Il papa degli ultimi . Libere opinioni.

image

Gesù Cristo ha detto cose grandi in modo così semplice che sembra non le abbia pensate, ma in modo così preciso che è chiaro che le ha pensate. Questa chiarezza e questa semplicità insieme sono ammirevoli.

È il pensiero di Blaise Pascal e trovo rifletta il pensiero dogmatico di Papa Francesco. Le righe che sto per scrivere ho la certezza , faranno storcere il naso a molti ma altrettanti ne condivideranno l‘opinione. Sono credente, cristiano e cattolico, praticante mutevole secondo età e purtroppo necessità. Ho avuto, come tanti, essendo nato nel secolo scorso e nel boom degli anni sessanta democristiani, una assidua frequentazione degli ambienti ecclesiastici per poi, col passare del tempo averne meno ma qualitativamente migliore. Come appassionato di comunicazione e storia vaticana, dal giorno del suo insediamento sul trono di Pietro, seguo l‘attività di questo Papa, come pure le azioni dell‘esercito catto–integralista sempre più agguerrito che ne critica le gesta. Continua a leggere

L’odio che non conosce età.

300 bambini soldato liberati in Sud Sudan

Ad ogni giorno nuovo, ringrazio. Lo ritengo un dovere, da sempre. Fortuna è soprattutto quando e dove si nasce. Basta esser onesti con sé stessi per comprendere osservando il mondo, quanto pur nelle nostre problematiche, fortunati lo siamo. Non ho vissuto gli orrori di una guerra, non porto le cicatrici per i dolori di una dittatura o guerra civile, sono in parte libero di volgere le mie aspirazioni di vita ad obiettivi non preclusi da uno stato sociale, poiché vivo in democrazia e non in tempi ove avrei potuto esser collocato in una classe inferiore. Non subisco discriminazioni per il colore della pelle, credo nel Dio che ritengo “l’inizio e la fine di tutto” e anche non vi creda più, potrei sempre sceglierne un altro senza finire in cella o impiccato. Ho un lavoro, un tetto per dormire e sempre qualcosa per saziarmi. Oggi, le parole di “Francesco” sull’orrore dei bambini soldato mi han riportato per un momento al mio “grazie” giornaliero. Sentir parlare di violenza, di odio è una cosa, toccarlo con mano un’altra e ciò rafforza la consapevolezza di sentirsi fortunati quando questi elementi non non appartengono alla tua vita. La prima volta che lessi e compresi il significato della parola “odio” fu durante la preparazione della tesi, Continua a leggere

Tre modi d’incontrarsi, il vangelo secondo Gallo.

don_gallo1

… E lui era là, in mezzo agli ultimi.

Era il 4 marzo 2012. Il violino di un rom accompagnava la tromba di un barbone che a malamente si reggeva alla colonna,  insieme suonavano 4 marzo 1943, altri : tossicodipendenti, orfani, malati di mente, extracomunitari, disoccupati, prostitute, transessuali, artisti di strada e gente comune, cantavano ad alta voce, convinti, commossi . Così, Don Andrea Gallo coronava da Genova  il suo personale saluto all’amico Lucio Dalla il giorno del funerale a Bologna . Ancora una volta, l’amore dell’uomo prevaricava l’obbedienza alla gerarchia ecclesiastica. La CEI aveva vietato canzoni nelle chiese il giorno delle esequie. Ma quella mattina la piccola chiesa della comunità San Benedetto a Genova era gremita. La gente, la sua gente, era giunta d’ogni dove dai carugi, dedalo di vicoli nel porto.

Amava dire : ” Il grande evento qual’è? L’incontro. Il fatto che gli uomini, le donne, gli adulti, i giovani, cioè gli esseri umani, si incontrano. Ci sono tre modi di incontrarsi: fare la guerra all’altro, erigere dei muri o dialogare. Dialogare, dal punto di vista etimologico, significa “parlare tra”, cioè tra più persone, e quindi dare la parola all’altro. E allora nasce un confronto che ha per obiettivo, non mi stanco mai di ripeterlo, il bene comune “.

