dire di piu’. I maratoneti provengono da ogni parte del mondo, affollano aeroporti (3), taxi, metropolitane, hotels e strade. Tutti in perfetta forma, conoscono percorsi, difficolta’ e soprattutto se italiani anche il programma di soggiorno super pianificato, almeno stando a sentire i commenti camminando o incrociandoli alle soste di semafori o mezzi pubblici . L’altra e’ la categoria dei media: giornalisti, free lance, reporter, fotografi, analisti, commentatori, sono a centinaia e si trovano ovunque, negli Starbucks , nei pubs, o nei tavolini esterni di brasserie o ristoranti, infatti dimenticavo di dirvi che qui il clima e’primaverile , pare di esser a Roma nelle famose serate d’autunno ancora inzuppate dell’estiva calura. Continua a leggere