Possiamo chiamarli uomini ? Olocausti moderni, troppo distanti dai nostri confort.

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Il fatto quotidiano ha pubblicato nei giorni scorsi, una testimonianza, agghiacciante, fra le tante degli scampati agli orrori del regime siriano di Assad. Non servono commenti, se non silenzi e riflessioni umane. Ci si chiede come nostri simili possano coltivare un odio che rechi ancora a impensabili atrocità nonostante gli errori della storia. Ma anche su come, per paure nostre ed autodifesa, a volte giustificata, vediamo in chi fugge da questi orrori solo ciò che vogliamo vedere per opportunità, spesso politica. Come ripudiare un nostro fratello o sorella in fuga  dalla morte ? Uno Stato deve garantire sicurezza “deve” e, se non è in grado di farlo o non lo ha fatto per politiche inette e superficiali, non generalizzi o strumentalizzi sulla pelle di persone innocenti, considerate meno che rifiuti , come si legge nelle righe che seguono.  Buona lettura e grazie al quotidiano per questo servizio. Continua a leggere

Europa…vecchio scarpone.

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Il 25 marzo del 1957, nel secolo scorso, alcuni uomini politici ebbero il coraggio di guardare lontano facendosi avvolgere da emozioni costruttive, certi avrebbero tracciato la strada per un futuro umano e comunitario migliore. Di anni ne sono trascorsi, e con essi, governi succeduti, imponenti figure di statisti sostituite da comparse mediatiche destinate a sgonfiarsi come l’arroganza e ipocrisia usata ad obiettivi spenti. Ciechi e sordi agli umori dei cittadini, veri titolari dell’esercizio del potere in democrazia, hanno lentamente sostituito ideali nobili e chiari con la costruzione di un fanta-stato governato da tecnocrati e da politici di serie B, nella maggior parte dei casi collocati per sopperire alla decadenza d’elettorato nei singoli Paesi d’appartenenza. Una gigantesca gabbia fatta di commissioni , numeri, e tonnellate di carta passate di mano tra migliaia di pseudo collaboratori e consulenti. Continua a leggere

Quando eravamo piccoli.

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Ricordo tratti dell’infanzia, dove la finestre di casa davano su nastri trasportatori meccanici intenti a spingere balle di fieno ai piani alti del fienile di fronte. Mattinate in cui il muggito delle mucche diveniva assordante quanto il frinire delle cicale nelle notti d’estate, vili assassine di sonni tranquilli. Un’infanzia colorita ma soprattutto plasmata di azioni che davano forma a cose concrete : prodotti, mestieri, valori, sapere, passione. Faccio questa premessa perché nel baccano di Alexander Platz, sono circondato da migliaia di “bauern und landwirte”, contadini e agricoltori. Si celebra la “settimana verde”. Sono circa venticinquemila e  centinaia di trattori ipertecnologici invadono questa piazza immensa rendendola ancor più viva. Cosa vogliono questi Peter, Hans, Wilhelm, e tanti altri ? Dicono basta ad una politica agricola industriale, dicono stop a grandi allevamenti di massa; si oppongono alla firma di accordi commerciali transatlantici che di qui a poco, spingeranno sui mercati tedeschi e non solo, prodotti geneticamente modificati. Continua a leggere

Italia: apologia dell’indifferenza

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Grazie ad un lavoro che permette di viaggiare, chi come me vive molto tempo a contatto con culture differenti, troverà bizzarro se non da “sit-com” la realtà politica contemporanea di questo Paese. La sensazione di frustrazione è palpabile ovunque e mentre chi può, chi deve, leva le tende e sceglie altre mete per dare una svolta o un futuro più roseo alla propria vita, c’è anche chi resta aspettando che “un nuovo miracolo italiano” sovverta una situazione al limite della tragedia. Sono stanco ma direi forse più schifato, incazzato, rabbioso di assistere ad un’incapacità collettiva di stampa, radio, tv, e classe politica in generale nel gestire una situazione degenerata a tal punto da calpestare i più elementari diritti della democrazia. Leggendo queste affermazioni, molti potrebbero stupirsi  abituati alla mia franchezza sempre in contorni civili e pacati, ma anche le riflessioni pongono un limite alla decenza. Sono mesi e settimane che il tema del giorno è la questione Berlusconi. Il nostro Paese non ha più una propria identità Continua a leggere

Disobbedienza civile. Coraggioso Thoreau.

 

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“Per sei anni non ho pagato la tassa elettorale. Per questa cosa una volta sono stato messo in prigione per un’intera notte; e mentre contemplavo le mura di pietra massiccia, spesse due o tre piedi, la porta di legno e ferro, spessa un piede, e la grata di ferro dalla quale filtrava la luce, non ho potuto fare a meno di essere colpito dalla stupidità di quell’istituzione che mi trattava come se fossi stato semplice carne, sangue e ossa da mettere sotto chiave. Mi stupivo che alla fine avessero concluso che questo fosse il miglior uso che potessero fare di me, e che non avessero mai pensato di avvalersi in qualche modo dei miei servigi. Capii che se c’era un muro di pietre tra me e i miei concittadini, ce n’era uno ancora più difficile da scalare o da rompere prima che essi arrivassero ad essere liberi come me. Non mi sentii nemmeno per un istante imprigionato, e le mura sembravano un grande spreco di pietre e di malta. Mi sentivo come se fossi l’unico, fra tutti i miei concittadini, ad aver pagato la mia tassa. Loro chiaramente non sapevano come trattarmi, e si comportavano da persone rozze. Continua a leggere

Un odio apolide, senza tempo e l’orgoglio di non dimenticare.

