La differenza di età certifica un amore ? Pregiudizi obsoleti.

Stefano Accorsi rilascia un’intervista a tutto tondo al Corriere, il rilievo, fra le tante affermazioni fatte, è dato ancora una volta, alla differenza di età tra l’attore e la sua compagna. E cosi, funziona per altre coppie famose, dall’Eliseo alla Casa Bianca ma anche, nelle immacolate ville della verde Brianza e negli anonimi condomini delle periferie italiane. Chiacchiere da ombrellone in estate e da bar di provincia durante l’anno. Frivoli pettegolezzi diurni tra fancazzisti/e quotidiani, magari “rosiconi” come dicono i romani , che qualcosa di inaspettato, bello ed intenso stia capitando a loro amici, vicini, colleghi. Tutto il mondo è paese, nessun confine ne limita l’effetto. Cosa fa paura a terzi di una privata relazione tra due persone adulte, consapevoli e innamorate? Scrivo legittimamente paura perché nell’esposizione delle loro tesi, quasi sempre giungono a dire ” ma però … quando ” o ancora ” se dovesse accadere …” riferito alle più banali ricadute su azioni della vita di relazione. Continua a leggere

Anche la Disney si adegua all’intramontabile bigottismo “Made in Italy”

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Nutrivo speranze all’inizio del nuovo secolo, ( io appartengo al precedente) di veder ammorbidito o quanto meno in fase di evoluzione, quel pruriginoso fastidio all’utilizzo della parola “sesso”nel mio bel Paese. Mera illusione. Quanto scrivo l’avevo previsto durante il mio soggiorno a New York e citato durante una corrispondenza radiofonica. Big Apple era tappezzata di poster giganteschi e negozi o coffee center invasi da gadgets della nuova produzione Disney, dal titolo :Moana.

Ho nutrito la saggia percezione che in Italia al movie avrebbero sostituito il nome. Non ho dovuto attendere molto. I trailers pubblicizzano il film col nome : Oceania. Davvero imbarazzante anche se da sbellicarsi.

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Il papa degli ultimi . Libere opinioni.

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Gesù Cristo ha detto cose grandi in modo così semplice che sembra non le abbia pensate, ma in modo così preciso che è chiaro che le ha pensate. Questa chiarezza e questa semplicità insieme sono ammirevoli.

È il pensiero di Blaise Pascal e trovo rifletta il pensiero dogmatico di Papa Francesco. Le righe che sto per scrivere ho la certezza , faranno storcere il naso a molti ma altrettanti ne condivideranno l‘opinione. Sono credente, cristiano e cattolico, praticante mutevole secondo età e purtroppo necessità. Ho avuto, come tanti, essendo nato nel secolo scorso e nel boom degli anni sessanta democristiani, una assidua frequentazione degli ambienti ecclesiastici per poi, col passare del tempo averne meno ma qualitativamente migliore. Come appassionato di comunicazione e storia vaticana, dal giorno del suo insediamento sul trono di Pietro, seguo l‘attività di questo Papa, come pure le azioni dell‘esercito catto–integralista sempre più agguerrito che ne critica le gesta. Continua a leggere

Il nuovo Vietnam ha già perdonato e dimenticato

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Oggi la crisi asiatica è un ricordo lontano e a Saigon si ritorna a respirare un’atmosfera eccitata. Il Vietnam è inondato dagli investimenti stranieri. Non sono solo gli occidentali ad averlo scoperto come nuova frontiera della globalizzazione. Anche le grandi imprese cinesi del tessile-abbigliamento e del calzaturiero delocalizzano qui. La Cina, di fronte alle tensioni protezionistiche con l’Europa e l’America, impara a diversificare il rischio. Produrre con l’etichetta “made in Vietnam” consente di aggirare dazi e barriere, oltre a profittare di costi ancora più bassi di quelli cinesi: il salario minimo in Vietnam è di 65 $ al mese. Il boom che rilancia Saigon città dai facili costumi calpesta i sogni di chi aveva creduto di costruire un paese diverso. Tra coloro che non si lasciano travolgere dalla nuova febbre dell’oro c’é la scrittrice Pham Thi Hoai. Nel romanzo “il messaggero celeste” ha scritto le parole più amare sul Vietnam di oggi :

