Caro amico ti scrivo: destinazione paradiso.

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Come tante volte in questi 15 anni ho preso un volo, destinazione Varsavia. Ma questa volta non e’il solito viaggio di lavoro e neppure di piacere. Non ci sarai tu ad attendermi, a darmi quelle strette di mano poderose e quell’abbraccio ricco d’affetto e amicizia di benvenuto. Mentre dal finestrino osservo i fotogrammi di Alpi, fiumi e foreste, ogni tanto, ad interrompere l’azzurro limpido del cielo vi è qualche nube bianca ed e’osservando quelle nubi che penso a come deve esser vedere le cose da lassù’, più in alto, dove pensiamo che siano le persone a noi più care. Vado indietro nel tempo e penso agli anni ottanta, io, giovane e ambizioso calato dalla vita in un ruolo troppo grande per quell’eta’: segretario parlamentare. Sereno, spensierato, e con un futuro certo. Tu come tanti altri tuoi connazionali, eri fuggito dalla disperazione, dal coprifuoco, dalla rivoluzione che portò il tuo Paese ad essere poi libero. Mentre io soggiornavo nei cinque stelle, tu dormivi sotto i ponti della nostra Roma. I polacchi erano quelli che ti pulivano il vetro ai semafori. Arrivavano come disperati grazie al pontificato di Papa Woityla. Allora eravate gli ultimi e noi quelli che denigravano, deridevano . Ma nel tuo DNA come in quello di altri del tuo martoriato Paese c’era un elevato livello di dignità e senso della vita. Hai lavorato sodo, fino a farti raggiungere da tua moglie, senza badare alla qualità e alla condizione del lavoro, seppur con una laurea in tasca. Fino al giorno in cui la tua Patria fu pronta ad accoglierti, pronta a consegnarti una libertà mai avuta, quella di cui ogni giorno avresti parlato alle tue figlie. Il tempo scorre inesorabile nella clessidra della vita e venne il giorno in cui le nostre strade e carriere di incontrarono proprio li’, nella tua Terra divenuta poi anche la mia Polonia. Strano destino, ora sono gli Italiani che ti davano del lavavetri a venir a cercar lavoro qui… Quando arrivi per la prima in un Paese straniero per lavoro, cerchi subito uno sguardo amico, un segno che ti induca speranza, ti rincuori, mostrandoti la faccia buona del Paese, poiché trovare ostilità ti segnerebbe dal primo giorno. Avevo il tuo nome, mi avresti aspettato all’uscita dell’aeroporto a Varsavia, proprio come oggi. La tua imponenza si fece minuta grazie a quell’immediato sorriso nel vedermi, la tua stretta di mano mi diede coraggio, la tua educazione e cortesia fece il resto. Da quel giorno non smettemmo mai di frequentarci, di lavorare assiduamente in giornate che non vedevano fine, in ogni paese o città della Polonia. In auto, in treno, in aereo e noi a conoscerci sempre più . Vivevo le gioie, le soddisfazioni e le preoccupazioni della tua famiglia, l’orgoglio che riempiva il tuo essere padre di due meravigliose figlie e tu vivevi con me la mia lontananza dagli affetti anche quelli inesistenti, le mie paure sul lavoro, sui progetti che insieme avremmo realizzato per il tuo Paese ma con lo spirito italiano. Giorno dopo giorno, scoprivo che a Varsavia non avevo trovato un collega ma un amico. Il seme di un’amicizia stava germogliando e avrebbe dato frutti straordinari, quali dovrebbe dare un’amicizia vera. Non mi hai fatto sentire solo una sola volta, come eri solito fare con tutti, anche con me non hai mai dimenticato di preoccuparti se avessi freddo in un clima che non fosse il mio, se avessi tutto ciò che mi serviva, che mangiassi regolarmente. Non hai mai dubitato della mia fiducia, e mi hai protetto in ogni circostanza anche in mezzo a trattative in cui business e politica creavano miscele esplosive e gestirle in un Paese che non è’ il tuo poteva essere una trappola mortale. C’eri anche alle 3 di notte , come un amico vero quando appena trasferito per viverci avevo momenti di disperazione e solitudine o come quando in pieno dicembre venisti a rintracciar mi disperso con la macchina in una foresta sotto una nevicata pazzesca… Eri la mia ombra. quanto c’eri per goderci giornate di pausa e visitare ottime cucine. Da qualche anno ci chiamavamo reciprocamente fratello, perché ci veniva dal cuore, perché le nostre chiacchierate, il nostro confrontarci e aiutarci creava quel l’unione vera e indissolubile che pochi nella vita hanno la fortuna di incontrare. Ho ancora nelle orecchie la tua voce di qualche settimana fa, prima delle tua partenza delle vacanze… Poi d’un tratto una telefonata e scopro che te ne sei andato. Ho cercato un volo , sarei venuto anche a piedi … Come hai potuto ? Allacciò le cinture , tra poco atterro… Ma non sarai li ad aspettarmi fratello, sarai altrove, ma son certo troverò il calore del tuo abbraccio, e sentirò in lontananza la tua voce chiamare il mio nome… Grazie per ciò che mi hai donato, ma soprattutto di esser stato nella mia vita, proprio e forse più di un fratello… Stai sereno, sei in viaggio anche tu… Ma stavolta con destinazione paradiso quello di cui tante volte abbiamo parlato. Ciao Waldemar . Il tuo amico Bruno

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