Una campagna elettorale paleolitica

Vi sono caratteristiche del mio Paese di cui sono fiero, orgoglioso che siano diventate patrimonio della cultura universale ed altre purtroppo che mi lasciano alquanto basito procurandomi non poco imbarazzo. La politica è una di esse. Assisto attonito ,in queste settimane, ad un circo collettivo dei “mestieranti” dei vari Palazzi istituzionali italiani. Leggo, per deformazione professionale ogni articolo che li riguardi nella consueta rassegna stampa quotidiana; li ascolto nei tours radiofonici . Li osservo nei talk show televisivi nelle loro performances , come giocolieri della parola, come acrobati affabulatori, funamboli della logica ed illusionisti di immaginifiche speranze nel futuro.La retorica, non quella filosofica, ma bensì quella “de noantri “ accumuna ognuno di loro. Da 40 anni non fanno altro che infarcire campagne elettorali su reciproci insulti e identificazione di colpe per ciò che è stato in precedenza fatto nel Paese, dimenticandosi di osservare ciò che avviene fuori dalla Penisola. Nel mondo le campagne elettorali, lo posso affermare per esperienze sul campo, sono il punto più elevato del contatto con i problemi reali del Paese, con la gente che li vive e che attende soluzioni. L’election time è il momento più rappresentativo della democrazia. circoLa gente comune diviene reale baricentro della scelta e nel corso del periodo ha modo di ascoltare da vicino chi dovrà rappresentarla. I politici, gli statisti, i singoli amministratori, cercano di vivere in simbiosi con il singolo individuo per poterne comprendere le aspettative e coglierne i difetti dei governi precedenti.E’ il momento in cui il popolo sovrano può ascoltare da ogni forza democratica e civile, programmi , valori, e soluzioni ai problemi del proprio Paese. Tutto ciò che non avviene nel mio Paese. Se penso che come cittadino non merito neppure di conoscere a distanza di poche settimane il nome effettivo dei candidati premier, e neppure abbia l’opportunità di ascoltare qualcuno di questi burattini del sistema, che mi dica cosa intende fare per il futuro del Paese, una volta che dovrà rappresentarmi, mi intristisco, anzi mi incazzo proprio. E allora riemergono le perplessità sulla necessità di un voto, conquistato a volte con la vita da italiani che credevano nel valore della democrazia e la voglia di vivere in un Paese nel quale mi riconosca.

lunedì 14 gennaio 2013

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