Due grandi guerre sono passate; le medaglie luccicano soltanto durante le cerimonie, gli eventi straordinari sono ridotti in formato diciannove per ventuno nelle biblioteche pubbliche. Le grandi imprese… La gente comincia solo ora a trovare gli spazi per rileggerle e il desiderio di compierne delle nuove è seriamente compromesso a causa del dubbio, quando non cade in uno spazio desolato, scosso soltanto dallo sforzo vano di qualche persona di buona volontà. Né gli slogan e la violenza, né i gesti folli possono risvegliare quel desiderio. E così, le grandi imprese vengono sostituite da piaceri fittizi Continua a leggere

Disteso sotto un cielo d’azzurro.

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E’ così vicino che quasi pare di toccarlo, limpido, azzurro, intenso, infinito. Ho voluto salire fin quassù per incontrare la mia anima. Solo, senza rumore alcuno, distante da tutto ciò che avrebbe contaminato quei pensieri che sorgono quando l’esigenza di lasciarsi andare diviene prepotenza. Dopo tanto cammino, finalmente eccomi arrivato. Osservo i picchi delle montagne circostanti, la bellezza di una natura ancora intatta. Mi sdraio e resto a fissare il cielo o forse, è lui che scruta me dalla sua onnipotenza. Son qui, disteso sotto un cielo d’azzurro. Chiudo gli occhi ed inizio a pensare a te. Sorrido, e contrariamente agli stolti che nel corso della vita pensano di poter giudicare, decidere, moralizzare, guidare, sensibilizzare, condannare, io penso proprio a te… a te che non sei mai nato. Mi chiedo, che padre sarei mai stato, autoritario, sensibile, affettuoso, conflittuale, competitivo, geloso ? Quello che so e che avrei voluto esserlo. Anche qui, a pochi passi dal cielo come in mezzo ad una folla, non avrei timore di esibire questo mai sopito desiderio di paternità. Continua a leggere

Il debole confine tra dovere e morale

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Quando deve esser messo a tacere il nostro senso civico morale ? Esiste una linea di demarcazione tra esso e il dovere di compiere qualcosa che infranga quel confine ? E’ un dilemma con il quale molti noi han dovuto confrontarsi nel corso della vita, molte volte infrangendone canoni preconcetti. La riflessione parte da un fatto accaduto poche settimane fa ad Avignone in Francia che ha come oggetto il licenziamento di un dipendente di Veolia, il colosso mondiale francese erogatore di acqua, gas ed energia. La causa della messa in fine rapporto evidenzia senza fraintendimenti questa riflessione : licenziato poichè si rifiutava di staccare la fornitura di acqua a chi era incapace di pagare. Per l’impiegato, che da sette anni teneva questo comportamento, si trattatva di una questione morale; per la multinazionale semplicemente di una destabilizzazione nell’organizzazione aziendale. La questione è ora nelle mani dei “Proud’hommes” giudici civili eletti da imprenditori e lavoratori appositamente operativi su conflitti tra lavoratori ed azienda. Il dipendente afferma che appurate le cause dell’impossibilità a sanare il contenzioso, cercava di indirizzare le famiglie presso i servizi sociali oppure a prospettare soluzioni di rateizazzioni di pagamento. L’analisi è ambivalente a seconda che si usi il parametro del datore di lavoro o quello di semplice cittadino e la grave crisi economica mondiale in atto non aiuta certamente a prendere posizione. Come imprenditore si potrebbe obiettare che una maggior attenzione del responsabile gestione risorse, avrebbe individuato lacune e incapacità a quel ruolo del dipendente e quindi bastava un semplice cambio di ruolo o trasferimento. Come cittadino, non fagogitato dal cinismo di una società che predilige ragionare di tecnologia e non di cuore, Continua a leggere