Gallo, quell’incontro lo praticava quotidianamente, stringeva ed abbracciava la sua famiglia ogni giorno. Quella che per anni aveva visto crescere, aveva difeso, protetto. Continua a leggere

Nuove generazioni, vecchi tabù…in Italia.

censura

Ricordo, quando avevo vent’anni, davo la colpa ai cinquant’enni. Oggi che i cinquant’enni di allora sono ottuagenari, i miei coetanei e vicini d’età sembra vogliano perpetuare quell’insaziabile senso di morbosità verso argomenti considerati fastidiosi, inopportuni, quasi al limite dell’immorale. Mi riferisco al tema dell’educazione sessuale e la sua divulgazione sia nei luoghi preposti per diritto, come la famiglia, sia in quelli di formazione come la scuola. E’ di pochi mesi la pubblicazione in Germania, di un manuale per l’educazione sessuale agli adolescenti. “Make Love” questo il titolo del libro scritto a due mani da un’importante sessuologa e una giornalista freelance. Non solo in due mesi ha raggiunto le duecentomila copie vendute ma è stato inserito dal ministero della pubblica istruzione come libro di testo. Il libro racconta il sesso senza vergogna, con un linguaggio sobrio, attraverso un apparato di note di carattere scientifico ed antropologico, partendo dal presupposto che viviamo in un’epoca di invasione pornografica, in rete, alla televisione, nelle riviste, ma di sessualità ne sappiamo davvero poco. A corredo dei testi, fotografie di intimità eterosessuale e omosessuale. Il messaggio di fondo è che nominare in modo appropriato il sesso e tutto quel che gli ruota attorno serve ad aumentare la consapevolezza di sé e degli altri e la capacità di gestire desideri, impulsi, situazioni. Non a caso, più volte viene ripetuta l’indicazione che si deve dire di sì solo quando se ne ha voglia e che non ci si deve mai sentire forzati: il no è sempre legittimo e deve essere rispettato, anche se arriva all’improvviso. Sfogliandolo vi si trovano informazioni utili sui diversi orientamenti sessuali, omosessualità, bisessualità, eterosessualità, con un paragrafo dedicato anche a pratiche come il travestitismo e alla questione della transessualità. Ha poi un focus sulle malattie a trasmissione sessuale come Aids/Hiv, Continua a leggere

Se anche gli alpini dovessero discriminare…

Trovo con rammarico, nel consueto giro di corrispondenza, note che mi amareggiano e in parte scalfiscono quella certezza di aver sempre fatto parte di un corpo, quale gli alpini, dedito alla sostanza delle cose, a fatti concreti  che i suoi appartenenti realizzano grazie alle proprie capacità e al grande spirito sociale volto a privilegiare la collettività e non il singolo individuo. Corpo a cui sento di appartenere con fierezza nonostante la mia diversità. Nessuno, si è mai curato a ragion di statuto di farmi domande sulla vita privata e men che meno di distogliermi da una delle tante azioni di soccorso solo perchè diverso. Le mie braccia son servite come quelle di tanti altri e come recita una doverosa pubblicità progresso, nel momento del bisogno, al malato non interessa sapere quali siano le tue preferenze sessuali.

Detto questo entro nel merito e pubblico con piacere, favorendone una riflessione e discussione, una corrispondenza tra Luca, un amico, scrittore e collega radiofonico e il Direttore dello storico ” Giornale dell’Alpino” Bruno Fasani. A seguire l’articolo dal quale prende spunto la discussione e nel successivo la corrispondenza intercorsa tra Luca e il Direttore, dalla quale ne scaturisce poi la mia amarezza e perplessità.

Grazie per l’attenzione, come sempre !

Bruno

Schermata 2013-04-27 alle 13.21.48

Della pazienza in democrazia

pazienza2

… La pazienza dovrebbero averla gli italiani, poichè i guai sono molti, e la democrazia non ha il passo veloce delle ditatture le quali ” agiscono, è vero, più rapidamente, ma è altrettanto storicamente provato che portano sempre alla catasftrofe”. “La democrazia, oltre le altre virtù, è anche pazienza e impone tolleranza.” Un campagnolo, che ha, come me, l’occhio alla terra, capisce questa regola del crescere e del calare e può vincere l’impazienza meglio di un operaio, che ha tutt’altro spettacolo e tutt’altro ritmo sotto gli occhi. Ma quando sta male, anche il contadino se ne scorda e fa come il malato, che a differenza del medico si sente pesare addosso il tempo e scorge più che una minaccia nel prolungarsi della malattia. Il tempo è Continua a leggere

