Anche la Disney si adegua all’intramontabile bigottismo “Made in Italy”

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Nutrivo speranze all’inizio del nuovo secolo, ( io appartengo al precedente) di veder ammorbidito o quanto meno in fase di evoluzione, quel pruriginoso fastidio all’utilizzo della parola “sesso”nel mio bel Paese. Mera illusione. Quanto scrivo l’avevo previsto durante il mio soggiorno a New York e citato durante una corrispondenza radiofonica. Big Apple era tappezzata di poster giganteschi e negozi o coffee center invasi da gadgets della nuova produzione Disney, dal titolo :Moana.

Ho nutrito la saggia percezione che in Italia al movie avrebbero sostituito il nome. Non ho dovuto attendere molto. I trailers pubblicizzano il film col nome : Oceania. Davvero imbarazzante anche se da sbellicarsi.

L’appartenere all’età adulta mi concede di esprimere senza rete l’opinione a riguardo. Ogni qualvolta si debba trattare il tema o anche solo, come in questo caso, richiamare accaldata  memoria, si levano scudi. Viaggiando da 25 anni per il mondo, certifico che, pur facendo parte dell’Unione Europea ove, soprattutto al nord geografico vi siano Paesi rispettosi della libertà umana, in Italia parlare, ad esempio, di prostituzione e quindi collocare ragazze e ragazzi in luoghi sicuri, protetti (anche per i clienti) rispettando le esigenze (esistono dai primordi) e la libertà dell’individuo è un tabù, credo da perfetti idioti, pensando a quanti soldi lo Stato perda anche fiscalmente. Sento le sofferenze dei puritani che iniziano le litanie del : povere ragazze/i “i papponi detti magnaccia” li riducono in schiavitù e compagnia briscola… Perccato pensare che nella realtà ci sono individui, cittadini che scelgono il denaro facile o semplicemente amano fare sesso e scelgono questo senza costrizioni. Basta leggere la pagina annunci dei quotidiani. Non parliamo poi del tema “educazione sessuale nelle scuole”, ero ancora nell’età dell’acne quando il tema era caldo e costava “esilio” a professori progressisti. Non importa se associato a questo tema vi siano ricadute a  problematiche più importanti : malattie infettive, reciproco rispetto del corpo del partner, indicazioni per un piacere maggiore, pericoli di gravidanze non desiderate e questo ricollegato al ben più delicato tema delle interruzioni delle stesse. Ma non solo, pensiamo ai pregiudizi, spiegare le forme e le diversità dei sentimenti, (solo da pochi mesi ci siamo dotati di diritti civili destinati a coppie etero ed LGTB conviventi), suicidi, bullismo, ma soprattutto quel maledetto senso di colpa che prima o poi ha accompagnato ciascuno di noi di fronte alla parola tabù, ricorrente ancora oggi quando magari lontano da sguardi indiscreti navighiamo a vista nell’oceano della rete pornografica. (Chi è senza peccato …) Rido a crepa pelle, perché, fuori dai denti, dico sempre agli amici/e che mi chiedono :”se esiste un inferno l’ho visitato”. Mi spiego. Ho frequentato per lavoro ambienti “up and down” dove il perbenismo veniva ripiegato nei pantaloni o borsette e la lussuria più sfrenata si impadroniva di corpi tenuti nella naftalina dell’ipocrisia. Non esiste professione, ceto sociale, ubicazione geografica che ne sia esclusa.

L’Italia ama fare sesso alla grande ma se ne vergogna. Affranca all’azione (non parlo dell’amore ma dell’atto trasgressivo correlato all’avventura)quanto di più putrido possa esserci, edulcorando con l’immondo rossore del volto la sola citazione di atti, libri, films, fotografie . Individui allo stato laico o religioso non ne sono esenti, il Paese è stracolmo di “lussuriosi” camuffati da capuccetto rosso.  

Il sesso appartiene alla natura umana, non a categorie di individui. Per un laico, ma a quanto pare, purtroppo,  anche per molti religiosi di qualunque fede, ( nascondendosi ai propri fedeli la notte chattano, frequentano locali notturni, dark – rooms, sobborghi di periferia abbandonata per sesso a pagamento) fare sesso deve essere una libertà non soggiogata dal senso di colpa,  unita alla consapevolezza  di esprimere o soddisfare fisiologiche esigenze nel modo che ognuno/a ritiene più opportuno (circoscrivo alle azioni non degeneranti in reati perseguibili e oltre la logica della morale appartenente ad una società di diritto). Una persona che frequenta una/o prostituto/a non è peggiore di un uomo/donna che sotto immacolate camicie bianche ed abiti griffati, o borsette e tacchi a spillo, picchia la moglie o si trastrulla in ipotetici viaggi d’affari con destinazione Rio de Janeiro o peggio ancora Bangkok per inenarrabili avventure, o ancora tradisce il marito/compagno come sorseggiare un drink . Ho il voltastomaco ricordando il puritanesimo democristiano e non solo nel parlamento, durante la mia esperienza romana. Ero in mezzo a loro e mentre ingaggiavano battaglie contro aborto, divorzio, diritti civili e pornografia, si facevano accompagnare da ragazzini/e diciottenni senza pudore; passavano da una segretaria all’altra con disinvoltura pur avendo mogli e figli a casa … ma sono cose risapute e rischio di cadere nella retorica. All’orizzonte non vedo però segnali di inversione di rotta , anche perché le nuove generazioni non hanno accesso ai cambiamenti, sono strumenti di voto di cui ci si ricorda quando serve e pertanto entreranno negli “anta” prima di liberarsi di generazioni ipocrite che hanno coperto il Paese di una patina di ipocrisia, inutile e ridicola. Penso ai minori che si accingono ad andare al cinema e godersi la storia di un’eroina chiamata “Moana” e sorrido. I bambini o adolescenti non erano ancora nati quando l’intelligente e libera Moana, sollecitava i pensieri più torbidi dei loro padri o nonni, gli stessi che oggi subdolamente hanno dissuaso il colosso Disney dall’usare quel nome, troppo vicino alle porte dell’inferno.

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