Disteso sotto un cielo d’azzurro.

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E’ così vicino che quasi pare di toccarlo, limpido, azzurro, intenso, infinito. Ho voluto salire fin quassù per incontrare la mia anima. Solo, senza rumore alcuno, distante da tutto ciò che avrebbe contaminato quei pensieri che sorgono quando l’esigenza di lasciarsi andare diviene prepotenza. Dopo tanto cammino, finalmente eccomi arrivato. Osservo i picchi delle montagne circostanti, la bellezza di una natura ancora intatta. Mi sdraio e resto a fissare il cielo o forse, è lui che scruta me dalla sua onnipotenza. Son qui, disteso sotto un cielo d’azzurro. Chiudo gli occhi ed inizio a pensare a te. Sorrido, e contrariamente agli stolti che nel corso della vita pensano di poter giudicare, decidere, moralizzare, guidare, sensibilizzare, condannare, io penso proprio a te… a te che non sei mai nato. Mi chiedo, che padre sarei mai stato, autoritario, sensibile, affettuoso, conflittuale, competitivo, geloso ? Quello che so e che avrei voluto esserlo. Anche qui, a pochi passi dal cielo come in mezzo ad una folla, non avrei timore di esibire questo mai sopito desiderio di paternità.

Non vado spavaldo di affermarne la negazione per sembrarne appagato no, è una di quelle cose che il parziale resoconto della vita sottrae e non somma. Ed eccomi qui a pensare a te. Forse rosso com’ ero io , pieno di lentiggini,  anche tu oggetto di giocoso scherno nei tuoi giorni di scuola o forse per la vita intera. Alto, basso, magro, cicciottello, loquace, timido, socievole o diffidente… realizzo in pochi minuti quel che avrei idealizzato nel vedere commosso la tua sagoma on line dall’ecografia di tua madre. Magari avresti subito riso di me, svenuto in sala parto, accanto al coraggio di tua madre, ed io cacasotto neanche lì a darti il benvenuto. Mi avresti perdonato però ! Ogni notte avrei atteso il silenzio del sonno per venire alla tua culla, prendere la tua piccolissima mano e riporla nel mio palmo,  per poi darti un bacio sulla fronte… certo, di esser ripagato dalle difficoltà della vita. E ancora penso di vederti avanzare nei giorni, nei mesi, negli anni, trascorrendo insieme momenti indimenticabili. Giornate in cui da soli, io e te, avremmo riso al luna park, applaudito ad un concerto, scalato una montagna o sfiniti, buttati sulla sabbia dopo un’inutile gara di nuoto. Penso se, come me, avresti amato il mondo, le sue genti, culture, tradizioni ma soprattutto se avresti voluto conoscerlo viaggiando, chissà… Sarei stato stupidamente fiero di vederti sedurre una ragazza e conquistarla, oppure teso e imbarazzato il giorno in cui me l’avresti presentata come la “tua”, quella giusta?  Che avrei provato, guardandoti e vedendoti felice ? E nei giorni di difficoltà, di tristezza sarei stato un porto sicuro o sfuggente nei miei immancabili impegni di lavoro? Non so nulla di tutto questo, ma oggi avevo voglia di pensarti, di sapere che ci fossi stato, e ancor di più negli anni a venire, quelli che mi aspettano, colorati a tinte tenue nella tavolozza della vita. Non ti ho voluto ? Non ho potuto ? Domande  inutili perché la vita è ora, non quella passata, non quella futura. Avevo voglia di averti qui, oggi, accanto a me; qui dove il sole splende , dove il cielo è a due passi e sembra chiamare un nome che non c’è… ed io, solo con la mia anima ho reso vero un desiderio incancellabile, poche righe a TE che non sei mai nato.

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