La libertà dei servi.

servo-e-padroneTrovo un estratto degli scritti di Maurizio Viroli, professore di Teoria politica all’Università di Princeton e di comunicazione politica all’Università della Svizzera italiana, quanto mai reali e plasmabili al sistema politico e sociale nel quale ci muoviamo in questo Paese. Ma ho anche l’impressione che ci vorranno parecchi anni per riuscire a vedere un cambiamento, di certo non lo vedrà la mia generazione. Le radici di questo potere occulto sono ben salde e ramificate in ogni settore della vita politica, economica e sociale. Ogni scatto d’orgoglio è stato smorzato nella sua potenza dirompente e fatto naufragare dagli stessi che a metà del percorso, hanno preferito scelte più facili e meno pericolose. Ma la storia ci insegna che la libertà è un bene prezioso, vitale al respiro dell’esistenza e non vi è stata conquista senza privazioni, sofferenza, martiri ed eroi.

L’italia è un paese libero, se essere liberi, vuol dire che né altri individui né lo Stato ci impediscono di agire come meglio crediamo. Tutti possono scegliere, se ne hanno i mezzi e le capacità, l’attività che vogliono esercitare, dove abitare, esprimere le proprie opinioni, associarsi, votare per un candidato o per un altro, criticare i governanti, educare i figli come ritengono giusto, professare questa o quella religione o non professarne alcuna. Ma se essere cittadini liberi vuol dire non essere sottoposti ad un potere enorme e assolvere i doveri civili, è evidente che gli italiani non possono dirsi liberi; ossia sono sì liberi, ma liberi nel senso della libertà dei sudditi o dei servi. In Italia in fatti si è affermato un potere che non è né arbitrario, né autoritario, né dispotico, né illegittimo, ma è enorme e con la sua stessa esistenza distrugge la libertà dei cittadini. … Non sono certo necessarie molte parole per capire che il denaro non è un fatto privato ma un vero e proprio potere politico. I soldi permettono di distribuire favori, ovvero dei benefici corrisposti non per ragioni o meriti particolari ma perché l’oligarca ritiene che la persona beneficiata lo ricompenserà con la sua “amicizia”, lealtà e perfino devozione. Chi ottiene i favori e sa che li deve al potente e non ai propri meriti, perde immeditaamente, ammesso che l’abbia mai avuta, la mentalità della persona libera e si fa sostenitore del potente sia per la speranza di nuovi favori sia per non perdere quelli acquisiti. Una ricchezza enorme può quindi facilmente trasformarsi in una vasta rete di consenso elettorale. Controllare un partito di persone devote vuol dire essere in grado di conquistare voti, e con i voti l’accesso al potere politico.Gestire un impero mediatico significa in questa società essere in grado di persuadere milioni di persone. A costo di ripetermi: non importa chi sia l’uomo che ha un tale potere; è anche del tutto irrilevante che lo usi bene o male. Il semplice fatto che esiste un potere di tali dimensioni e con tali caratteristiche, trasforma i cittadini in servi.”

Vale davvero la pena di rileggere quanto scriveva Harold Laski a proposito dei magnati che diventano uomini politici : “E’ significativo che in tutta la storia della democrazia parlamentare non ci sia stato in alcun Paese un grande statista che fosse un uomo d’affari. Spesso uomini come Bonar Law in Inghilterra, Loucheur in Francia hanno coperto dei posti elevati, e magari altissimi , ma non si sa che ve ne siano stati i quali siano riusciti ad esercitare sui loro contemporanei l’influsso che esercitarono uomini della statura di Washington, Lincoln, Gladstone, Bismarck, o Cavour. La ragione, io direi, è semplicemente questa, che l’opinione pubblica non ha mai potuto ammettere la pretesa del capitalista di essere il fiduciario dell’interesse pubblico. Essa l’ha sempre considerato per quello che è, come uno specialista nel far denaro, e non ha mai effettivamente creduto che abbia senso di responsabilità fuor dall’ambito ristretto della sua classe. Egli non ha mai considerato la legge come un complesso di principi che stanno al di sopra del gretto interesse che lo concerne, ed ha sempre cercato, con mezzi leciti o illeciti, di farla interpretare ai suoi propri fini. Certo, per la sua strada egli ha dimostrato di essere tutto dedito al suo compito e coscienzioso, e non v’è ragione di dubitare della sua sincerità quando crede che il suo benessere privato combaci col bene pubblico. Quando, come in America, egli ha comprato i giudici, governatori di Stato, e magari i presidenti stessi, l’ha fatto convinto che il renderli pieghevoli strumenti ai suoi fini era per il popolo americano il meglio. Egli si difese nell’unico modo che credeva adatto, perchè egli credeva effettivamente nel suo diritto divino di comandare .” (Harold Laski, Democrazia in crisi)

Maurizio Viroli ( La libertà dei servi)

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