La differenza di età certifica un amore ? Pregiudizi obsoleti.

Stefano Accorsi rilascia un’intervista a tutto tondo al Corriere, il rilievo, fra le tante affermazioni fatte, è dato ancora una volta, alla differenza di età tra l’attore e la sua compagna. E cosi, funziona per altre coppie famose, dall’Eliseo alla Casa Bianca ma anche, nelle immacolate ville della verde Brianza e negli anonimi condomini delle periferie italiane. Chiacchiere da ombrellone in estate e da bar di provincia durante l’anno. Frivoli pettegolezzi diurni tra fancazzisti/e quotidiani, magari “rosiconi” come dicono i romani , che qualcosa di inaspettato, bello ed intenso stia capitando a loro amici, vicini, colleghi. Tutto il mondo è paese, nessun confine ne limita l’effetto. Cosa fa paura a terzi di una privata relazione tra due persone adulte, consapevoli e innamorate? Scrivo legittimamente paura perché nell’esposizione delle loro tesi, quasi sempre giungono a dire ” ma però … quando ” o ancora ” se dovesse accadere …” riferito alle più banali ricadute su azioni della vita di relazione. Continua a leggere

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Amore Vs Voler bene . Bello riconoscersi sfidando le certezze.

 

Avvertivo  un piacevole  benessere trovandomi in penombra, rassicurava le mie incertezze. Evitavo l’intensità della luce come quella dei raggi del sole. Peccato, si trattasse solo di una vile autodifesa. Ci vuole coraggio, molto, per mettere in discussione delle certezze. Così nella vita, sul lavoro, con gli amici come pure nella sfera sentimentale. Gli incontri  “colpo di fulmine” , (io ci credo, non potrei altrimenti) sono stati, per legge di causa-effetto l’inizio di susseguenti relazioni. Non conosco vie di mezzo, amo mettermi in gioco, molto meno razionalizzare il momento e le ragioni opportune. Sì, come scrisse Susanna Tamaro, io vado dove mi porta il cuore. Come tanti/e ho avuto storie fortunate e meno, ma quasi mai superficiali. Nonostante credessi in quel che facevo, a volte, nutrivo le relazioni con l’autoconvincimento, soprattutto in momenti di burrasca, che ciò che provassi fosse amore, indipendentemente che quello in ricezione lo fosse o meno. Continua a leggere

Anche la Disney si adegua all’intramontabile bigottismo “Made in Italy”

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Nutrivo speranze all’inizio del nuovo secolo, ( io appartengo al precedente) di veder ammorbidito o quanto meno in fase di evoluzione, quel pruriginoso fastidio all’utilizzo della parola “sesso”nel mio bel Paese. Mera illusione. Quanto scrivo l’avevo previsto durante il mio soggiorno a New York e citato durante una corrispondenza radiofonica. Big Apple era tappezzata di poster giganteschi e negozi o coffee center invasi da gadgets della nuova produzione Disney, dal titolo :Moana.

Ho nutrito la saggia percezione che in Italia al movie avrebbero sostituito il nome. Non ho dovuto attendere molto. I trailers pubblicizzano il film col nome : Oceania. Davvero imbarazzante anche se da sbellicarsi.

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Un odio apolide, senza tempo e l’orgoglio di non dimenticare.

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Avvolti da un’ipocrisia palpabile, siamo a celebrare una nuova giornata mondiale contro l’omofobia. Nel mio Paese c’è ormai poco da dire se non un nulla di fatto sul fronte legislativo, nonostante la costituzione dovrebbe garantire pari diritti e dignità ad ogni cittadino. Noi continuiamo ad essere cittadini di serie B. Siamo ancora a discutere della validità dei Gay Pride come strumento di lotta e riconoscimento politico; quello resta l’unico manifesto di una comunità che è, anche quello, ma non sono quello. E’ una comunità variegata nelle sue molteplici attività. Un insieme di giovani e meno giovani e famiglie che non cessano di apportare contributi culturali, artistici, sociali, sportivi, politici, strutturali alla società di questo Paese . Attivisti che impiegano il loro tempo a costruire una società migliore in termini di rispetto e pari dignità. Ma i detrattori, i moralisti preferiscono non vedere che le nostre emozioni di persone che amano sono identiche allle loro , continuano a correlare il nostro amore al disgusto e con esso l’azione di derisione, neppure in faccia ma alle spalle nella maggior parte dei casi; proseguono con atti violenza gratuita perchè in un attimo di tenerezza osiamo prendere per mano il nostro compagno, violenza che a volte toglie la vita. Questo è ciò che mi sento di dire in questa giornata,  orgoglioso come sempre di non dimenticare i cadaveri, i detenuti, i violentati, i torturati, che hanno pagato con la vita l’audacia di esser se stessi in tempi e luoghi diversi. Ho scelto una pagina drammatica del diario di Reinaldo Arenas, scritto durante la detenzione nel carcere del Morro all’Avana durante la rivoluzione cubana. Ogni riga è violenza che si incunea nella mente di chi come me, non può permettersi di dimenticare, rispettare e tacere. B.C.

