Idee e valori che portano a rischiare la vita.

valori

E’ ancora vivido il ricordo di quella striscia di terra in cui l’elemento più sfacciato è l’odio. Mi trovavo in Israele, a Gerusalemme, e come un pendolare facevo spola tra Israeliani e Palestinesi nella striscia di Gaza. Ero lì per appropriami di interiorità ed elementi storici necessari alla stesura della mia tesi “Caratterizzazione e radici del conflitto Arabo-Israeliano”, non solo, in quei momenti conservavo gelosamente nel bagaglio valori come l’approfondimento di amicizie, la curiosità di immersioni in nuove culture con le quali confrontarmi attingendo spunti per modellare l’uomo che sarei divenuto; la ricerca delle origini dell’odio, sentimento a me sconosciuto ed anche, come  credente, le ragioni profonde generatici di conflitti portatori di tragedie e morte senza limiti di età. Ecco perché non posso esser scosso da crimini assurdi come quelli di Giulio Regeni o di Valeria Solesin. Giovani italiani affrancati da motivazioni interiori inebrianti, sospinti dall’istinto del fare, dell’agire in nome della realizzazione di un’identità estranea alle masse violente e integraliste, identità con visioni sociali e poco egoistiche. Il tempo non trattiene le proprie lancette neppure in un mondo iper tecnologico anzi, nell’accelerato avanzare del progresso anche le radici e le identità, soprattutto quelle più radicali di certi popoli o masse di credenti, hanno rafforzato le proprie ideologie conservatrici. Abbiamo assistito nell’ultimo decennio ad un’involuzione di valori, all’affermazione insidiosa e subdola di uomini e donne che, approfittando di miserabili e di certo discutibili condizioni primarie di vita, come un cavallo di Troia, sono filtrate, insediate e a volte impossessate della nostra cultura occidentale. Cultura certamente imperfetta ma permeata di democrazia, conquistata con anni di sanguinose guerre, e di una libertà dell’individuo, impercettibile in altre realtà geografiche.Può sembrare demagogia ma chi ha conosciuto l’altra faccia della medaglia non può evitare confronti, oggi ahimè non certo positivi. Ritengo di essere sereno quando affermo che non si possa fare di tutta l’erba un fascio, è vero ! Ma sorrido desolato quando sento parlare o leggo di Islam moderato. Non è la minoranza che sospinge le masse e con esse il potere. In un saggio sulle masse il premio Nobel  Elias Canetti afferma :” La massa naturale è massa aperta ; non c’è limite alla sua crescita. Essa non riconosce case, né porte, né serrature ; chiunque si chiuda dinnanzi a lei le appare sospetto. La massa aperta esiste fin tanto che cresce. Questi popoli sono masse; masse perché unite non solo dall’infausto giogo di dittature ma anche dal credo, unico vero riferimento al quale consegnare speranze di un’esistenza migliore. Una qualità tipica delle masse di questi popoli  è quella di voler sempre crescere e per la sua stessa natura non vi è limite alla crescita. Penso a quanti di voi contrappongono alla mia tesi il fatto che oggi le masse in crescendo non sono certo quelle dei poveri e diseredati, delle centinaia di migliaia di profughi che si riversano nel nostro continente ma bensì masse di figli benestanti, laureati e cresciuti nella nostra cultura; certo, ma sono animati da vendetta, da un odio generato dall’apprendimento della storia passata, quella che li ha sempre visti in condizioni miserabili, di classe e di regime. Astio profondo per quel nauseabondo senso di superiorità che la nostra cultura ha sempre espresso riguardo la loro ma soprattutto per quel tangibile parallelismo esecutivo nel concedere loro ospitalità in cambio di mansioni delle peggior specie e ormai inaccettabili dai nostri figli.  