L’uomo nomade è più felice. Bruce Chatwin.

Negli ultimi tempi, mi capita spesso di soffermarmi a pensare quanti km abbia percorso nel mondo. Da una piccola cittadina italiana ai poli estremi dell’emisfero, per le caotiche vie di grandi metropoli urbane o in solitari sentieri in foreste o villaggi sperduti tra oceani e deserti. Mi domando come possa un essere umano trascorrere la propria esistenza in un unico luogo, il classico mantra “casa, lavoro-lavoro-casa”. Mi chiedo anche cosa abbia dovuto sacrificare per farmi ammaliare da luoghi lontani, esotici, rurali o super moderni. Di certo amicizie, il consacrare l’immobilità con la vicinanza a chi tieni paga? Forse non come si crede. Amori ? Forse ! Ma tentare di arrestare un nomade non è impresa da poco, neanche se la posta in gioco è un aritmia sentimentale. Relazioni sociali ? No. La libertà di viaggiare ed entrare in connessione con “l’altro”, con la natura e le tradizioni che ne avvolgono i residenti non ha eguali nella formazione caratteriale, mentale e spirituale. Continua a leggere

Ciao Verona ! Si riparte…una storia infinita.

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Viaggiare è fatale al pregiudizio, al bigottismo, e alla ristrettezza mentale.

(Mark Twain)

Eccolo lì, il primo cartone, posto al centro del soggiorno, catalizza l’attenzione di chiunque entri o la mia, quando affondo gli ultimi passi rientrando da un viaggio. Anche questa volta un ciclo si chiude e con esso un segmento della mia vita irrequieta. Poche settimane e anche Verona troverà spazio nell’album dei ricordi lasciando spazio a nuove esperienze, conoscenze, amicizie e modi di vita. Quanta gente ho conosciuto e incontrato in trent’anni di viaggi e residenze intorno al mondo ? Tanta, tantissima. Pur sembrando strano, essa, ognuna a proprio modo ha arricchito il modo di essere, di comprendere le cose, i gesti, le azioni, la diffidenza, l’ospitalità, la fiducia, l’amore per la propria terra, una terra che per un viaggiatore non ha spazi e confini ma solo il gusto di libertà. Posti che mi han regalato,  in maniera ancestrale, l’immagine terrena di un paradiso irraggiungibile, i cui colori vividi e la flora selvaggia, imprimevano emozioni esaltanti, fotogrammi indelebili. Luoghi ove la ricchezza sfrenata e ostentata brutalizzava la povertà di altri luoghi troppo spesso dimenticati da Dio e dagli uomini fortunati. Paesi liberi, Paesi oppressi e sepolti dalla voglia di esistere e contravvenire a ideologie ormai desuete, tenute in piedi dalla tirannia e dalla forza del potere. Ho visitato città divise da un muro che non era solo cemento ma tomba della libera espressione. Contrariamente a molti, non ho nulla di tutto ciò da mettere nei cartoni che mi accingo a riempire, non ho mai amato acquistare souvenir, bramavo raccogliere parole, storie, musiche, colori di ogni Paese, non sentendomi turista ma libero cittadino del mondo seguace del proprio istinto, scegliendo anno dopo anno dove vivere e con chi vivere. Ho poche foto che rammentino quel vissuto ma ho mani che hanno abbracciato, uomini, donne, bambini, giovani, anziani, disadattati, hippies, anarchici , nobili e perseguitati. Le mie orecchie hanno udito racconti di esuli sovietici, di ex carcerati e torturati dai regimi fascisti argentini o cileni; storie di profonda umiltà di anziani dei Paesi dell’est interpreti giornalmente di difficili azioni di sopravvivenza, anche solo per un litro di latte o una sigaretta; basso il tono della voce o lo sguardo degli occhi per il terrore di esser censiti dalla polizia segreta. I miei occhi hanno visto lacrime di madri di desaparecidos argentini, figli svaniti nel nulla e mai più tornati; Continua a leggere

A.A.A. Sorrisi italiani cercasi.

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Non sempre quando si infierisce su qualcuno, ad esempio quando ci è caro,  vi è empietà nelle nostre azioni. Il riferimento è al mio Paese, l’Italia. In queste settimane di altrui vacanza, ho avuto modo di spostarmi in qualche città : Milano, Verona, Venezia, Sirmione per fare qualche esempio. Città mezze vuote di residenti ma pullulanti di turisti : tedeschi, americani, francesi , spagnoli ma soprattutto russi e di provenienza dei Paesi dell’Est Europa. Ho utilizzato quelle giornate per staccare dal lavoro e ciò mi ha reso particolarmente sereno e attento osservatore, cosa che di solito capita quando mi trovo in città straniere. La riflessione che ne è scaturita è che non siamo più un Paese “simpatico”, quel Paese tanto sponsorizzato nei film del dopoguerra e della “Dolce Vita” felliniana . Quegli italiani che invogliavano gli stranieri a visitare le meraviglie della loro terra e la straordinaria qualità della loro cucina, ma anche sorprendevano per buon umore, entusiasmo e ottimismo. Continua a leggere