Quando l’amore diviene obsoleto

camera-bimbi

 

 

Sempre più spesso accade di ascoltare da amici o amiche sparsi nel mondo, vivere relazioni e matrimoni della durata di un soffio o ingiallite e galleggianti in una palude di indifferenza reciproca. Facilmente, nel primo caso, l’assunzione di responsabilità o consapevolezza di aver intrapreso un percorso condiviso è considerato un optional, nel secondo l’incertezza di un nuovo futuro o la falsa giustificazione di causare dolo al partner rendono infinito il tempo dell’addio. Ma in ognuna di queste situazioni non è così difficile, anzi direi ordinario, ascoltare affermazioni o confidenze che rilevano quanto molte volte, si sia omesso di esternare senza timore il proprio amore o semplicemente ricordarlo a chi condivide la nostra vita. Una valanga di “se avessi detto; se avessi potuto dire; se mi fossi ricordato ecc.” eruttano traducendo pensieri che prima erano nel deposito del nostro emisfero affettivo. Cerchiamo sempre l’alchimia della felicità pensando, forse erroneamente, sia qualcosa di introvabile o troppo complessa per la nostra conoscenza, in realtà parrebbe più semplice di quanto supposto. Ogni tanto rientrando a casa, basterebbe ricordare alla persona che amiamo, quanto essa sia per noi ancora importante, salutarla con un abbraccio convinto; farle dei complimenti in privato ma anche quando siamo in mezzo agli altri; sovvertire di tanto in tanto le regole a scapito delle formali ricorrenze e ricordarsi con un pensiero o un’azione, chi vive accanto a noi … e molto altro ancora senza per questo andare sulla luna. Su questo tema immagino situazioni paragonabili al periodo dell’infanzia, molte volte proprio questi comportamenti infantili incidono brutalmente la parola fine ad una storia d’amore destinata invece ad un lungo percorso.

Continua a leggere

Annunci

Libertà ed uguaglianza non bastano più all’amore…

ConFusione-immagine-353x210In passato l’amore mandava all’aria norme e vincoli comunitari. Ma una volta abolite le norme e le barriere di ceto e famigliari, esso precipita sempre più nel vuoto: non è più il principio fondamentale della libertà e dell’individualità, che come tale si oppone alle costrizioni sociali. L’amore non incontra più rsistenze, ne è più potenzialmente amorale. Per questo tende a ripiegare su se stesso, a consumarsi e a divenire “atuoreferenziale”. Oggi le vicende di coppi somigliano ai mulini di preghiera tibetani, che ruotano singolarmente e in modo in un certo senso standardizzato: nella pedagogizzazione dell’amore, nell’onanismo pornografico o, più in generale nel fatto che, nell’innamoramento, si investa emotivamente sulla situazione in sé e non sul partner. Così come avviene nella scienza, anche in questo ambito non è più la verità a lottare contro il suo opposto, ma è una verità a urtarsi contro l’altro. Cosicché, come utupia individuale della felicità ( o come utopia dell’individualità felice), il matrimonio d’amore non può più trarre energia dalla resistenza contro divieti e costrizioni sociali: può solo alimentarsi nella concorrenza e nel contrasto con altri ideali di vita. Da tutto ciò derivano confusione, equivoci e qualche episodico accordo. E comunque, una volta divenuto autoreferenziale, l’amore perde il proprio status di garante della sicurezza individuale (e non sociale). L’Amore non esiste più: esiste soltanto al plurale, come “amori”, ossia come utopie variabili, fortemente mediate e difficilmente assimilabili, che hanno alla base idee d’amore del tutto personali e relative a temi come la sessualità, la vita in comune e così via. Continua a leggere