Mi era palpabile quella loro insensibilità, quel loro sogghigno e quella sfida percettibile a non voler esser ricambiati nello sguardo. Non ho mai visto, pur cercandola, una chiesa cristiana eppure pensavo, nel mio Paese le istituzioni locali fanno a gara per costruire loro moschee come prova tangibile di democrazia aperta e rispetto della libera professione di fede. Non esitavano ad invitarmi ad uscire dai caffè, quando era il momento della recita del Salat, soprattutto quella più importante del venerdì a mezzogiorno , quando riecheggiava la voce del Muezzin dai Minareti o dalle Moschee. Avevo costantemente la percezione che il loro fine era lo scambio impàri, giungere ad un business indipendentemente dalla natura e dal fine dello stesso. L’impressione che il raggiro fosse sempre dietro l’angolo, come pure il timore di trovarsi solo in mezzo a tanti, perché ciò incuteva ansia era proprio il senso che fossero uniti, appunto massa. Non è un caso che dopo trentacinque anni di viaggi nel mondo, gli amici provenienti da quelle aree geografiche li possa contare sulla punta delle dita. Fui al Cairo ed altre città sul finire del 2010 ed ebbi incontri con ricercatori e professori universitari locali. Stavo raccogliendo materiale per servizi sul malumore crescendo della popolazione nei confronti di Mubarak, il cui regime durava da un trentennio ma anche, sul preoccupante odio di alcuni cittadini di fede mussulmana contro le comunità ortodosse e cristiane. Vidi con i miei occhi assembramenti di persone picchiarsi fino all’arrivo della polizia, e ancora palazzi o vie dove i fori dei proiettili o saracinesche sfondate erano segni tangibili di azioni mirate. Passarono pochi mesi e a gennaio del 2011 un trentenne che ebbi la fortuna di intervistare tre anni dopo in incognito, Wael Ghonim diede origine ad una massa naturale ispirante una delle più grandi rivolte della storia egiziana definita poi “primavera araba“. Fu l’ultima volta che misi piede in quelle aree del Mondo, ma da quel momento iniziò anche un’inarrestabile migrazione verso l’Europa frutto delle varie “primavere” di cui furono investiti i regimi di Paesi confinanti. Disordini e guerre in Siria, Cisgiordania, Tunisia, Libia, Algeria… forse sull’onda anomala di quegli spostamenti di massa, la grande finanza mussulmana, ormai radicata ovunque nel mondo, ha ritenuto giunto il momento di riequilibrare o capovolgere la storia dei popoli. Nasce lo Stato Islamico, gli orrori di attentati suicidi raccapriccianti sull’onda dei quali si autoalimenta la pubblicità ed accresce la massa. Destabilizzazione è la parola d’ordine. Distruggere le democrazie del peccato e soggiogare religioni da sempre ritenute nemiche dell’Islam i cui credenti non son che masse di infedeli.  Tutto ciò accade in un momento in cui altrettante masse di ragazzi, padri, madri occidentali, circolano liberamente tra Paesi alla ricerca di nuove speranze, oppressi da una crisi economica che non risparmia nessuno, Ragazzi che, incuranti e impermeabili a parole come odio e discriminazioni approfittano di programmi universitari, borse di studio e offerte di lavoro per conoscere, approfondire, confrontarsi e costruire amicizie e culture più poliedriche e affrancabili alla realtà odierna. Ragazzi che credono come pochi in valori essenziali, oggi perlopiù calpestati o sottovalutati. Ucciderli, torturali, seviziarli o sequestrarli non fermerà questa volontà, sapete perché ? Perché come la massa islamica, loro sono parte di una massa silenziosa, compatta e forte di ideali sociali, una massa che non potrà mai morire. Voglio usare frasi a chiusura di Beppe Severgnini dal Corriere di oggi perché esemplificano e amplificano la mia opinione :

…Ma loro, i nuovi italiani, non mollano: informati e curiosi, viaggiano, fanno, disfanno e non disperano. Si rifiutano di considerare un mondo dove gli Stati sono stanze chiuse. Credo che sappiano i rischi che corrono: ma non vedono alternative. 

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