L’uomo nomade è più felice. Bruce Chatwin.

Negli ultimi tempi, mi capita spesso di soffermarmi a pensare quanti km abbia percorso nel mondo. Da una piccola cittadina italiana ai poli estremi dell’emisfero, per le caotiche vie di grandi metropoli urbane o in solitari sentieri in foreste o villaggi sperduti tra oceani e deserti. Mi domando come possa un essere umano trascorrere la propria esistenza in un unico luogo, il classico mantra “casa, lavoro-lavoro-casa”. Mi chiedo anche cosa abbia dovuto sacrificare per farmi ammaliare da luoghi lontani, esotici, rurali o super moderni. Di certo amicizie, il consacrare l’immobilità con la vicinanza a chi tieni paga? Forse non come si crede. Amori ? Forse ! Ma tentare di arrestare un nomade non è impresa da poco, neanche se la posta in gioco è un aritmia sentimentale. Relazioni sociali ? No. La libertà di viaggiare ed entrare in connessione con “l’altro”, con la natura e le tradizioni che ne avvolgono i residenti non ha eguali nella formazione caratteriale, mentale e spirituale. Continua a leggere

Inquietudine

577493_10151475567863585_805433322_n…”Quanto più alta è la sensibilità, e più sottile la capacità di sentire, tanto più assurdamente essa vibra e freme per le piccole cose. E’ necessaria una prodigiosa intelligenza per provare angustia in una giornata buia. L’umanità che è poco sensibile, non prova angustia a causa del tempo, perchè fa (?) sempre tempo; non sente la pioggia se non quando essa le cade addosso. La giornata è opaca e molle di un caldo umido. Solitario, in ufficio, passo in rassegna la mia vita e quello che vedo in essa è come la giornata che mi opprime e mi affligge. Mi rivedo bambino contento per un nulla, adolescente che anelava a tutto, uomo senza gioia e senza speranza. E tutto questo è successo nella mollezza e nell’opacità, come la giornata che me lo fa ricordare. Chi di noi può dire, voltandosi indietro sulla strada che non ha ritorno, che l’ha seguita come doveva? “

FERDINANDO PESSOA ( Il libro dell’inquietudine)