L’Europa si ridesta e scopre una Turchia di regime. Dov’è stata finora ?

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Quando nel 2012, in una stanza d’albergo segreta a 10 km dal Cairo, intervistai Wael Ghonim, rigorosamente  accompagnato dai servizi egiziani, lui, ispiratore, della primavera araba, torturato e tenuto prigioniero trentatré giorni dalla polizia segreta, non avrebbe immaginato che la stessa, come molte altre sorte in quel periodo, non solo sarebbero state dissolte o soffocate, ma che la violenza, i sacrifici e il dolore di centinaia di morti innocenti non sarebbero stati d’esempio per altri cittadini più desiderosi di subire una dittatura che respirare aria di libertà. L’Unione Europea, o meglio dire, i suoi burocrati più che i comuni cittadini, per anni ha steso tappeti rossi esercitando influenze affinché la Turchia di un certo Erdogan, entrasse a pieno titolo nell’Unione;  il patto di adesione, iniziato, accelerato, rallentato molte volte, era oramai cosa fatta, come pure i milioni di euro confluiti allo Stato Turco proprio a fronte del Trattato di pre-adesione e non ultimo, grazie all’illusorio accordo sull’immigrazione. I nostri rappresentanti sedevano accanto a potenziali dittatori ma soprattutto creavano premesse di business, e si sa, il denaro non puzza da qualunque parte provenga. Migliaia le imprese europee ed anche italiane che nell’ultimo decennio hanno trasferito la loro produttività o solo accresciuta in Turchia infischiandosene di politica, diritti umani e democrazia. Gli affari sono affari. Almeno Erdogan non era a pieno titolo nella combriccola, oggi vi sono altri Premier o Capi di Stato rappresentanti democrazie patinate in odor di regime e anche in questo caso l’Europa tace, acconsente, per non sfasciare un’illusorio sogno di grande Stato. Ma torniamo ad Erdogan e il suo progressivo ed inarrestabile svuotamento della democrazia : dalle violentissime repressioni post falso golpe, alle leggi sulla pena capitale, ai matrimoni per le donne bambine, le censure pesantissime sulla libertà di pensiero e stampa , ecc., Oggi a Strasburgo il Parlamento europeo ha “sospeso ” finalmente, i negoziati di adesione. Una decisione ritardata ma indispensabile nel caos geo-politico e strategico attuale. Dal canto suo il dittatore ha subito dichiarato che il voto dell’Europa non ha nessun valore. I Paesi europei non hanno cognizione di causa di cosa significhi vivere al confine e, con il terrorismo. I governanti ex amici non hanno mantenuto nessuna delle promesse pattuite (tranne inviare milioni di euro dei cittadini). Ora, centinaia di aziende italiane, come quelle di altri Stati, si informano disperate su cosa accadrà, su come poter rientrare in Patria senza dover perdere milioni di investimento. Un dolore pari, forse,  a quello di centinaia di operai italiani lasciati senza occupazione quando la propria azienda decise di internazionalizzare trasferendo la produzione in Turchia. Un’onda di populismo e di estremismo radicalizzato si propaga da est a ovest, da nord a sud, fragilità delle democrazie in favore di stabilità autoritaria. E’ veramente questo che i cittadini europei desiderano? Era questo che le migliaia di morti nelle rivoluzioni civili degli ultimi anni credevano di costruire ? I valori, come pure gli ideali sembrano divenuti “vintage”, oggi torna di moda “il mito del bastone”.

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