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Avvolti da un’ipocrisia palpabile, siamo a celebrare una nuova giornata mondiale contro l’omofobia. Nel mio Paese c’è ormai poco da dire se non un nulla di fatto sul fronte legislativo, nonostante la costituzione dovrebbe garantire pari diritti e dignità ad ogni cittadino. Noi continuiamo ad essere cittadini di serie B. Siamo ancora a discutere della validità dei Gay Pride come strumento di lotta e riconoscimento politico; quello resta l’unico manifesto di una comunità che è, anche quello, ma non sono quello. E’ una comunità variegata nelle sue molteplici attività. Un insieme di giovani e meno giovani e famiglie che non cessano di apportare contributi culturali, artistici, sociali, sportivi, politici, strutturali alla società di questo Paese . Attivisti che impiegano il loro tempo a costruire una società migliore in termini di rispetto e pari dignità. Ma i detrattori, i moralisti preferiscono non vedere che le nostre emozioni di persone che amano sono identiche allle loro , continuano a correlare il nostro amore al disgusto e con esso l’azione di derisione, neppure in faccia ma alle spalle nella maggior parte dei casi; proseguono con atti violenza gratuita perchè in un attimo di tenerezza osiamo prendere per mano il nostro compagno, violenza che a volte toglie la vita. Questo è ciò che mi sento di dire in questa giornata,  orgoglioso come sempre di non dimenticare i cadaveri, i detenuti, i violentati, i torturati, che hanno pagato con la vita l’audacia di esser se stessi in tempi e luoghi diversi. Ho scelto una pagina drammatica del diario di Reinaldo Arenas, scritto durante la detenzione nel carcere del Morro all’Avana durante la rivoluzione cubana. Ogni riga è violenza che si incunea nella mente di chi come me, non può permettersi di dimenticare, rispettare e tacere. B.C.

“…Quando arrivai al Morro molti prigionieri riconobbero in me l’assassino, lo stupratore e l’agente della CIA; fui circondato da un’aureola di rispettabilità, anche tra i vari assassini. E così dormii in terra soltanto la prima notte, nella sezione numero sette dove mi avevano internato, una sezione che non era riservata agli omosessuali ma a colpevoli di vari crimini. Gli omosessuali erano nelle due peggiori sezioni del Morro, al piano interrato : due buchi fetidi e senza gabinetto che, quando si alzava la marea si allagavano. Gli omosessuali non venivano trattati come esseri umani, ma come bestie. Erano gli ultimi ad andare a mangiare e così potevamo vederli: li picchiavano qualunque cosa facessero, per quanto insignificante. I soldati che ci facevano la guardia e che si facevano chiamare “combattenti” erano reclute in punizione che sfogavano tutta la loro furia contro gli omosessuali. Chiaramenti non li chiamavano omosessuali, ma froci o, nel migliore dei casi checche. Le celle delle checche erano come il girone più basso dell’inferno. Molti di quegli omosessuali erano gente tremenda spinta dalla discriminazione e dalla miseria a commettere delitti comuni. Continua a leggere

“Avanza tu solo”

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Se gli altri non rispondono all’appello, avanza tu solo,
Se si accovacciano muti, spauriti, la faccia contro il muro,
Dì quello che pensi, fossi l’unico a parlare,
O uomo di sventura.
Se ti voltano le spalle, se abbandonano la dura traversata,
O uomo di sventura,
Calpesta le spine con il piede
E avanza tu solo per la pista bordata di sangue.
Se non tengono viva la fiamma nelle notti di inquieta tempesta,
O uomo di sventura,
Incendia il tuo cuore con la folgore dello strazio
E lascia che bruci lui solo.

Rabindranath Tagore, scrittore bengalese, fu il primo vincitore asiatico del premio Nobel per la letteratura; scrisse più di duemila canzoni, alcune delle quali celebrano il movimento d’indipendenza indiano. La sua posizione all’interno del movimento fu però controversa; Tagore sosteneva infatti che l’imperialismo britannico fosse ” un sintomo politico della nostra malattia sociale” “Avanza tu solo” era una delle canzoni preferite di Gandhi.

Giovani con la passione del proprio Paese.

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” Il potere della gente è più forte della gente al potere. “

… il nostro problema più grave è che, ironia della sorte, in Egitto ciascuno vede soltanto i propri problemi. Non capiamo che anche se le difficoltà che sperimentiamo sono diverse, la causa è una sola . Non proviamo più compassione per i poveri … In quanti di noi si sono fermati a pensare a come una persona possa vivere con uno stipendio di 300 lire ? Sottovalutiamo questi dati e li ignoriamo pensando che non ci riguardino. Ma questi individui come faranno ? Ruberanno, accetteranno tangenti e apriranno una porta alla corruzione. Queste persone potrebbero influire direttamente sulla vostra vita perchè sono i dirigenti delle agenzie governative, gli insegnanti dei vostri figli, chi prepara il pane che mangiate eccetera. E se decidono di essere onesti cittadini che non accettano tangenti finiscono con il vivere come animali, perdendo ogni senso di appartenenza o di patriottismo e trasmettono questo sentimento ai propri figli… Ed ecco da dove nasce quella frase che sentiamo spesso pronunciare dai più poveri : ” Questo non è il mio Paese, è il loro”, dove il “loro” si riferisce al regime e ai ricchi uomini d’affari di cui si circonda. Le religioni invitano gli esseri umani a preoccuparsi per il loro prossimo, i problemi di una società rappresentano un pericolo molto maggiore rispetto a quelli di un singolo individuo… E’ come se fossimo tutti su una barca: Continua a leggere