La dignità suona con una corda sola. Armonie che per i più attenti colpiscono dritte al cuore.

barbone_uomo_povero_fame-id21948

Stamattina Simone dormiva sotto il mio portone. Se non avessi saputo che sotto quelle coperte sporche e sottili si nascondeva il mio amico, avrei sicuramente guardato dall’altro lato della via e sarei stata sola con i miei pensieri.
Ma Simone era lì. La sua sagoma piccola e minuta si scorgeva solo perché qualche movimento la rendeva viva. Al mio saluto, prima ha borbottato e poi , come se il mattino l’avesse inavvertitamente attraversato, mi ha guardato. Gli occhi felici di vedermi, senza la cupezza che gli riconosco appena incomincia a bere dal cartone, la voce abbastanza chiara da dirmi che tutto andava bene e la neve non l’aveva disturbato più di tanto.
LA BORSA DI PLASTICA CON LE COPERTE. E, accanto a lui, il suo bagaglio di cose regalate e trovate, sorprese nei cassonetti. La borsetta di plastica con dentro le sue coperte e le scarpe grosse, per quando non li senti più i piedi, un pezzo di pane per quando non trovi niente e forse non hai neanche voglia di quello. Tutto da nascondere dietro ai cespugli perché nessuno, ma proprio nessuno li trovi ,così da essere sicuro di avere qualcosa di tuo, in un angolo di mondo solo per le tue mani.
La gente passava, lo guardava e mi guardava con uno sguardo che nega ogni possibilità di esistere e di far rumore. Simone si fa guardare, ma non lo vogliono vedere: sarà che non rientra nelle nostre vite, nelle nostre famiglie apparentemente felici e nella stupidità che fa sì che un uomo lo si debba aiutare solo se non puzza e non ha i geloni sulle man, il freddo che lo attanaglia da anni.

BARBUTO, GOBBO E VITTIMA DEL FREDDO. Le sue nocche oramai sono diventate rosa pallido, il gelo ustiona come ustiona la sua immagine: barbuta, gobba, nauseante. Una volta mi ha raccontato di gente che ha abitato nella sua vita: non lo so, potrebbe essere vero, oppure potrebbe essere solo il desiderio di sapere che qualcuno, un giorno lo ha amato. La sua vita la passa seduto sui marciapiedi, senza chiedere nulla.

La voglia di non chiedere nulla

Continua a leggere

L’imponenza dei grattacieli invita a guardare in alto, evitando lo sguardo ai marciapiedi

img_1112

New York…  “Step out the front door like a ghost, into the fog where no one notices, the contrast of white on white” … le note di Round Here dei Counting Crows sparate dal mio IPod, accompagnano una mattinata di sole e cielo azzurro. Il contrasto e’ tale che ogni cento metri diviene spontaneo accogliere l’invito a sollevare gli occhi verso la maestosita’ delle costruzioni circostanti…sembrano erigersi al punto più’ alto dell’infinito.  Nel suo caos inarrestabile, frenetico come appare a chi non vi convive, ogni cosa sembra collocata a dovere, quasi una scenografia hollywoodiana. Multietnie conviventi; mix di classi sociali che si intersecano nelle loro quotidianita’ senza sfiorarsi; aree lussuosissime ed aree degradate separate solo dal colore della pelle o dal valore del l’estratto conto dei residenti; Continua a leggere

Pensieri senza tetto. Fastidiose visioni per una società perfetta.

homeless-men-eating

QUANDO I SENZATETTO “DISTURBANO LA VISTA”, DAL N°14 DI PENSIERI SENZA TETTO

30 marzo 2012 | Luigi Comacchio

Erano le sette del mattino; la maggior parte di noi stava dormendo, alcuni si erano già svegliati e se ne erano andati, non prima di aver messo in ordine lo spazio, raccolto i propri averi, piegate le coperte e messe in un angolo. Siamo stati svegliati dalla PolFer, la polizia ferroviaria, dai cinofili e dalla polizia. Ci hanno chiesto i documenti, siamo stati invitati a prendere lo stretto necessario e a radunarci lungo la discesa che porta ai binari morti. Mi sono sentita messa in un recinto, come si fa con un gregge di animali. Ci hanno trattenuti lì fino alle 10, il tempo per redigere il verbale e fare ad ognuno una multa da 516 euro che, chi non può pagare – perché se dormi in strada, evidentemente, 500 euro non li hai- si vedrà detrarre, un giorno, da futuri stipendi o pensioni. Quando gli abbiamo chiesto se potevamo prendere almeno le nostre coperte, ci hanno risposto “Ve le diamo dopo, non vi preoccupate”. E invece le hanno buttate, e insieme a loro tutti i nostri averi. Io avevo uno zaino con dei referti di esami medici, il ricambio dei vestiti… tutto finito nella spazzatura! Forse loro non capiscono quanto valgano per noi quelle coperte. È difficile ottenerne di nuove perché la maggior parte sono state date durante l’emergenza freddo e i servizi assistenziali non ne hanno abbastanza per tutti. Ma questo problema non li tocca minimamente, infatti sapete cosa mi ha detto una poliziotta? Continua a leggere