La dignità suona con una corda sola. Armonie che per i più attenti colpiscono dritte al cuore.

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Stamattina Simone dormiva sotto il mio portone. Se non avessi saputo che sotto quelle coperte sporche e sottili si nascondeva il mio amico, avrei sicuramente guardato dall’altro lato della via e sarei stata sola con i miei pensieri.
Ma Simone era lì. La sua sagoma piccola e minuta si scorgeva solo perché qualche movimento la rendeva viva. Al mio saluto, prima ha borbottato e poi , come se il mattino l’avesse inavvertitamente attraversato, mi ha guardato. Gli occhi felici di vedermi, senza la cupezza che gli riconosco appena incomincia a bere dal cartone, la voce abbastanza chiara da dirmi che tutto andava bene e la neve non l’aveva disturbato più di tanto.
LA BORSA DI PLASTICA CON LE COPERTE. E, accanto a lui, il suo bagaglio di cose regalate e trovate, sorprese nei cassonetti. La borsetta di plastica con dentro le sue coperte e le scarpe grosse, per quando non li senti più i piedi, un pezzo di pane per quando non trovi niente e forse non hai neanche voglia di quello. Tutto da nascondere dietro ai cespugli perché nessuno, ma proprio nessuno li trovi ,così da essere sicuro di avere qualcosa di tuo, in un angolo di mondo solo per le tue mani.
La gente passava, lo guardava e mi guardava con uno sguardo che nega ogni possibilità di esistere e di far rumore. Simone si fa guardare, ma non lo vogliono vedere: sarà che non rientra nelle nostre vite, nelle nostre famiglie apparentemente felici e nella stupidità che fa sì che un uomo lo si debba aiutare solo se non puzza e non ha i geloni sulle man, il freddo che lo attanaglia da anni.

BARBUTO, GOBBO E VITTIMA DEL FREDDO. Le sue nocche oramai sono diventate rosa pallido, il gelo ustiona come ustiona la sua immagine: barbuta, gobba, nauseante. Una volta mi ha raccontato di gente che ha abitato nella sua vita: non lo so, potrebbe essere vero, oppure potrebbe essere solo il desiderio di sapere che qualcuno, un giorno lo ha amato. La sua vita la passa seduto sui marciapiedi, senza chiedere nulla.

La voglia di non chiedere nulla

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Anche la Disney si adegua all’intramontabile bigottismo “Made in Italy”

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Nutrivo speranze all’inizio del nuovo secolo, ( io appartengo al precedente) di veder ammorbidito o quanto meno in fase di evoluzione, quel pruriginoso fastidio all’utilizzo della parola “sesso”nel mio bel Paese. Mera illusione. Quanto scrivo l’avevo previsto durante il mio soggiorno a New York e citato durante una corrispondenza radiofonica. Big Apple era tappezzata di poster giganteschi e negozi o coffee center invasi da gadgets della nuova produzione Disney, dal titolo :Moana.

Ho nutrito la saggia percezione che in Italia al movie avrebbero sostituito il nome. Non ho dovuto attendere molto. I trailers pubblicizzano il film col nome : Oceania. Davvero imbarazzante anche se da sbellicarsi.

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Il papa degli ultimi . Libere opinioni.

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Gesù Cristo ha detto cose grandi in modo così semplice che sembra non le abbia pensate, ma in modo così preciso che è chiaro che le ha pensate. Questa chiarezza e questa semplicità insieme sono ammirevoli.

È il pensiero di Blaise Pascal e trovo rifletta il pensiero dogmatico di Papa Francesco. Le righe che sto per scrivere ho la certezza , faranno storcere il naso a molti ma altrettanti ne condivideranno l‘opinione. Sono credente, cristiano e cattolico, praticante mutevole secondo età e purtroppo necessità. Ho avuto, come tanti, essendo nato nel secolo scorso e nel boom degli anni sessanta democristiani, una assidua frequentazione degli ambienti ecclesiastici per poi, col passare del tempo averne meno ma qualitativamente migliore. Come appassionato di comunicazione e storia vaticana, dal giorno del suo insediamento sul trono di Pietro, seguo l‘attività di questo Papa, come pure le azioni dell‘esercito catto–integralista sempre più agguerrito che ne critica le gesta. Continua a leggere

Quello che c’è sotto il cielo.

