**Disintossicarsi volontariamente produce sempre effetti positivi sulla mente. È ciò che ho fatto dall’estate scorsa rispetto all’ambiente social-mediatico. Ne ho avvertito la mancanza? Forse, nei primi giorni. Con il passare delle settimane, però, essermi distaccato dall’infodemia generata da siti di informazione, talk televisivi e post di ogni genere sui social mi ha restituito tempo prezioso, affievolendo quella compulsiva necessità di esserci, come se potessi perdermi qualcosa di importante o strategico, capace di farmi sentire fuori dal mondo.
Nella realtà, tutto e niente è più come l’ho lasciato. Il Paese faro della democrazia occidentale è sopravvissuto all’arrivo di Donald Trump, cancellando dalla vita pubblica l’improvvisata Kamala Harris, mentre i saltimbanchi dell’oligarchia tecnologica e logistica sono elettrizzati dall’essere sempre più vicini al potere politico oltre che economico. I diritti vanno e vengono, a seconda di chi trova conveniente elogiarli o demonizzarli; di certo, abbiamo compreso che non sfamano bocche.
Tornano di moda le deportazioni, mentre ipocritamente si celebra “il Giorno della Memoria”, e chi fu vittima sembra aver perso memoria, perpetrando omicidi e distruzioni di massa. Si continua a prediligere l’informazione sulle pagliacciate a braccio teso piuttosto che informare e risolvere conflitti che hanno provocato – e continuano indisturbati a provocare – centinaia di migliaia di morti, dall’Ucraina a Gaza, per non parlare dell’invisibile Congo.
La violenza non diminuisce neanche a casa nostra, sia nelle metropoli sia nei piccoli centri urbani. Se non fosse per le persone oneste, per gli eroici volontari che suppliscono alle carenze di Comuni, Province, Regioni e Stato in molti settori del sociale, dovremmo dimenticare il significato della parola “orgoglio”. Ma di cosa, realmente, dovremmo essere orgogliosi? Forse, di chi fatica ad arrivare a fine mese e, tenacemente, continua ad ammazzarsi di lavoro – magari anche con due impieghi – per sfamare la famiglia e pagare affitto e bollette.
Dalla scuola allo sport, dalla Chiesa alle Istituzioni, non vi è bagliore di vitalità costruttiva, nessun esempio di positività da cui attingere. Eppure, i social e la televisione si adoperano per edulcorare ogni cosa, tenendo a bada la tentazione di reagire. Ma poi, perché dovremmo reagire? I supermercati sono affollati, B&B, hotel e ristoranti sono quasi sempre sold out, vacanze e weekend sono irrinunciabili, quindi stiamo tutti bene… fino a quando non andiamo al Pronto Soccorso o chiediamo una visita, fino a quando non saliamo su un treno regionale o su un’alta velocità in ritardo, fino a quando non restiamo quotidianamente intrappolati negli ingorghi di tangenziali e autostrade. Solo allora torniamo con i piedi per terra, mentre attorno a noi tutto trema.**