Solo per profitto ?

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Certo, meno fortunati nati in angoli del mondo e non abbienti avrebbero qualcosa da ridire ma il punto sul quale riflettere è : davvero questa cultura del profitto come unica via di sopravvivenza è quella corretta? Da quasi quindici anni ogni azione dei vari governi punta ad investire solo su progetti ed azioni che debbano avere ritorni economici; le famiglie prediligono, indirizzando quando possono, studi tecnici o economici per i loro figli con la convinzione che tecnologia e finanza rappresentino la sopravvivenza del futuro, garantendo benessere e potere. Ma che genere di società stiamo creando o parzialmente abbiamo già attorno a noi ? Una delle mie filosofe mondiali preferite Martha C. Nussbaum descrive benissimo il mio pensiero in una pagina del suo libro :

Siamo nel bel mezzo di una crisi mondiale dell’istruzione. Le Nazioni sono sempre più attratte dall’idea del profitto; esse i i loro sistemi scolastici, stanno accantonando, in maniera del tutto scriteriata, quei saperi che sono indispensabili a mantenere viva la democrazia. Se questa tendenza si protrarrà, i Paesi di tutto il mondo ben presto produrranno docili macchine anziché cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da sé, criticare la tradizione e comprendere il significato delle sofferenze e delle esigenze delle altre persone.

Ho l’impressione che viviamo in una società che consideri sempre più “l’altro” come oggetto e meno come persona”. Se non abbiamo imparato “dalla scuola” a vedere noi stessi e gli altri come persone innanzitutto, a immaginare le reciproche capacità di pensiero e di emozione, la democrazia stessa è destinata a cadere, perché secondo tradizione essa è costruita sul rispetto e la cura e questi a loro volta sono costruiti sulla capacità di vedere le altre persone come esseri umani, e non come oggetti. In questi lunghi anni di viaggi per il mondo, toccando con mano la realtà di svariati Paesi, storici o emergenti, ho sempre posto attenzione alla reale economia del Paese visitato, e la forte disuguaglianza sociale riscontrata mi portava ad un’opinione oramai radicata nel mio pensiero di società civile. Paesi meno abbienti, a  volte, per risalire la china e crescere economicamente, penalizzano fortemente le proprie risorse umane interne, che nonostante col passare del tempo vedano intorno a sé , grattacieli, fabbriche , autostrade e centri commerciali, sono costrette a lavori sottopagati e con pochi diritti; infatti gli investitori stranieri che insediano le loro fabbriche non lo farebbero se non avessero un gratificante e tangibile beneficio economico. Peccato sia sempre sulla pelle di chi è già in una posizione inferiore.

I governi mondiali ripartiscono sempre meno risorse a scuole ed università per le materie umanistiche, privilegiando a man bassa scienze tecniche ed economiche. Il risultato di queste scelte, non solo affossa una tradizione millenaria ma produce in scala uomini e donne colte ma con diminuita capacità di ragionamento Socratico. Basta leggere le relazioni ad un banale test di assunzione o strutturare una conversazione logica su qualunque argomento di attualità, politica sociale o letteraria. Quando il ragionamento non prevale, le persone ( come accaduto nel corso di questo ventennio), sono facilmente ingannate dalla fama o dal prestigio dell’oratore, o anche da ciò che la cultura del pari impone. Dovrebbe contare invece non lo status dell’oratore ma soltanto la qualità del ragionamento. Credo fermamente che nessuno di noi possa dirsi estraneo a questa interdipendenza sociale globale. Stiamo divenendo vittime del sistema. L’economia globale ci lega tutti a vite lontane: le nostre decisioni più semplici, ad esempio come consumatori, toccano i livelli di vita di persone, nei paesi più distanti che sono coinvolte nella produzione di ciò che noi usiamo.

Le nostre esistenze quotidiane premono sull’ambiente globale. E’da irresponsabili nascondere la testa nella sabbia, ignorando i molti nodi in cui noi influiamo, tutti i giorni sulle vite di persone lontane. L’istruzione, allora, dovrebbe prepararci tutti a prendere parte attiva alla discussione su tali problematiche , a considerarci come cittadini del mondo, anziché semplicemente come italiani, americani, indiani o europei.

I classici letterari sono sempre stata la via più semplice per l’accesso alla libertà personale, e sono state e sono tutt’ora  le prime vittime dei sistemi totalitari.

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