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Fermati a quello che c’è sotto il cielo.

Gli astri, lasciali ruotare lassù.

Non può bastarti un filo d’erba e d’acqua, il vento,

questo miracolo del vento tra i pini,

le fiamme dei falò che divampano

e i rami spezzati che diventano

purpurei, friabili, di cenere,

questo immenso miracolo del fuoco,

le nuvole, le rose, le api,

i corpi che si cercano con non meno

luce in sé che le albe… ti sembra poco ?

Giuseppe Conte – Poesie

 

 

Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non sanno volare…

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Osservo le onde approdare alla sabbia, trascinando micro organismi che ne modificano la quiete, la barriera corallina li preserva dalle oscure profondità quanto la mia serenità protegge da schegge impazzite, involucri e persone senza senso. Altri trecentosessantacinque giorni, ore, minuti, secondi … di speranza, follia, oblio, riso, pianto e raggi di sole dopo la tempesta. Può il creato esplodere quando ritieni la sua perfezione sigillo di un’opera finita? Sì. Non solo è possibile ma è accaduto, accade. Continua a leggere

Mirrors

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La pioggia cade incessante, quasi a scandire il lento trascorrere del tempo, rallentando ancor di più il progressivo meccanismo delle lancette dell’orologio al polso l’unico, a percepire qualcosa che batta in un corpo privato di qualunque stimolo. La gente per strada al di là del vetro cammina, ignara delle sferzate di vento e acqua; abitudini. Suoni ovattati mi avvolgono nella sala da pranzo del ristorante, per lo più colloqui gentili tra coppie non più giovani e turisti borghesi circondati da pacchi frutto di shopping sfrenato. Per una volta vorrei che anche le giovani e bellissime cameriere dimenticassero il senso del dovere e prendessero del tempo per servirmi affinché possa godere di questa introspezione. Alla mia sinistra una parete valorizzata da un grande specchio d’epoca, riflette la mia immagine corrodendone i contorni quasi a renderne reale il valore degli anni. Gli specchi sono come l’anima, se non li osservi non ti scrutano, e continui ignaro l’istante che stai vivendo ma se osi fissarli allora ne accetti le conseguenze. Se l’umore è alle stelle l’aspetto estetico ne prende il sopravvento ma quando accusi un down precipiti in un tunnel, seduto in un veicolo a grande velocità sfrecciando nell’autostrada della vita, cogli gli attimi migliori ma sbatti anche nei vicoli bui percorsi faticando a trovarne l’uscita. Continua a leggere

Quando l’amore diviene obsoleto

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Sempre più spesso accade di ascoltare da amici o amiche sparsi nel mondo, vivere relazioni e matrimoni della durata di un soffio o ingiallite e galleggianti in una palude di indifferenza reciproca. Facilmente, nel primo caso, l’assunzione di responsabilità o consapevolezza di aver intrapreso un percorso condiviso è considerato un optional, nel secondo l’incertezza di un nuovo futuro o la falsa giustificazione di causare dolo al partner rendono infinito il tempo dell’addio. Ma in ognuna di queste situazioni non è così difficile, anzi direi ordinario, ascoltare affermazioni o confidenze che rilevano quanto molte volte, si sia omesso di esternare senza timore il proprio amore o semplicemente ricordarlo a chi condivide la nostra vita. Una valanga di “se avessi detto; se avessi potuto dire; se mi fossi ricordato ecc.” eruttano traducendo pensieri che prima erano nel deposito del nostro emisfero affettivo. Cerchiamo sempre l’alchimia della felicità pensando, forse erroneamente, sia qualcosa di introvabile o troppo complessa per la nostra conoscenza, in realtà parrebbe più semplice di quanto supposto. Ogni tanto rientrando a casa, basterebbe ricordare alla persona che amiamo, quanto essa sia per noi ancora importante, salutarla con un abbraccio convinto; farle dei complimenti in privato ma anche quando siamo in mezzo agli altri; sovvertire di tanto in tanto le regole a scapito delle formali ricorrenze e ricordarsi con un pensiero o un’azione, chi vive accanto a noi … e molto altro ancora senza per questo andare sulla luna. Su questo tema immagino situazioni paragonabili al periodo dell’infanzia, molte volte proprio questi comportamenti infantili incidono brutalmente la parola fine ad una storia d’amore destinata invece ad un lungo percorso.