L’audacia della semplicità.

nils_holger_moormann_designer_design_industrial_hotel_berge_nils_holger_moorman_legno_eco_mobili_ecomobili_8Quando qualcosa, come un comportamento, un’azione, o qualcuno ci appare insolito, in questo mondo di abitudini non fatica ad attrarre il nostro interesse. Tutto, in certe giornate, periodi mi pare così artefatto, e non fatico a credere lo sia veramente. Così, assisto compiaciuto di ciò che accade da qualche settimana nel mondo mediatico. Rifletto e mi domando : ” quanti anni avrebbero impiegato le migliori agenzie specializzate in comunicazione a trovare un testimonial in grado di trasmettere messaggi di contenuto e di immagine in pochi giorni ad un pubblico universale ? Ed ancor meglio, che gli stessi messaggi  fossero accolti da consensi  su scala planetaria ? Credo, opinione personale forse presuntuosa, nessuna. Semplicemente perché, parlo per un pò di esperienza acquisita, ogni nuovo testimonial, personaggio o semplicemente figura di attraversamento temporaneo mediatico, riferito a coloro che diventano conosciuti per il tempo a cui si legano ad un fatto di cronaca o avvenimento, si prepara, si atteggia, si plasma attorno ad un’immagine mirata o pre confezionata. Chi desidera apparire è consapevole a chi vuole arrivare e cosa ottenere. Oggi , un uomo vestito di bianco ha rotto questi schemi ed è arrivato alla mia parte umana ed emozionale in modo diretto, profondo. Papa Francesco, come si dice in gergo, ha bucato il video in centinaia di milioni di famiglie e case. Quando morì Giovanni Paolo II, Continua a leggere

Super eroi senza fama

A volunteer cleans his face near the site of a fire, after fireworks stored in a building exploded in Lagos

Rinchiuso nella tua stanza, quando il mondo pareva troppo grande per esser combattuto, ti affidavi all’ennesimo riascolto del tuo fingerpicker preferito Jeff Beck, le note di blow by blow ti facevano sentire invincibile. L’estasi di osservare per ore un soffitto immobile che tu scambiavi per per galassie di altri mondi era l’emblema del tuo illusorio potere. Quando non era la musica a portarti lontano dalle paure, arrivavano in soccorso loro… bastava allungare la mano e sceglierne uno dal mazzo. Dieci, venti o quanti più…i tuoi supereroi preferiti. I fumetti ti facevan sognare, fughe incredibili, battaglie senza respiro, super poteri, galassie infinite… tutto sembrava magicamente vero. Così siamo cresciuti con questa convinzione, nel mondo reale i supereroi devono per forza essere invincibili, coraggiosi, determinati, ma soprattutto conosciuti, famosi al mondo intero. E’ questo che radio, tv, stampa, agenti di cinema, spettacolo, musica, cercano come manna nel deserto, umani con talento per farne degli eroi mediatici di successo ma soprattutto per raggiungere i budget a fine anno. Eroi d’immagine che condizionano la vita dei nostri figli e ne plagiano il modo d’essere, di vestire, di parlare, muoversi o altro. Poi un giorno, più o meno volontariamente, Continua a leggere

” Fate la cosa giusta ! “

58219_279849958807573_234253903_nE’ in giornate come questa, piovose e terribilmente invernali che si apprezza una buona lettura e delle riflessioni in generale. Nel preparare il servizio per il GR di lunedi, che ha avrà come tema, l’eccessivo rigore delle forze dell’ordine nella sfera del privato, ho pensato proprio a loro. E a chi, in questo vuoto morale e sociale, realmente ha cercato di tradurre in azioni pensieri a loro destinati. Dall’elenco non poteva sfuggirmi Giovanni Paolo II, amato ed apprezzato da giovani di tutto il mondo. Ho riletto con piacere il suo discorso pronunciato nel 1984 davanti a giovani arrivati da ogni dove per il Giubileo della Redenzione.

Il Papa li esortava con enfasi con questa frase : Fate la cosa giusta !. I giovani sono chiamati a combattere le storture del mondo, offrendo agli adulti l’audacia e l’energia del proprio senso critico. Questo è il ruolo che appartiene ai giovani. Continua a leggere