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Ho ucciso i miei fratelli .

Se sangue è sempre stato versato inutilmente o per interessi specifici di Re, Governanti, Nazioni, il mutamento sociale avvenuto negli ultimi due secoli non ha cancellato gli orrori di guerre, torture, o ingiustizie sociali anzi, per taluni, ci fosse una grande guerra sarebbe una decimazione utile al ritorno del benessere.  Questo mutamento ha delegittimato, cancellato quel minuscolo insieme di valori, punto di riferimento nei momenti difficili, nella quotidiana  convivenza reciproca, nell’interscambio di culture e apprendimento globale. “Sì. ho ucciso i miei fratelli.” Ho pensato bene di costruire metropoli popolose, impoverendo la ricchezza dei piccoli centri urbani. Ho deciso che una piccola fabbrica e i profitti che ne traevo  non fossero più sufficienti, quindi ho ritenuto opportuno evolvermi con l’unico scopo di sentirmi onnipotente. Amo strumenti come gli stage, i vouchers, i paradisi fiscali  e fottere il prossimo come parte integrante del mio nuovo DNA. Continua a leggere

L’egoismo di potere logora l’entusiasmo. Il delicato aspetto della gestione risorse.

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Gli spunti da cui traggo il mio pensiero sono due : il recente caso di licenziamento del direttore del personale, della già chiacchierata Gilardoni spa di Mandello, causa maltrattamenti ai dipendenti (l’abbinata con la celebre dott.ssa Cristina era perfetta); e il rapporto dei giovani con i superiori, siano essi colleghi o dirigenti. Il mondo é sempre più governato da finanza e pochi grandi miliardari, la cui propensione è delegare produttività a robot e tecnologia e, la gestione a manager dal sangue freddo e aggressività competitiva. La figura umana, nella pregressa e remota era industriale era centralizzata alla buona conduzione e prosperità dell’impresa. Vi erano imprenditori o artigiani lungimiranti, consapevoli che il rapporto, e talvolta la condivisione dei piani aziendali e produttivi, fossero la condizione ottimale per rendere più sicura l’azienda nell’esercizio delle sue funzioni di profitto.  Continua a leggere

Anche la Disney si adegua all’intramontabile bigottismo “Made in Italy”

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Nutrivo speranze all’inizio del nuovo secolo, ( io appartengo al precedente) di veder ammorbidito o quanto meno in fase di evoluzione, quel pruriginoso fastidio all’utilizzo della parola “sesso”nel mio bel Paese. Mera illusione. Quanto scrivo l’avevo previsto durante il mio soggiorno a New York e citato durante una corrispondenza radiofonica. Big Apple era tappezzata di poster giganteschi e negozi o coffee center invasi da gadgets della nuova produzione Disney, dal titolo :Moana.

Ho nutrito la saggia percezione che in Italia al movie avrebbero sostituito il nome. Non ho dovuto attendere molto. I trailers pubblicizzano il film col nome : Oceania. Davvero imbarazzante anche se da sbellicarsi.

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Quando l’amore diviene obsoleto

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Sempre più spesso accade di ascoltare da amici o amiche sparsi nel mondo, vivere relazioni e matrimoni della durata di un soffio o ingiallite e galleggianti in una palude di indifferenza reciproca. Facilmente, nel primo caso, l’assunzione di responsabilità o consapevolezza di aver intrapreso un percorso condiviso è considerato un optional, nel secondo l’incertezza di un nuovo futuro o la falsa giustificazione di causare dolo al partner rendono infinito il tempo dell’addio. Ma in ognuna di queste situazioni non è così difficile, anzi direi ordinario, ascoltare affermazioni o confidenze che rilevano quanto molte volte, si sia omesso di esternare senza timore il proprio amore o semplicemente ricordarlo a chi condivide la nostra vita. Una valanga di “se avessi detto; se avessi potuto dire; se mi fossi ricordato ecc.” eruttano traducendo pensieri che prima erano nel deposito del nostro emisfero affettivo. Cerchiamo sempre l’alchimia della felicità pensando, forse erroneamente, sia qualcosa di introvabile o troppo complessa per la nostra conoscenza, in realtà parrebbe più semplice di quanto supposto. Ogni tanto rientrando a casa, basterebbe ricordare alla persona che amiamo, quanto essa sia per noi ancora importante, salutarla con un abbraccio convinto; farle dei complimenti in privato ma anche quando siamo in mezzo agli altri; sovvertire di tanto in tanto le regole a scapito delle formali ricorrenze e ricordarsi con un pensiero o un’azione, chi vive accanto a noi … e molto altro ancora senza per questo andare sulla luna. Su questo tema immagino situazioni paragonabili al periodo dell’infanzia, molte volte proprio questi comportamenti infantili incidono brutalmente la parola fine ad una storia d’amore destinata invece ad un lungo percorso.

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A.A.A. Sorrisi italiani cercasi.

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Non sempre quando si infierisce su qualcuno, ad esempio quando ci è caro,  vi è empietà nelle nostre azioni. Il riferimento è al mio Paese, l’Italia. In queste settimane di altrui vacanza, ho avuto modo di spostarmi in qualche città : Milano, Verona, Venezia, Sirmione per fare qualche esempio. Città mezze vuote di residenti ma pullulanti di turisti : tedeschi, americani, francesi , spagnoli ma soprattutto russi e di provenienza dei Paesi dell’Est Europa. Ho utilizzato quelle giornate per staccare dal lavoro e ciò mi ha reso particolarmente sereno e attento osservatore, cosa che di solito capita quando mi trovo in città straniere. La riflessione che ne è scaturita è che non siamo più un Paese “simpatico”, quel Paese tanto sponsorizzato nei film del dopoguerra e della “Dolce Vita” felliniana . Quegli italiani che invogliavano gli stranieri a visitare le meraviglie della loro terra e la straordinaria qualità della loro cucina, ma anche sorprendevano per buon umore, entusiasmo e ottimismo. Continua a leggere