Mirrors

Aqua restaurant bristol_BIG

La pioggia cade incessante, quasi a scandire il lento trascorrere del tempo, rallentando ancor di più il progressivo meccanismo delle lancette dell’orologio al polso l’unico, a percepire qualcosa che batta in un corpo privato di qualunque stimolo. La gente per strada al di là del vetro cammina, ignara delle sferzate di vento e acqua; abitudini. Suoni ovattati mi avvolgono nella sala da pranzo del ristorante, per lo più colloqui gentili tra coppie non più giovani e turisti borghesi circondati da pacchi frutto di shopping sfrenato. Per una volta vorrei che anche le giovani e bellissime cameriere dimenticassero il senso del dovere e prendessero del tempo per servirmi affinché possa godere di questa introspezione. Alla mia sinistra una parete valorizzata da un grande specchio d’epoca, riflette la mia immagine corrodendone i contorni quasi a renderne reale il valore degli anni. Gli specchi sono come l’anima, se non li osservi non ti scrutano, e continui ignaro l’istante che stai vivendo ma se osi fissarli allora ne accetti le conseguenze. Se l’umore è alle stelle l’aspetto estetico ne prende il sopravvento ma quando accusi un down precipiti in un tunnel, seduto in un veicolo a grande velocità sfrecciando nell’autostrada della vita, cogli gli attimi migliori ma sbatti anche nei vicoli bui percorsi faticando a trovarne l’uscita. Mi sento terribilmente indeciso, perfino l’accettare questa conversazione diviene faticoso. Forse è tanto non lo faccio, da troppo non mi sento porre o non voglio pormi domande alle quali attribuire risposte che feriscano ma forse il posto, l’ora o l’atmosfera e la grande tristezza interiore, accetto lasciando che l’immagine riflessa nello specchio mi parli, senza pregiudizi o paura di rompere barriere di fragile intimità . Là fuori un giovane sotto la pioggia lancia in aria palle di gomma meglio di un esperto giocoliere, caratterizzando la scenografia della conversazione e l’immagine dallo specchio inizia a parlarmi :

“da quanto non ricevi un abbraccio, un bacio, una carezza? “,

come una bomba squarcia il luogo in cui esplode, così la domanda implode dentro ma non esito e rispondo ” da troppo tempo “. ” cosa saresti disposto a fare per emozionarti ancora? ” chiede senza scrupoli, ” raccogliere una ad una le stelle del cielo per farne una luce che possa illuminare il sorriso di chi amo” rispondo convinto. ” cosa ti manca? Chiede come fosse un quarto grado tra complici d’intimità? ” l’amore ed un amico vero” . Forse non ha gradito la franchezza, e l’immagine resta lì, fissa a guardarmi senza andare oltre. Poi, quasi infastidita replica ” ma come, hai amici e conoscenti in ogni parte del globo, hai una brillante carriera e ti lamenti pure? “, come in un set attende risposta. ” moltitudine non cancella solitudine” replico. “L’erba del vicino è sempre più verde agli occhi degli altri. Vuoi che ti dica quante camere d’albergo han condiviso istanti della mia vita, caro specchio? Stanze squallide o lussuose, dalle cui mura ho condiviso litigi, risate, telefonate, orgasmi o abbandoni ed ogni volta avrei voluto esser dentro casa mia avvolto dal calore dei miei affetti”, l’immagine resta impassibile, incorniciata, ascolta e non incalza, così la fisso indeciso se proseguire ma continuo : “ci sono amici con cui parli del vino, della squadra sportiva ed altri a cui confidi te stesso, in attesa di raccogliere un abbraccio di speranza o valide conferme o meglio ancora una verbale distruzione di tutte le tue attese…ecco, i primi abbondano i secondi son nascosti, scomparsi o ancora da venire. Weekend che anni fa irrompevano con la forza incontinente di gioia, amore ed emozioni oggi son clessidre di piombo che segnano un tempo interminabile nell’attesa di tornare al lavoro. Ti chiedo, se non avessi sradicato le mie radici divenendo cittadino del mondo, avrei forse saputo coltivare meglio ciò che avevo ? Avrei forse evitato ogni volta di ricostruire rapporti umani in luoghi diversi del globo? “ Fuori piove e anche l’artista di strada se n’è andato sotto l’indifferenza dei passanti. “Tu stai lì, mi fissi e proietti la sofferenza senza essermi d’aiuto, mostra un altro me, magari quello che sorride alla vita … La diffidenza poi cresce col trascorrere degli anni, nel mio caso mi interroga senza sosta : ” sono amici per ciò che sei o per ciò che hai ? ” . Non sempre diviene semplice trovare risposte escludendo amicizie storiche. La voce educata della cameriera mi distoglie dal colloquio, posa annunciando la portata. Fisso il trancio di salmone deluso non vi sia stata risposta alle inquietudini e decido di girarmi un’ultima volta, lo sguardo però vola al soffitto perché so che lei è lì e mi fissa. ” io posso farti vedere ciò che sei e ciò che provi, gli  altri però vedono solo ciò che tu permetti loro di vedere “ . Incasso. Ritorno a fissare un cibo che non mi stimola, come del resto ogni cosa di questa sala… le note di un notturno di Chopin risuonano agli angoli e due addetti accedono un camino, vorrei essere altrove, invece son qui, combattendo l’imbarazzo di occupare un tavolo singolo in un sabato sera affollato, evitando sguardi indiscreti. Non sempre le cose son ciò che sembrano, vale per chiunque, è una legge universale. Consumo velocemente faticando a trattenere lacrime che vorrei sfogassero la loro rabbia e per un’ultima volta giro lo sguardo allo specchio . ” perché cerchi l’amore ? ” non demorde … ” lo cerco perché credo di essere nato per amare ma oggi vivo fuori dal tempo, ho valori miei non trattabili, cerco passione, sincerità, qualcosa che vada oltre il mordi e fuggi di una carnalità sdoganata dagli anni dell’oscurantismo. L’incapacità di andare oltre il divertimento configura problemi che sfociano nell’accettazione dell’insoddisfazione perenne, nella convinzione che esista sempre qualcosa di meglio per cui occorra non fermarsi per apprezzare ciò che si ha. Sì, sono fuori dal tempo, esattamente come quell’immagine che tu raffiguri, un po’ sfuocata, senza sorriso e in cerca di un battito accelerato provocato da emozioni di altri tempi…grazie di questa conversazione. Pago il conto e salgo in camera. Domani è un altro giorno e forse in un altro luogo del mondo.

 

 

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