Ma per la Clinton la partita è ancora aperta.

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Oggi torno alla passione politica verso le presidenziali americane di cui da anni sono appassionato studioso con una parentesi di collaborazione attiva nel 2008 nel famoso duello Clinton vs. Obama. Qui un’analisi controcorrente ben redatta dal The Wall Street Journal e tradotta da MilanoFinanza. Da anni molti attori del sistema politico americano sperano in silenzio che il ruolo immenso di due piccoli e pittoreschi Stati, Iowa e New Hampshire, nella scelta dei candidati presidenziali possa essere ridotto. Forse questo è l’anno in cui il desiderio si è avverato. Dopo i risultati delle primarie del New Hampshire, ciò che colpisce è quanto poco questi due Stati, proprio quelli che spesso lanciano nuovi favoriti e fanno scendere dal piedistallo i leader, siano stati decisivi.

Donald Trump ha vinto le primarie repubblicane nel New Hampshire in maniera convincente e lascia lo Stato da leader indiscusso e in ascesa. Tuttavia, non esiste un’unica alternativa a lui, ma piuttosto un groviglio di quattro candidati di poco in svantaggio che si daranno battaglia. E ora la campagna si sposta in stati in cui i movimenti conservatori e gli evangelici, che hanno negato la vittoria a Trump in Iowa, hanno ancora una forte presa. Il quadro non si è ancora definito.
Per quanto riguarda il Partito Democratico, il senatore del Vermont Bernie Sanders ha ottenuto una vittoria impressionante, che farà tremare i molti leader di partito che volevano che l’ex segretario di stato Hillary Clinton veleggiasse imperturbabile e ben finanziata verso la nomination. Ma adesso la corsa si sposta in due stati, Nevada e Carolina del Sud, in cui i principali sostenitori, giovani elettori e liberali bianchi e ben istruiti, hanno sempre meno importanza, cedendo il passo a un immenso contingente di ispanici e afroamericani che rappresentano contestualmente la forza e il tallone d’Achille della Clinton.
Così gli elettori americani ora hanno tutte le ragioni per pensare di avere, anche loro, voce in capitolo nella decisione di queste nomine. Cinque, forse sei, candidati repubblicani si scontreranno. I nomi Kasich, Cruz, Rubio, Bush e Trump, e forse Christie, saranno legati per almeno qualche altra settimana ancora.
Tra i democratici, Sanders ha umiliato il candidato un tempo favorito ed è emerso con due attributi che tanti altri nuovi sfidanti non hanno avuto: una base naturale di sostegno e un importante conto in banca. Quindi i giochi sono ancora aperti. Naturalmente, la storia non può essere totalmente ignorata, specialmente quando si tratta di Iowa e New Hampshire. Nessun candidato ha perso entrambi gli Stati ed è andato a vincere la nomination dai tempi di Bill Clinton nel 1992. Ciò significa che il senatore Ted Cruz, che ha vinto in Iowa, e Trump, dopo il risultato in New Hampshire, hanno un vantaggio, e Sanders e Clinton sono entrambi in gioco, se la storia ci ha insegnato qualcosa.
Ma questo è un ciclo elettorale che ha già mostrato poco o nessun rispetto per le tradizioni e i precedenti, e non c’è motivo di pensare che l’ordine tradizionale venga ripristinato proprio ora. A questo punto, è meglio guardare a ciò che il New Hampshire ha potuto dire in termini di punti di forza e vulnerabilità relativa su ognuno dei campi.
Chi continua a dubitare della forza di Trump dovrà valutare con grande attenzione la diffusione del suo sostegno trasversale a tutte le tipologie di linee demografiche nel New Hampshire. Gli exit poll hanno mostrato che se l’è cavata bene con moderati e conservatori e, per essere uno la cui ideologia è trattata con diffidenza da molti nella destra repubblicana, ha fatto sorprendentemente bene tra gli elettori molto conservatori. Inoltre è andato bene in tutte le fasce di età, eccezion fatta per i più anziani. Continua a trovare maggiormente il favore degli elettori dell’Elefante senza un’istruzione universitaria, e vola tra quelli che ritengono che l’immigrazione sia la questione principale sul tavolo, ma ciò che più colpisce è il modo in cui il suo sostegno si estenda a tutto l’elettorato del Grande Vecchio Partito. E ne beneficerà finché gli anti-Trump resteranno divisi tra più sfidanti.
D’altra parte, è questo il suo problema e la breccia per i quattro candidati raggruppati poco dietro di lui. Sempre in New Hampshire, Trump non è andato così bene tra gli indecisi come tra i già schierati. Molti non allineati hanno riferito di aver optato per Kasich; il blocco più ampio di sostenitori di Trump è costituito da coloro che hanno deciso più di un mese fa. Quindi nel New Hampshire, come in Iowa, si è potuto capire che lo zoccolo duro di Trump è molto fedele, ma anche che il miliardario potrebbe non essere riuscito a espandere questa base nel corso della campagna.Una dinamica simile emerge tra i democratici all’indomani delle primarie in New Hampshire. Gli exit poll hanno portato alla luce poco movimento tra gli elettori democratici nonostante la campagna impetuosa e il plateale dibattito tra Sanders e Clinton. È stata rilevata poca differenza tra chi si era già schierato e chi ha deciso più tardi, mentre il sostegno a Sanders, come quello a Trump, è stato solido sin dall’inizio.
La scoperta preoccupante per Bernie e incoraggiante per la Clinton è quanto di questo sostegno derivi dagli elettori del New Hampshire che si definiscono indipendenti. Invece, l’ex segretario di Stato è andata bene anche tra i democratici tradizionali e la sua candidatura dipende dalla corrente principale del partito che sta iniziando a virare verso di lei.

Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal http://www.wsj.com/articles/sanders-and-trump-win-big-but-leave-their-races-unsettled-1455075444?mod=MFlink1

Fonte : The Wall Street Journal and MilanoFinanza (A.R.)

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