“…Quando arrivai al Morro molti prigionieri riconobbero in me l’assassino, lo stupratore e l’agente della CIA; fui circondato da un’aureola di rispettabilità, anche tra i vari assassini. E così dormii in terra soltanto la prima notte, nella sezione numero sette dove mi avevano internato, una sezione che non era riservata agli omosessuali ma a colpevoli di vari crimini. Gli omosessuali erano nelle due peggiori sezioni del Morro, al piano interrato : due buchi fetidi e senza gabinetto che, quando si alzava la marea si allagavano. Gli omosessuali non venivano trattati come esseri umani, ma come bestie. Erano gli ultimi ad andare a mangiare e così potevamo vederli: li picchiavano qualunque cosa facessero, per quanto insignificante. I soldati che ci facevano la guardia e che si facevano chiamare “combattenti” erano reclute in punizione che sfogavano tutta la loro furia contro gli omosessuali. Chiaramenti non li chiamavano omosessuali, ma froci o, nel migliore dei casi checche. Le celle delle checche erano come il girone più basso dell’inferno. Molti di quegli omosessuali erano gente tremenda spinta dalla discriminazione e dalla miseria a commettere delitti comuni. Continua a leggere

Nuove generazioni, vecchi tabù…in Italia.

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Ricordo, quando avevo vent’anni, davo la colpa ai cinquant’enni. Oggi che i cinquant’enni di allora sono ottuagenari, i miei coetanei e vicini d’età sembra vogliano perpetuare quell’insaziabile senso di morbosità verso argomenti considerati fastidiosi, inopportuni, quasi al limite dell’immorale. Mi riferisco al tema dell’educazione sessuale e la sua divulgazione sia nei luoghi preposti per diritto, come la famiglia, sia in quelli di formazione come la scuola. E’ di pochi mesi la pubblicazione in Germania, di un manuale per l’educazione sessuale agli adolescenti. “Make Love” questo il titolo del libro scritto a due mani da un’importante sessuologa e una giornalista freelance. Non solo in due mesi ha raggiunto le duecentomila copie vendute ma è stato inserito dal ministero della pubblica istruzione come libro di testo. Il libro racconta il sesso senza vergogna, con un linguaggio sobrio, attraverso un apparato di note di carattere scientifico ed antropologico, partendo dal presupposto che viviamo in un’epoca di invasione pornografica, in rete, alla televisione, nelle riviste, ma di sessualità ne sappiamo davvero poco. A corredo dei testi, fotografie di intimità eterosessuale e omosessuale. Il messaggio di fondo è che nominare in modo appropriato il sesso e tutto quel che gli ruota attorno serve ad aumentare la consapevolezza di sé e degli altri e la capacità di gestire desideri, impulsi, situazioni. Non a caso, più volte viene ripetuta l’indicazione che si deve dire di sì solo quando se ne ha voglia e che non ci si deve mai sentire forzati: il no è sempre legittimo e deve essere rispettato, anche se arriva all’improvviso. Sfogliandolo vi si trovano informazioni utili sui diversi orientamenti sessuali, omosessualità, bisessualità, eterosessualità, con un paragrafo dedicato anche a pratiche come il travestitismo e alla questione della transessualità. Ha poi un focus sulle malattie a trasmissione sessuale come Aids/Hiv, Continua a leggere