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Il supremo coraggio dell’amore

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Dammi il supremo coraggio dell’amore,

questa è la mia preghiera:

di agire,

di soffrire,

di lasciare tutte le cose o di essere lasciato solo.

Temperami con incarichi rischiosi,

onorami con il dolore,

e aiutami a rialzarmi ogni volta che cadrò.

Dammi la suprema certezza nell’amore,

questa è la mia preghiera,

la certezza che appartiene alla vita nella morte,

alla vittoria nella sconfitta,

alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,

a quella dignità nel dolore,

che accetta l’offesa ma disdegna di ripagarla con l’offesa.

Dammi la forza di Amare sempre e ad ogni costo.

K. GIBRAN

 

Non potho reposare … Andrea, sempre tra noi

” E ruberei il sole e le stelle e foggerei un mondo bellissimo per te ” … un canto d’amore che rievoca suoni, colori, magie ed emozioni che una delle più belle regioni della nostra Italia regala : la Sardegna. Ho colto però quest’ode quale segno per ricordare due grandi artisti del panorama della musica italiana, oramai scomparsi. Il primo, un amico, Andrea Parodi, voce unica con la quale ha portato in Italia e nel mondo la sua terra . “la sua voce suscita emozioni che raggiungono la profondità dell’anima ” (A.DI MEOLA) ed è proprio vero, ascoltarlo cantare significava avere brividi e viaggiare in sensazioni uniche sia che lo facesse da un palco o ad una tavola tra amici. Continua a leggere

E’ là che hai bisogno di andare …

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“Entrare nella grotta della meditazione dovrebbe rappresentare ogni giorno un momento di comunione con Dio, ma negli ultimi tempi mi ci sono avventurata con molte esitazioni, restia come la mia cagna quando entrava nello studio del veterinario (sapeva che, indipendentemente dall’amicizia che le veniva dimostrata, avrebbe finito con il sentire la dolorosa puntura di un ago). Dopo la mia ultima conversazione con Richard il texano, però, sono decisa a tentare un nuovo approccio. Mi siedo a meditare e dico alla mia mente : Capisco che tu sia spaventata. Ma non sto cercando di annientarti, davvero. Desidero solo darti un posto dove riposare. Ti voglio bene. L’altro giorno un monaco mi ha detto :

Il posto dove la mente riposa è il cuore . La mente sente tutto il giorno frastuono di campane, rumore e discussioni, e invece vuole solo tranquillità. Il luogo dove la mente troverà pace è il silenzio del cuore. E là che hai bisogno di andare. 

Sto provando anche un mantra diverso. E’ un mantra con cui ho avuto fortuna in passato. E’ semplice, solo due sillabe : Ham-sa. In sanscrito significa “Io sono quello” Gli yogi dicono che Ham-sa è il mantra più naturale, quello che riceviamo tutti da Dio prima della nascita. E’ il suono del nostro stesso respiro. Ham quando si inspira, sa quando si espira. Ogni volta che respiriamo e espiriamo, per tutta la vita, ripetiamo questo mantra. Io sono Quello. Sono divino, sono con Dio, sono un’espressione di Dio, non sono un’entità separata, non sono sola, non sono la limitata illusione di un individuo. Ho sempre trovato Ham-sa facile e riposante, più facile per meditare che non Om Namah Shivaya, il mantra ufficiale di questo yoga. Il monaco dell’altro giorno mi ha detto di usare pure Ham-sa, se aiuta la mia meditazione. Mi ha detto : Meditare provoca comunque una rivoluzione nella tua mente. E così oggi me ne starò qui seduta con Ham-sa.

Dialoghi da MANGIA PREGA AMA di Elizabeth Gilbert