“Avanza tu solo”

Tagore-007
Se gli altri non rispondono all’appello, avanza tu solo,
Se si accovacciano muti, spauriti, la faccia contro il muro,
Dì quello che pensi, fossi l’unico a parlare,
O uomo di sventura.
Se ti voltano le spalle, se abbandonano la dura traversata,
O uomo di sventura,
Calpesta le spine con il piede
E avanza tu solo per la pista bordata di sangue.
Se non tengono viva la fiamma nelle notti di inquieta tempesta,
O uomo di sventura,
Incendia il tuo cuore con la folgore dello strazio
E lascia che bruci lui solo.

Rabindranath Tagore, scrittore bengalese, fu il primo vincitore asiatico del premio Nobel per la letteratura; scrisse più di duemila canzoni, alcune delle quali celebrano il movimento d’indipendenza indiano. La sua posizione all’interno del movimento fu però controversa; Tagore sosteneva infatti che l’imperialismo britannico fosse ” un sintomo politico della nostra malattia sociale” “Avanza tu solo” era una delle canzoni preferite di Gandhi.

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“When I have said “

When I have said ” I love you ” I have saidAmor-q

Nothing at all to tell you; I cannot find

Any speech in any country of the mind

Which might inform you whither I have fled.

In saying ” I love you ” I have gone so far

Away from you, into so strange a land;

You may not find me, may not understand

How I am exiled, driven to a star

Till now deserted. Here I stand about,

Eat, sleep, bewail, feel lonely and explore,

Remember how I loved the world, before,

Tremble in case that memory lets me out.

Islanded here, I wait for you to come

Waiting the day that exiles you to home.

Valentine Ackland (Love speaks its name)

“Il compito del politico”. Aldo Moro

1337597152235moro-aldo-300x245” Il politico non ha solo il compito di non guastare quel che la vita sociale, nel suo evolvere positivo, va di per sé costruendo.Tra la disponibilità e la realtà, tra la ricchezza di base e la composizione armonica nel contesto sociale vi è uno spazio molto vasto ( e ricco di problemi di ogni genere ), il quale ha da essere occupato da un’indispensabile e lungimirante iniziativa politica. Ad essa spetta fare una sintesi appropriata ed organizzare il consenso, non intorno a dati particolari, benché importanti, ma intorno ad un disegno complessivo e, nella sua complessità, compiuto e stabile. Giungere all’unità comporta una grande comprensione delle cose, una visione dell’insieme, la ricerca di giusti equilibri, un vero sforzo di organizzazione. E’ un modo di procedere, del resto inevitabile, in situazioni difficili, il quale rende la vita politica complicata, scarsamente decifrabile, qualche volta irritante. E’ qui  la base di quella differenza che contesta alla politica, la sua funzione e il suo merito.  Eppure non si tratta, bisogna ribadirlo, di alchimie, di artifici, di cortine fumogene, ma di una seria ponderazione degli elementi in gioco, di una ricerca di compatibilità, di una valorizzazione dell’unità nella diversità. “

Aldo Moro

(Articolo del 3 marzo 1978)

Se anche gli alpini dovessero discriminare…

Trovo con rammarico, nel consueto giro di corrispondenza, note che mi amareggiano e in parte scalfiscono quella certezza di aver sempre fatto parte di un corpo, quale gli alpini, dedito alla sostanza delle cose, a fatti concreti  che i suoi appartenenti realizzano grazie alle proprie capacità e al grande spirito sociale volto a privilegiare la collettività e non il singolo individuo. Corpo a cui sento di appartenere con fierezza nonostante la mia diversità. Nessuno, si è mai curato a ragion di statuto di farmi domande sulla vita privata e men che meno di distogliermi da una delle tante azioni di soccorso solo perchè diverso. Le mie braccia son servite come quelle di tanti altri e come recita una doverosa pubblicità progresso, nel momento del bisogno, al malato non interessa sapere quali siano le tue preferenze sessuali.

Detto questo entro nel merito e pubblico con piacere, favorendone una riflessione e discussione, una corrispondenza tra Luca, un amico, scrittore e collega radiofonico e il Direttore dello storico ” Giornale dell’Alpino” Bruno Fasani. A seguire l’articolo dal quale prende spunto la discussione e nel successivo la corrispondenza intercorsa tra Luca e il Direttore, dalla quale ne scaturisce poi la mia amarezza e perplessità.

Grazie per l’attenzione, come sempre !

Bruno

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La preghiera del ribelle

resistenza_resistenzaDai documenti storici della guerra di liberazione  A.N.P.I.

Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione,
che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dominanti, la sordità inerte della massa,
a noi, oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libera vita,
dà la forza della ribellione.

Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi:
alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura.

Noi ti preghiamo, Signore.

Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria: sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell’amarezza.

Quanto piú s’addensa e incupisce l’avversario, facci limpidi e diritti. Continua a leggere

La cecità dei benestanti

distruzione_fantasy

Immagino per qualche minuto di osservare il mio Paese dal roof garden dello spazio. Una skyline mozzafiato, mi regala qualcosa di speciale, il mondo ce l’invidia. Poi, vengo però attratto da una tenebrosa macchia nera che par quasi avvolgere l’interno della penisola. Strofino gli occhi per mettere a fuoco, notando distintamente devastazione, distruzione, palazzi ancora avvolti dalle fiamme, osservo meglio e ciò che vedo mi atterrisce. Non vedo gente armata di idranti attorno a quei fuochi, non scorgo uomini e donne con attrezzi per spostare le macerie e dar spazio alla ricostruzione e ancor peggio, pochi ed isolati son coloro che convergono verso i feriti, i deboli, i più colpiti da quella distruzione. Ecco ciò che vedo. Assisto incredulo all’affabulare di una tragicomica storia che non cessa di ripetersi da quasi vent’anni e i bimbi che ne furono destinatari nei racconti dei grandi, oggi a loro volta continuano a narrarne la trama. In questa storia i protagonisti son sempre e solo due. In Italia li distiguono i colori : rossi e neri. Quel che sorprende è che in questa è una storia non c’è un finale e non si  ipotizza mai, a differenza di una favola o di un film americano un lieto fine. Sfogliando il racconto nelle pagine di questi anni però, emerge con crudezza  una dato :le tangibili conseguenze di interminabili battaglie ideologiche. Continua a leggere